Calcio
Conte ritorna in Champions League con il Napoli: il Manchester City come prima tappa per riscrivere una storia avara di soddisfazioni europee e da “costruttore” di vittorie…altrui
CONTE CHAMPIONS LEAGUE – “Io ho fatto sei annate in Champions League prendendo squadre che l’anno prima non facevano la Champions. Posso capire che mi si chiedano i miracoli sempre. Però ci sono anche dei fatti che non possono essere tralasciati: in Champions non ti inventi la vittoria“. 18 luglio 2025. Conferenza stampa di presentazione della stagione del Napoli campione d’Italia. Antonio Conte si esprime così nei confronti di chi ha criticato e continua a criticare il suo percorso europeo nella Coppa dalle Grandi Orecchie. Queste parole potrebbero sapere tanto di maniavantismo volto a tutelare sia il suo pedigree europeo che anche quello del Napoli, accomunati dall’apice raggiunto in termini di risultati: sia l’allenatore leccese che gli azzurri non sono mai andati oltre un quarto di finale di Champions League. Quello sopracitato e raggiunto con la Juventus mediante la sfida contro il Bayern Monaco nella stagione 2012-2013 sarebbe anche un buono standard per il tecnico salentino. Tuttavia il feeling con la musichetta della più importante competizione continentale per club è andato scemando nel corso degli anni e delle esperienze.
Conte e le concenti quanto premature eliminazioni in Champions League con la Juve e l’Inter
Già, perché, per dirla quasi “alla Diodato”, fanno rumore le clamorose eliminazioni patite ai gironi e alla guida della Vecchia Signora e dell’Inter già nel lotto delle squadre presenti in Champions League da una stagione. L’estromissione con conseguente retrocessione in Europa League, maturata nell’annata successiva nella “tormenta” di Istanbul contro il Galatasaray, con una squadra “biscudettata” e con un Carlos Tevez e un Fernando Llorente in più fa scalpore, peggio va nel suo biennio nerazzurro. Arriva a Milano creando una squadra a sua immagine e somiglianza. Romelu Lukaku, Nicolò Barella, Diego Godin, Achraf Hakimi e Arturo Vidal sono i fiori all’occhiello di una creatura nata a sua immagine e somiglianza. Eppure il suo rendimento offerto con la Beneamata narra di due esclusioni dopo sei partite. Se quella durante la traiettoria 2019-2020 é giustificabile per la presenza di due squadre più esperte come il Barcellona e il Borussia Dortmund, é senza appello la seguente. L’ultimo posto nel raggruppamento insieme al Borussia Mönchengladbach e Shakhtar Donetsk decretano anzitempo la fine della stagione europea. Non proprio benissimo per una “creatura appena nata”, che poteva essere la “risposta” alla squadra da 10 euro che voleva sedersi in un ristorante da 100 euro.
Conte ci riprova: i ricchi portafogli di Chelsea e Tottenham non fruttano più di due ottavi
A cavallo dell’esperienza interista Conte si concede anche una doppia esperienza in Inghilterra: il Chelsea e il Tottenham sono le sue possibilità di riscatto. Rispetto alle sue esperienze italiane, quelle oltremanica lo riportano quantomeno nella fase a eliminazione diretta del torneo. Dopo aver condotto le due squadre in Champions League, riesce a centrare gli ottavi di finale sia coi Blues che con gli Spurs. Ma da lì non si smuove. La consapevolezza di aver vinto un campionato di Premier League e di disporre di una rosa di ampio respiro grazie agli innesti di Alvaro Morata, Antonio Rudiger e Olivier Giroud su tutti non bastano al suo Chelsea per avere la meglio contro un Barcellona nettamente più forte nella stagione 2017-2018. Nemmeno Richarlison – criticato da Conte – e Cristian Romero, che insieme sono costati 110 milioni di euro permettono al Tottenham di battere il Milan. I rossoneri, allora allenati da Stefano Pioli, mettono a nudo la storica mancanza di abitudine dei londinesi a giocare sotto pressione. Sarà proprio questo uno dei motivi che indurrà Conte a vuotare il sacco: “Qui sono abituati a non giocare per qualcosa di importante. Non vogliono giocare sotto pressione, la storia del Tottenham è questa“. Queste parole, pronunciate a eliminazione già avvenuta e dopo il pareggio contro il Southampton in Premier League, saranno la pietra tombale sulla sua parentesi con gli Spurs.
Conte il “costruttore” che studia da vincitore della Champions League
“Nelle squadre che ho allenato, che ho riportato alla vittoria e da cui sono andato via ho lasciato una struttura che si è presa delle soddisfazioni“. A sintetizzare il contributo che Conte ha dato alla Champions League ci pensa lo stesso allenatore del Napoli durante il primo giorno di ritiro a Dimaro. E, in effetti, la sua ricostruzione non è sbagliata. Eccezion fatta per il Tottenham, già finalista quattro anni prima con Pochettino, la Juventus, l’Inter e il Chelsea spiccano il volo. I bianconeri e i nerazzurri centrano due finali in tre anni. La Vecchia Signora si confronta contro il gotha del calcio spagnolo, rappresentato dal Barcellona e dal Real Madrid. La Beneamata sfida il Manchester City e il PSG. Impressiona, invece, l’exploit degli inglesi. Nel 2021, infatti, arriva la conquista della Coppa dalle Grandi Orecchie: Kai Havertz consegna il trofeo a Thomas Tuchel subentrato nel corso di quell’annata. Questi precedenti ci dicono che Conte è molto bravo nell'”apparecchiare” un lavoro che possa portare frutti in ambito continentale. La voglia di scrollarsi di dosso l’etichetta di allenatore che fa fatica in Champions League è tanta. Passa da grandi imprese europee la consacrazione definitiva come vero totem della panchina. Per riuscire nell’intento, però, è fondamentale passare e imparare attraverso le sfide più dure. “Arriviamo a Manchester con umiltà con lo scudetto sulla maglia. Adesso vogliamo confrontarci in maniera molto umile e capire in che direzione stiamo procedendo“. E quale duello migliore di quello di questa sera contro il City esiste per lui e per il suo Napoli per capire quanto vicini o lontani siano rispetto al tavolo delle grandi d’Europa? Non ci resta che attendere il responso dell’Etihad Stadium.
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