Serie A
Il caso Osimhen è lo specchio del nostro Paese: la giustizia sportiva funziona a maglie alternate
Siamo tutti innamorati del “rumore del pallone che scivola sull’erba”, Spalletti docet. In questi giorni si è parlato tanto dei problemi della Nazionale che rischia di non qualificarsi al Mondiale per la terza volta consecutiva, ci si è chiesti quali fossero i problemi che non riusciamo a risolvere da anni. Al di là dei giocatori, dei CT, del capo delegazione e tutte le variabili della Federazione, ieri il calcio italiano ha perso, per l’ennesima volta, la credibilità nella giustizia sportiva.
Il Gup di Roma ha rinviato a giudizio Aurelio De Laurentiis ed il Napoli per le operazioni legate a Victor Osimhen e Kostas Manolas. Il tutto dopo che, nella scorsa primavera, la procura sportiva aveva deciso di non intervenire nemmeno dopo le intercettazioni e le mail con prove significative sull’illecito compiuto dai tesserati partenopei nelle due operazioni. Chinè per quel periodo ha fatto trascorrere i 30 giorni dal ricevimento dei nuovi documenti, decidendo di non decidere insomma, senza chiedere la riapertura del procedimento archiviato nel 2022.
Lo scenario si intreccia inevitabilmente con ciò che accadde alla Juventus durante l’inchiesta Prisma, condotta anche dal pm Ciro Santoriello, autore della frase ormai celebre: “Sono tifosissimo del Napoli e odio la Juventus”. Stesse dinamiche: un caso archiviato, l’uscita di nuove prove ma con due finali diversi per la giustizia sportiva italiana.
Nel 2020 il Napoli acquista dal Lille Victor Osimhen per 71 milioni di euro e nell’operazione vengono inclusi Karnezis (valutato 5 milioni), Ciro Palmieri (7 milioni), Claudio Manzi (4 milioni) e Luigi Liguori (4 milioni). Peccato che questi ultimi non vestirono mai la maglia dei francesi, anzi gli stessi giocatori dichiararono apertamente in alcune interviste di non avere svolto mai nemmeno le visite mediche. Come può un procuratore federale dichiarare non processabile un’operazione del genere da cui il Napoli ha beneficiato la vittoria di due Scudetti?
Nel 2023 la Juventus viene punita per la violazione dell’art 4, quello della lealtà sportiva, per aver creato un sistema manipolato con le famosissime “plusvalenze”. Plusvalenze che poi dimostrate essere utilizzate da tutte le squadre in Italia, soprattutto senza avere un metro di valutazione “giusto” per tutti. Insomma, una slealtà che non esiste.
Ha più rilevanza sull’economia dei percorsi sportivi di Napoli e Juventus il “caso” Osimhen o la presunzione di aver manipolato un sistema del calciomercato che non esiste? Chissà se mai il procuratore federale Chiné darà mai delle spiegazioni sulla mancata riapertura del processo riguardante il Napoli, la risposta forse la sappiamo già.
Poi ci si lamenta se il nostro sistema calcio sia nel degrado più totale, quando le prime crepe arrivano anche, e soprattutto, dalla giustizia sportiva facendo figli e figliastri: se indossi una maglia accadono delle cose, se indossi le altre succede completamente l’opposto nelle stesse situazioni. È sempre bello sentire quel “rumore del pallone che scivola sull’erba”, ma così quel pallone si sgonfia piano piano spegnendo la credibilità di un calcio pulito.
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