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Serie A

Fabregas: “Futuro? Sono felice a Como, ma mai dire mai”

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Fabregas Como
Cesc Fabregas (foto di Maurizio Valletta)

L’allenatore dei lariani Cesc Fabregas ha rilasciato una lunga intervista a La provincia di Como in cui ha parlato a lungo problemi del calcio italiano, della nazionale, del far giocare i giovani e di come il progetto e l’ambiente Como siano una realtà speciale. Per il futuro il tecnico spagnolo non chiude le porte a niente, ma si dice felice

I problemi della Serie A e della Nazionale

SERIE A: “La Serie A ha un bell’appeal, se sono in giro per l’Europa non ho difficoltà a vedere le sue partite, sono sempre teletrasmesse. E’ sempre la Serie A. Certo, dopo 25’ la Norvegia ha cambiato assetto e per l’Italia è stata dura

ESPERIENZA IN PRIMAVERA: “Posso fare il paragone con quello che succede in Spagna, dove c’è una vera ossessione nel portare giocatori del settore giovanile in prima squadra e formarli per la Nazionale. In Italia succede meno. Quando andai ad allenare la primavera, trovai una squadra allestita in maniera non equilibrata nei ruoli. Allora decisi di portare subito due ragazzi dalla Under 16 alla Primavera perché valevano. Ma quella decisione aveva fatto scalpore, perché far saltare i passi non era ritenuto opportuno. Ecco, in questo il calcio italiano deve progredire

I giovani secondo Fabregas

FARLI GIOCARE: “Io ci punto molto ma vedo che qualcosa si sta muovendo anche in Italia, vedo squadre, come l’Atalanta, che da anni ci riescono, ma è vero che noi al Como ci proviamo di più. Se fate il confronto tra noi e il Lecce sul minutaggio dei giovani credo che siamo 1300 contro 3000. A Napoli avevamo in campo cinque giocatori di vent’anni. Non è banale

RAPPORTO: “Con i giovani devo essere più asfissiante. Poi dipende dal carattere dei giocatori. E’ capitato che dopo due partite uno mi chiedesse perché non giocava. Sono decisioni da gestire. Però tutti devono remare dalla stessa parte. Anche un solo uomo che ha dentro di sé delle negatività, può trasmetterle a tutto il gruppo e diventa un problema di tutti

CANTERA: “Io credo che il prossimo step sia quello di pensare alla cantera, di avere ragazzi passati dal settore giovanile alla prima squadra. Questo è un obiettivo ma anche un cruccio di Mirwan. Vorrebbe più italiani in squadra. Ma ci arriveremo, piano piano. Questo progetto mi affascina

Allenatori in Italia

ALLENATORI: “Mi piace molto Italiano per il coraggio, Gasperini per il gioco e la mentalità, Chivu sta facendo molto bene. Il mio compagno di corso Pisacane? Che ridere. Lo apprezzo molto, ha delle belle idee propositive, ma a Como è stato molto prudente. Ci abbiamo scherzato su dopo

CONTE: “Un grande. Mi piace molto. Ma che fatica con i suoi allenamenti al Chelsea. Alla fine della sessione mi dovevo appoggiare a un compagno perché stavo svenendo alla fatica

ALLEGRI: “Il suo calcio è molto semplice, lo dice spesso. Lo dice e lo fa. Ha una sua idea ed è bravo a svilupparla

STAFF: “Quando avevo iniziato eravamo io, Ludi e Suwarso, facevamo tutto noi tre. C’erano tanti compiti da fare, ce li dividevamo. Adesso abbiamo costruito uno staff importante. Per me è utile, mi confronto con loro. A Como-Atalanta Gasperini a un certo punto era passato a quattro dietro. Ok. Ma mi giro verso Charlie (Ludi, il ds, ndr) e mi dice: guarda Cesc che non lo fa mai. Ecco: fondamentale capire la partita con persone che conoscono il calcio italiano da anni

Progetto Como

AMBIENTE: “Mi sono accorto di come sia cambiato l’ambiente attorno alla squadra, l’entusiasmo della gente, la partecipazione emotiva. E tutto ciò è meraviglioso

AVVERSARIE: “E’ tornato di moda il 5-3-2, con squadre che attendono. Secondo me quest’anno c’è addirittura maggiore attendismo rispetto allo scorso anno.”

ATTEGGIAMENTO: “Noi abbiamo una mentalità diversa. Andiamo ad aggredire, andiamo a rompere le palle. Noi ci proviamo. E siamo forti in contropiede. Certo, a fare pressing alto rischi, ma dico sempre che se dovessi rinunciare a giocare come dico io, smetterei di farlo. Il segreto? Non ragionare per dogmi: ci sono momenti e momenti nelle partite, quelli in cui vai a mille e altri in cui costruisci con calma. Io devo andare oltre la tattica e insegnare ai miei giocatori a ragionare e prendersi delle responsabilità autonome a seconda del momento. Non posso chiudere un giocatore in una gabbia tattica e mentale, perché poi si plafona, si limita a fare il compitino

SOCIETÀ SPECIALE: “Parlando con Suwarso. Ok, parlare non è tutto, poi devi fare i fatti, ma lui ha subito parlato la mia lingua. E soprattutto ha fatto sempre seguire i fatti alle parole. Mi ricordo quando mi telefonava a metà serie B, con insistenza per chiedermi se saremmo andati in A. Ma lo faceva nel modo giusto. Competitivo ma con serenità, con voglia di fare gruppo. Uno stimolo. Spesso si cercano cose grandi chissà dove, ma dobbiamo apprezzare quello che abbiamo

FUTURO: “Qui sono davvero molto felice. Qui si fanno le cose proprio bene. Futuro? Mai dire mai, ma in questo momento non potrei chiedere di più




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