Automobilismo
Ferrari, le dichiarazioni al veleno del presidente John Elkann raschiano il baratro: “I piloti parlino poco e si concentrino a guidare!”

Le dichiarazioni del Presidente della Ferrari John Elkann fanno impazzire chiunque, appassionati e non. Dagli sfegatati tifosi della Rossa ai semplici amanti del motorsport. Sono delle dichiarazioni che fanno rumore e che distruggono il morale di chi fa il possibile per ribaltare una situazione che sta sfuggendo di mano. Di più: una situazione che rasenta la follia e che tocca livelli tragicomici elevatissimi, al quale tocca ai nostri fuoriclasse metter una pezza. Tali fuoriclasse sono i piloti: Charles Leclerc e Lewis Hamilton. Due dei piloti più forti dell’intera griglia. Due dei piloti che più sono tra i più venerati e ricordati per le loro gesta nel corso degli anni in F1. Ecco, esser trattati così da un presidente avido che trasuda boria e strafottenza da ogni poro della pelle? No grazie: questo è il manuale su come distruggere un’eccellenza italiana. E caro Elkann, ci stai riuscendo perfettamente.
Il pessimo weekend del GP del Brasile e le dichiarazioni del presidente della Ferrari Elkann: l’analisi del caso
Prima di proseguire ulteriormente nella disamina del caso delle dichiarazioni del n°1 della Ferrari Elkann, è utile fare un passo indietro. La Ferrari sbarca in quel di Brasile speranzosa e carica di buone prestazione. Il morale dei piloti è persino ottimo, da un Hamilton orgoglioso di correre in un GP dove ha sempre fatto bene ad un Leclerc fresco di proposta di matrimonio. Insomma tutto sembra possa andar per il meglio. E invece già dall’unica sessione di prove libere si capisce che sarà un weekend in salita. Arriva la Qualifica Sprint e la Ferrari… è solo ottava con Charles e persino undicesima con Lewis – tradotto un netto passo indietro rispetto al GP del Messico. In gara entrambe le Rosse restano plafonate dietro l’Aston Martin di Alonso – ovvero la settima (!) scuderia del Mondiale Costruttori, lo dice la classifica. Vuoi per una scelta di assetto sbagliata o per le caratteristiche tecniche del tracciato di Interlagos, non si sa. Quel che si sa invece è la mediocrità di un progetto nato sotto l’arroganza dilagante e nociva dei vertici alti di Maranello: la SF-25.
In qualifica invece ci pensa il Principino a tirare fuori le solite magie che lo hanno sempre contraddistinto: il giro veloce. Pam! Con una vettura inferiore alla concorrenza, Leclerc la piazza al terzo posto. Il Re Nero non ingrana: è solo tredicesimo. In gara, a conferma della disgrazia del momento, Hamilton subisce non uno ma ben due incidenti nel corso del primo giro, mentre Leclerc azzarda un sorpasso all’esterno in curva 1, ma viene tradito dall’esuberanza scriteriata di Oscar Piastri che lo metto subito fuorigioco. Lewis poi riesce a proseguire, ma la sua vettura è nettamente danneggiata ed il ritiro è solo una logica conseguenza.
Le dichiarazioni di John Elkann e la disamina del caso
Ecco, in questo scenario, che definire grottesco è dire poco, vanno inquadrate le affermazioni del presidente della Ferrari, John Elkann, il quale afferma: “In Brasile è stata una grandissima delusione: abbiamo dei piloti che è importante che si concentrino a guidare e parlino di meno” e poi ribadisce ancora il concetto, come questi non fosse abbastanza esplicativo: “Abbiamo tante cose che devono andare meglio e sicuramente abbiamo bisogno di piloti che pensano non a loro stessi, ma alla Ferrari.” Delle affermazioni rilasciate a due piloti che, nel bene e nel male, hanno da sempre sposato la causa della Rossa di Maranello. Due piloti che hanno sempre riconosciuto il valore e la grandezza del Marchio, cercando di onorarla sempre per quanto fosse possibile, sia dal lato di Charles che di Lewis.
A questo proposito, le parole rilasciate da Elkann fanno rumore e creano disagio, quando in realtà dovrebbero fare l’esatto opposto – ovvero unire e creare coesione. Perché sono totalmente inopportune e fuori luogo. Delle dichiarazioni inoltre rilasciate a margine di un weekend fra i più sfortunati in assoluto. Delle dichiarazioni espresse da chi è bravo a sostenere un team che domina – vedi la Ferrari 499P nel WEC in Bahrain -, ma che è totalmente assente quando le cose vanno male – vedi anche la situazione attuale della Juventus. Ed è per questo che John Elkann è uno dei peggiori presidenti che la Ferrari abbia mai avuto. Perché così facendo, rischi seriamente di distruggere quelle poche certezze che ti sono rimaste, che rispondono al nome di Charles Leclerc e Lewis Hamilton.
Charles Leclerc e Lewis Hamilton: le certezze da cui la Ferrari deve ripartire e di cui non si deve privare
Charles Leclerc e Lewis Hamilton: due piloti che hanno fatto la storia recente di questo sport, la F1 e la Ferrari. Due top driver che hanno bisogno di essere sostenuti, magari anche con delle dichiarazioni e dei meriti a loro favore. E magari anche con una vettura che sia del livello che loro richiedono. Del livello che il loro curriculum sportivo richiede. Ma a quanto pare, sembra che si chieda troppo. Quest’anno sarebbe dovuta arrivare la svolta, l’anno perfetto da cui ricominciare, ma che in realtà non si è mai vista. Per Lewis forse solo nel weekend sprint in Cina, in quel di Shanghai, e poi fine. Più niente. Mentre per Charles parliamo della vittoria sfiorata nel GP di casa, fra i muretti del Principato. Tutto ciò però è davvero troppo poco per due che hanno tutto l’interesse di rendere grande la Ferrari. Farla tornare iridescente e trionfante come un tempo.
Capitolo Lewis Hamilton
Forse il sette volte campione del mondo ha avuto più difficoltà del previsto nell’immergersi nella cultura italiana. Ma da una parte era più che comprensibile. Basta fare anche due ragionamenti razionali prima. Un pilota che ha vissuto per tutta la sua carriera in Inghilterra, che ha appreso e fatto suoi i ritmi della quotidianità britannica. Un pilota che ha collaborato per la famiglia Mercedes per oltre un decennio e che aveva costruito un legame indissolubile con Toto Wolff e Peter Bonnigtton “Bono“, il suo carissimo ingegnere di pista. Bene, stravolgere tutto questo alla veneranda età di 40 anni non era affatto semplice. E lo ha fatto per sposare la meraviglia ed il fascino di un marchio che richiama alla sua magnificenza: la Ferrari. E già solo per questo, andrebbe premiato ed osannato.
Capitolo Leclerc
Il pilota che più incarna lo spirito della Ferrari. Un pilota che più di tutti sa cosa vuol dire incarnare ed indossare quei colori. Lo spirito agonistico che significa vivere il mondo del Cavallino Rampante. Ecco, questo è Charles Leclerc. Un pilota al quale, ok, ha avuto una dose encomiabile di sfortuna che una gita a Lourdes sarebbe prolifica. Ma che, dal suo canto, non ha mai avuto la possibilità di avere una vettura che fosse veramente in grado di lottare per il Mondiale. O forse un anno in parte l’ha avuta, nel 2022. Ma vuoi per scelte strategiche che hanno lasciato a desiderare ed un’affidabilità che si è rivelata alquanto effimera, beh. Questo desiderio non si è mai avverato. E ciononostante, il Principino è sempre rimasto. Fedele ed innamorato di quei colori che scaldano il cuore e l’animo. Il tutto compiendo delle autentiche imprese con delle monoposto non all’altezza – impossibile non citare, ad esempio, la pole di quest’anno nel GP di Ungheria. Ora però non basta più: necessita lo step successivo, una vettura che sia in grado di lottare per il Mondiale nel 2026, per sé stesso e per onorare la storia di Lewis Hamilton. Altrimenti Charles è pronto a porre fine alla più grande storia d’amore che la F1 abbia mai vissuto. Altrimenti il binomio Hamilton-Ferrari rischia di essere uno dei flop più grandi che ci sia mai stato, F1 e non.
E se così non fosse, caro John Elkann, distruggeresti una delle migliori coppie piloti che la Ferrari abbia mai auvto. Ah già, ma sono loro il vero problema. E non tutto il resto. Occhio che di questo passo, lo sfacelo di un marchio che ha fatto la storia del motorsport è dietro l’angolo. E tu, caro presidente, ci stai riuscendo a meraviglia.
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