Serie A
Orsolini: “Gioco a calcio per le emozioni, per questo ho rifiutato l’Arabia”

Orsolini ha rilasciato una lunga e interessante intervista a Cronache di Spogliatoio in cui si racconta a 360 gradi, tra aneddoti, vita privata, rapporto con gli allenatori, in particolare con Mihajlovic e Bologna, la sua dimensione ideale
La pressione sui giovani nel calcio
PRESSIONE: “Lo sport è divertimento, coesione, condivisione, anche allenare a volte, essere un po’ meno seriosi… Senza togliere che quando si fa un lavoro bisogna metterci il massimo rispetto e la massima determinazione, ma quel pizzico di simpatia aiuta a volte a lavorare meglio. Quanti talenti si sono rovinati per colpa di personaggi o situazioni extra campo… Lo sport dovrebbe tornare a respirare un po’ quell’aria sana di un tempo, ma purtroppo il calcio è cambiato, in meglio e i peggio“
BOLOGNA: “Se penso ai primi mesi al Bologna e quello che è oggi… Il merito è di tutti, i primi che hanno creduto in questo progetto sono stati quelli della società, i dirigenti e tutti gli addetti ai lavori che hanno fatto sì che potessimo crescere esponenzialmente ogni anno, cercando di imitare il modello Atalanta. Era un po’ quello l’obiettivo e oggi posso dire con estrema fermezza che ci siamo riusciti“
GIOVANI: “C’è questa ricerca quasi asfissiante del talento. Oggi l’Italia deve a tutti i costi avere un Lamine Yamal, un Mbappe… Appena vediamo uno un pochettino bravo, è un campione. viene messa troppa, troppa pressione. Sono giovani, alcuni nemmeno maggiorenni. Se io penso che alle loro età avessi avuto delle pressioni del genere, non so come avrei reagito, è una cosa sbagliatissima. Devono avere tempo e modo di crescere. Gli organi di formazione non li aiutano, il ragazzo va sempre coccolato, ma gli vanno fatte capire determinate cose. Mi voglio sentire importante, ma anche dimostrarlo“
Orsolini e il rapporto con gli allenatori
MIHAJLOVIC: “Ero sempre con lui pranzo e cena, ma è stato bellissimo perché ho capito tanto della persona. Mi ha fatto capire il bene che mi voleva, mi aveva adottato come figlioccio, sono cose che rimandano quando guardi indietro e pensi al percorso che hai fatto, il ricordo che hai dell’uomo. Ho sempre avuto un pensiero per lui e la sua famiglia perché era come se un po’ ne facessi parte anche io, mi ha insegnato molte cose, mi ha bastonato, ma, anche quando lo faceva in modo brusco, aveva una sua finalità. Con il passare degli anni ripensi ad aneddoti, ricordi e quando me lo ricordate mi scappa sempre un sorriso, è un momento bello della mia vita calcistica. Lui ha dato stabilità a noi, abbiamo messo le basi e ci siamo impostati sul nostro percorso“
THIAGO MOTTA: “È arrivato e ha portato altri cambiamenti a livello di campo, tantissime novità. Con lui siamo diventati una squadra bella da vedere, efficace e che portava risultati. Avevamo un gioco spumeggiante, abbiamo pensato un po’ di più alla parte estetica. Abbiamo raggiunto la storica qualificazione alla Champions, ci ha fatto arrivare nel punto più alto della storia recente“
METODI: “Era un pazzo rivoluzionario. Aveva delle idee sue di gioco, anche di allenamento, totalmente diverso da un approccio di un altro tecnico standard. Preparavamo poco gli avversari, ci concentravamo più più su di noi, sul nostro gioco, poi facevamo anche video chiaramente… Improntavamo le sedute sul noi, eravamo un po’ presuntuosi, sfacciati”
ITALIANO: “Ha avuto l’intelligenza e la bravura di mettere insieme le sue conoscenze con quelle che già la squadra aveva per formare una macchina quasi perfetta. Ci siamo trovati fin da subito – perché apprezzo tantissimo le persone schiette perché capisco quello che provi, sei vero e trasparente. All’inizio abbiamo avuto difficoltà, lui non riusciva a trasmetterci le sue idee e noi non le capivamo, ma poi ci siamo sciolti, ci siamo fusi ed è nato un connubio perfetto. La vittoria della Coppa Italia è stata la ciliegina sulla torta”
La nazionale
“Quando arrivi a un punto della carriera, io la avevo già assaggiata, avevo fatto gol all’esordio, è stato forse l’apice del mio percorso. Quando feci la prima presenza, Vialli ti preparava il gagliardetto con il numero dell’esordiente che eri in Nazionale.Gianluca diceva sempre: ‘Azzurri una volta, Azzurri per sempre‘. Non scorderò mai questa frase“
Orsolini e il mancato trasferimento in Arabia
In estate una squadra araba si è fatta avanti offrendo tanti soldi all’ala dei felsinei, ma ha deciso di rifiutare l’offerta e restare a Bologna: “Avrebbe potuto cambiare ancora di più la mia vita. Però gioco a pallone perché mi piace, mi diverte e mi crea delle emozioni. Sentivo in questo momento di poter dare ancora qualcosa alle mie emozioni e ho preferito dare spazio all’emotività più che al portafoglio in questo caso. Poi una volta che ho rifiutato ho detto: ‘Oddio, ma ho fatto bene? Sono stato un fesso?’. Penso che il calcio sia divertimento ed emozione, questo è come io vivo il calcio e quello che mi trasmettevoglio andare al campo con il sorriso tutti i giorni, voglio circondarmi di persone che mi vogliono bene, che hanno piacere a stare insieme a me. Quella è la cosa fondamentale, per quello sono tanti che sto a Bologna“
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