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Sci Alpino

Alex Vinatzer competitivo in gigante, ma lo slalom è un enigma. L’arrivo di Mauro Pini può cambiare le prospettive?

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Alex Vinatzer, Soelden 26/10/2025 (credits: @Archivio FISI)
Alex Vinatzer, Soelden. (credits: Archivio FISI)

La stagione 2025 dello sci alpino italiano sta mettendo in luce un dato tanto evidente quanto sorprendente: Alex Vinatzer, da anni considerato uno dei principali talenti dello slalom speciale, oggi sta rendendo meglio nel gigante, disciplina in cui in passato non aveva mai trovato piena continuità. Un’inversione di tendenza netta, sottolineata dai risultati e dalle sensazioni in pista, che coincide con un cambiamento importante all’interno dello staff tecnico azzurro: l’arrivo di Mauro Pini, nuovo responsabile della squadra maschile.

La differenza tra rendimento nelle due discipline non è solo numerica: è strategica, tecnica e persino psicologica. E non può essere analizzata senza considerare l’impatto del nuovo corso tecnico inaugurato proprio quest’anno.

Un gigante ritrovato: il podio di Beaver Creek!

La crescita di Vinatzer nelle porte larghe si è materializzata nel modo più chiaro possibile: un podio in gigante a Beaver Creek, risultato che rappresenta uno spartiacque nella carriera del ventiseienne altoatesino. È un segnale forte — non un lampo isolato — perché arriva dopo altre prestazioni convincenti: top-10 ripetute, tempi competitivi nelle seconde manche e una sciata molto più solida rispetto agli anni passati.

In gigante, oggi, Vinatzer appare più maturo, più centrato, persino più consapevole del proprio potenziale. L’adattamento tecnico alle traiettorie ampie, la capacità di gestire velocità e pressione e le scelte di assetto sembrano finalmente dialogare tra loro. Non era mai successo con questa continuità.

Lo slalom speciale: un copione che si ripete

All’opposto, lo slalom continua a presentarsi come una montagna difficile da scalare. Troppi errori, troppe uscite, troppe seconde manche mancate o compromesse. Lo slalom, disciplina in cui l’atleta gardenese aveva conquistato i primi podi, si è trasformato negli ultimi anni in una sorta di rebus tecnico e mentale.

Il pattern è ormai noto: velocità, grandi tempi intermedi, ritmi da top-5… e poi un’imprecisione, un’incertezza, un’inclinazione eccessiva o un appoggio instabile che manda tutto all’aria. Una serialità degli errori che non appartiene al Vinatzer più giovane e spensierato, ma che purtroppo si trascina da ormai troppo tempo.


L’effetto Mauro Pini: nuova guida, nuova mentalità

Il cambiamento più importante di questa stagione è però rappresentato da Mauro Pini, tecnico ticinese con una lunga esperienza internazionale, già allenatore di atlete del calibro di Lara Gut e Tina Maze. Con lui la nazionale ha ritrovato una guida riconosciuta per competenza, attenzione ai dettagli e capacità di “far rendere” gli atleti secondo le loro caratteristiche.

Pini non è un gestore: è un costruttore. Ed è proprio qui che il caso Vinatzer diventa interessante.

In cosa può influire Pini?

1. Riorientamento tecnico
Il lavoro sulle basi — ritmo, appoggi, gestione del piede interno, uscita curva — è un marchio di fabbrica del tecnico svizzero. Questo può spiegare il progresso in gigante, dove gli equilibri e la stabilità sono cruciali.

2. Gestione delle pressioni
Pini è noto per saper alleggerire gli atleti, riportarli su un terreno mentale più semplice, pragmatico, meno pesante. È un aspetto vitale per uno slalomista che da anni porta sulle spalle aspettative altissime.

3. Razionalizzazione del calendario
Con lui, l’idea di “forzare” gli atleti su discipline problematiche tende a scomparire. Pini punta molto sulla costruzione della fiducia. Se oggi Vinatzer ha trovato più certezze nel gigante, il nuovo staff non lo frenerà nel cercare continuità lì dove la sente.

Il vero obiettivo: ricostruire lo slalom

Le porte strette restano però il vero banco di lavoro. E proprio qui Pini può essere un elemento chiave: non per stravolgere, ma per togliere dal bagaglio tecnico di Vinatzer quei micro-errori che fanno la differenza tra un piazzamento e un’uscita.

L’impressione è che questa sia la stagione zero di un percorso nuovo, in cui Vinatzer può finalmente rimettere ordine dopo anni di confusione tecnica e discontinuità. E per la prima volta dopo anni, la sensazione è che Alex Vinatzer sia davvero vicino a una svolta definitiva.

Se riuscirà a trovare stabilità sulle porte strette, l’Italia ritroverà finalmente uno dei migliori interpreti al mondo della disciplina. Se non ci riuscirà, il rischio è quello di vederlo “migrare” definitivamente verso il gigante, un po’ come accaduto nella carriera di altri tecnici passati da slalomisti puri a specialisti delle porte larghe.





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