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Nazionale

Gravina tuona: “Se vado via io, l’Italia vince i Mondiali?”

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IL PRESIDENTE DELLA FIGC GABRIELE GRAVINA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

È un Gabriele Gravina a tutto tondo quello che ha parlato dell’Italia ai microfoni del Corriere dello Sport. Il numero uno della FIGC ha analizzato il momento attuale della Nazionale e ha analizzato il momento attuale, facendo un’analisi su tutto il movimento calcistico e difendendo il suo operato. Di seguito le sue dichiarazioni.

“Se la Nazionale non si qualifica alla fase finale dei Mondiali, non c’è una norma che mi impone di fare un passo indietro, ma farei delle riflessioni personali. A chi mi dice ‘vai a lavorare’ rispondo: se vado via io, riparte il calcio e vinciamo i Mondiali? Se ne avessi la certezza, sarei il primo a farmi da parte. Per questo sono un uomo sereno. A chi dice che i miei predecessori si sono fatti da parte dopo una debacle ricordo che Abete si dimise per motivi personali, mentre Tavecchio fu sfiduciato e tradito. Alla base della nostra struttura c’è un principio di democrazia. Se pensiamo che quando c’è un risultato negativo bisogna cambiare il presidente, commettiamo un altro errore. Io in campo non vado, ma le mie scelte le difendo. Se vado via io che succede? L’Italia vince il Mondiale e spariscono i problemi? Nel 1994 volevano linciare i calciatori dopo una finale persa, lo ricordate? E ancora: la responsabilità sarebbe legata al risultato o alle riforme? Ecco, la mancanza di riforme è legata a norme statutarie e al consenso delle leghe. Se c’è una lega che è contraria, non le puoi fare”.

Gravina: “Le società di Serie A sono antagoniste della Nazionale? Oggettivamente lo sono”

“Le cause? La metodologia sbagliata. Ogni volta che la Nazionale commette un passo falso, immediatamente c’è l’indignazione popolare e si chiedono le teste. Ci sto, è il gioco dei tifosi. Ma noi continuiamo a cercare colpevoli senza renderci conto che la Figc non può imporre certe cose, ma soltanto sensibilizzare. Abbiamo ad esempio approvato una norma che permette di scorporare dal numeratore dell’indicatore del costo del lavoro allargato gli ammortamenti e gli stipendi degli Under 23 italiani. Rendiamo conveniente puntare sui giovani azzurri. Su 20 squadre di Serie A abbiamo soltanto 97 giocatori selezionabili, il 25% del totale, vi rendete conto? Le società di Serie A sono antagoniste della Nazionale? Oggettivamente lo sono, anche se involontariamente, ogni club guarda al proprio tornaconto”.

“La ricerca dei colpevoli resta lo sport più praticato in Italia? Ma è sbagliato. Ci sono delle leggi che non consentono imposizioni. Il calcio come industria, ahimè, rientra nell’economia di mercato. E negli ultimi trent’anni è cambiato, bisogna rendersene conto. Prima era tecnica e noi eravamo maestri. Oggi è tecnica, velocità, fisicità. Guardate la Norvegia. La Norvegia però ha attuato un programma serio sui giovani? Anche noi ci stiamo lavorando. Non è un po’ tardi? La nostra progettualità va avanti dal 2018, nel frattempo siamo diventati campioni d’Europa con l’Under 17 e con l’Under 19 e vicecampioni del mondo Under 20. Stiamo poi avviando un progetto per l’attività di base dai 5 ai 13 anni con due campioni del mondo, Perrotta e Zambrotta, insieme a un maestro come Prandelli.

Vogliamo cancellare l’idea di un metodo incentrato solo sulla tattica. Meno tattica e più tecnica, questo l’obiettivo. Dobbiamo liberare l’estro. I bambini si annoiano, vogliono giocare, gli allenatori tendono a ingabbiarli negli schemi già in tenera età. C’è chi chiede la separazione delle carriere degli allenatori? È la strada, bisogna creare dei formatori. Chi punta al risultato non può lavorare nell’attività di base, diverso sarebbe affidando i ragazzi a degli specialisti della formazione”.

Gravina resta ottimista

“Sono ottimista su basi concrete, reali, su elementi oggettivi come il percorso che ci ha portato fin qui al netto del secondo tempo con la Norvegia. Il pessimismo ci fa sprecare energie, disperderle non aiuta la causa. L’obiettivo è alla portata. Rimbocchiamoci le maniche, impegniamoci tutti insieme. E dico tutti. È innegabile che qualcuno viva la Nazionale come un fastidio”.

La riforma dei campionati

“Mi sono mai pentito di qualcosa in questi sette anni? Una su tutte: ho convocato un’assemblea per la riforma e ho sbagliato a fare marcia indietro. Perché temevo che il confronto sarebbe stato aspro e duro, forse avrei pagato un prezzo personale troppo alto. Ho preferito il dialogo, ma il tempo ora non ce l’ho più. Quello però era il momento di spingere, come poi ho fatto per la modifica dello statuto”.

“La riforma dei campionati? Prima di marzo dobbiamo aprire il tavolo. La riforma dovrà essere radicale. In Italia abbiamo 100 società professionistiche rispetto alle 92 dell’Inghilterra, che ha due livelli di professionismo. Nella nostra Serie B il 35% del turnover surriscalda il sistema e lo indebita. Il concetto di mutualità tra le leghe ha una percentuale altissima in termini di divario. Non può ridursi tutto a Serie A a 18 sì o no, serve il consenso di tutte le leghe”.

“I debiti? Esistono norme federali e norme del codice civile. Sfido chiunque, davanti a un notaio, a impedire il passaggio di quote. L’unica arma che noi abbiamo è il benestare della commissione sui principi etici e sulla solidità economico-finanziaria di alcuni soggetti. La chiave è la sostenibilità, purtroppo confusa con il concetto di crescita senza limiti. Valore della produzione e costo del lavoro devono andare d’accordo. Non vuol dire che non puoi spendere, ma che si può fare mettendo delle risorse. In Bundesliga da 18 anni il 90% delle società chiude in utile”.

Su Spalletti

“Andava esonerato prima di Norvegia-Italia? Io non l’avrei mandato via neanche dopo. Mi accusarono di non essermi presentato alla conferenza in cui il ct annunciò la fine del rapporto? Non è vero, ero lì. Ma essendo la conferenza Uefa della vigilia, non potevo intervenire. C’era un accordo? Sì, che alla fine di quella conferenza io e Luciano, insieme, avremmo annunciato la risoluzione. Mi ha anticipato, è crollato alla prima domanda. Non ha trattenuto la sua esplosione di rabbia, ma è stata una reazione da italiano vero. Ho perdonato tutti? Ma io non devo perdonare nessuno, però neppure dimentico”.

Su Mancini

“È vero che Roberto Mancini si era proposto per tornare? È vero. Ci ho parlato. Aveva dato la sua ampia disponibilità”.

Su Gattuso

“Il nuovo ct l’ho scelto io o Buffon? Nel Club Italia il dialogo è costante. A marzo 2025 avevamo già contattato Rino per coinvolgerlo: gli avrei affidato l’Under 21. Avremmo voluto a bordo anche Baldini. Così quando c’è stata l’occasione li abbiamo chiamati entrambi”.




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