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Serie A

Intervista a Jonathan David che non arretra: “Il tempo è dalla mia parte… Anche al Lille ho segnato 3 gol nei primi sei mesi…”

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Jonathan David Juventus
Jonathan David punta il dito ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Jonathan David non si nasconde e parla chiaro in un’intervista a La Repubblica.
Il primo bilancio della sua esperienza alla Juventus racconta di aspettative alte e risposte arrivate solo in parte, soprattutto sul piano realizzativo.
Cinque reti complessive, tre in campionato, rappresentano un bottino che lo stesso attaccante definisce insufficiente rispetto a quanto ci si aspettava dal suo arrivo.

La consapevolezza, però, non si trasforma in sfiducia. Al contrario, David rivendica la scelta fatta e la affronta con lucidità, ribadendo un concetto chiave: il percorso di adattamento richiede tempo, anche quando la maglia impone risultati immediati.
“Non mi sono pentito della scelta che ho fatto e la rifarei. Il tempo metterà a posto le cose”.

Per spiegare il presente, David guarda al passato. L’esperienza al Lille diventa il riferimento più diretto, non per cercare giustificazioni ma per ricordare come anche allora l’inizio fu complesso.
“Alla Juve mi sto ambientando: il calcio è molto diverso da quello francese. È come cambiare scuola, devi imparare a conoscere i compagni”.

Il paragone è netto anche nei numeri: “A Lille segnai tre goal nei primi sei mesi, più o meno come qui. A fine anno però diventarono 13 e la stagione successiva ne feci più di 20”. Un precedente che alimenta la fiducia personale, pur nella consapevolezza che la Juventus non può attendere all’infinito.

Tra i momenti più delicati della sua stagione resta il rigore fallito contro il Lecce. David, però, lo archivia rapidamente, spostando l’attenzione dal singolo all’obiettivo collettivo:
“Non ero dispiaciuto per me ma perché è costato la vittoria”.

Diverso il peso emotivo del goal contro il Sassuolo, seguito da una festa condivisa con i compagni. Un gesto spontaneo, nato anche dal clima creato nello spogliatoio: “Prima della partita Spalletti aveva detto parole forti che avevano unito il gruppo. Ho apprezzato molto quel momento”.

L’arrivo eventuale di En-Nesyri non viene vissuto come una minaccia. David chiarisce subito la sua posizione: “Non sono venuto qui per essere intoccabile”. La concorrenza fa parte del gioco, così come la possibilità di condividere il reparto offensivo con un’altra punta.

Il tema centrale resta quello delle connessioni in campo, ancora da costruire pienamente: “Bisogna arrivare al punto in cui sai sempre dove ti arriverà il pallone senza bisogno di pensare”. Un lavoro che, secondo David, richiede tempo e continuità, elementi che Spalletti cura con attenzione.

David non chiede sconti e non invoca pazienza assoluta. Sa che la Juventus vive di risultati e che il tempo, pur essendo un alleato, non è infinito. La sua stagione resta aperta, sospesa tra numeri ancora insufficienti e una fiducia che l’attaccante canadese continua a difendere con convinzione.

Io sono paziente, ma la Juventus non può esserlo. Una frase che pesa quanto una promessa.




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