Tennis
Sinner, problema quinti set: quando la partita si allunga Jannik fa fatica

Jannik Sinner ha un problema che non può più essere archiviato come una coincidenza statistica. Ogni volta che una partita supera le quattro ore o arriva al quinto set, il suo rendimento crolla. È successo troppo spesso, contro troppi avversari, in troppi contesti per non diventare un tema centrale della sua carriera. Nove sconfitte su nove oltre le quattro ore, dodici quinti set persi. Questi sono numeri che raccontano una fragilità precisa, fisica e mentale, che riemerge puntuale quando il tennis entra nella zona estrema. L’ultima conferma è arrivata nella semifinale dell’Australian Open 2026 contro Novak Djokovic. Una sconfitta che può accadere dopo due titoli vinti ma è nel modo in cui è arrivata che fa storcere il naso. Un’altra maratona sfuggita nel momento decisivo in cui l’azzurro ha avuto tante chance di vittoria. E mentre Sinner continua a inciampare nel territorio più duro dello sport, Carlos Alcaraz ha costruito proprio lì la sua forza: quindici vittorie su sedici al set decisivo. Se abbiamo tanto elogiato l’incredibile bravura dell’azzurro nel non inceppare mai contro gli avversari più deboli, bisogna parlare anche della sua Kryptonite.
Sinner: c’è un problema quinto set
I numeri raccontano una verità scomoda: per Sinner il quinto set è una zona pericolosa, non un territorio di caccia. La sconfitta con Djokovic a Melbourne, dopo essere stato avanti nel punteggio e aver avuto più volte l’inerzia dalla sua parte, si inserisce in una serie che comprende tante altre partite perse, tra cui la finale di Roland Garros 2025 persa proprio contro Alcaraz, dopo cinque ore e mezza e tre match point non sfruttati. In tutti questi casi, lo schema riguarda un calo fisico progressivo meno lucidità e meno coraggio nelle scelte offensive, difficoltà a trovare soluzioni nuove quando il piano A non basta più. A 24 anni, non si può parlare di un problema anagrafico. Il tema è piuttosto la combinazione tra struttura fisica, gestione dello sforzo e tenuta mentale quando la partita diventa una prova di sopravvivenza. Tante volte Sinner fatica dal punto di vista mentale a vincere delle partite al quinto set. Lo abbiamo visto al Roland Garros contro Alcaraz per due anni consecutivi, sempre a Parigi contro Altmaier, allo US Open contro Zverev, a Wimbledon con Medvedev ed all’Australian Open con Shapovalov, Tsitsipas e Djokovic.
Il confronto con Alcaraz
Il confronto con Alcaraz, in questo specifico territorio, è impietoso. Lo spagnolo ha costruito una reputazione opposta. Alcaraz ha nel bagaglio 15 vittorie su 16 al set decisivo, una capacità quasi scientifica di alzare il livello quando la partita entra nella zona decisiva. Fisicamente, Alcaraz ha un corpo più elastico, un gioco più vario, che gli permette di alternare fasi di pressione a momenti di gestione, di venire a rete, di accorciare gli scambi quando serve. Mentalmente, il quinto set per lui non è un peso, ma un’opportunità. Lo spagnolo lo affronta con un linguaggio del corpo aggressivo, con la convinzione di avere ancora margine.
Per Sinner, questa è la vera frontiera da superare se vuole trasformare il suo talento in dominio duraturo. Non basta più migliorare il servizio o le variazioni, serve un lavoro mirato sulla resistenza specifica da Slam. E serve, soprattutto, un cambio di narrativa interiore. Il quinto set deve smettere di essere la stanza in cui tutto si complica e diventare il luogo in cui il suo tennis trova una versione più coraggiosa. Tutto questo però è difficile da allenare, Jannik deve continuare a vivere questo genere di partite ma ricordarsi di fare qualcosa in più. Questo qualcosa in più che gli permetterà poi di andare a superare questo scoglio. E soprattutto di andare a vincere questi match che sono simbolo del tennis.
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