Interviste Esclusive
ESCLUSIVA- Andreazzoli: “Roma? Stanno mancando i risultati ma non le prestazioni”
Oggi ai nostri microfoni è intervenuto l’ex allenatore Aurelio Andreazzoli per parlare di attualità ma anche del suo passato.
Le sue dichiarazioni
Ecco le parole di Andreazzoli
Come sta vedendo la Roma di Gasperini e se le piace?
“Ultimamente sta avendo qualche difficoltà ma aveva già espresso un bel calcio. In questo ultimo periodo mancano i risultati ma non le prestazioni, hanno influito la condizione atletica su alcuni calciatori. La condizione è quella che ci si aspettava lottare per un posto al sole insieme ad altre squadre”.
Lei pensa che Gasperini a fine anno possa salutare?
“Io non lo posso proprio sapere e non me ne importa nemmeno di saperlo, se dovesse succedere è normale sono cose del calcio e si cerca sempre di trovare un capo espriatorio, quindi non mi meraviglierei più di tanto sarei sorpreso più del contrario ma le abitudini del calcio di casa nostra le conosciamo bene non c’è nulla di nuovo”.
Che idea si è fatto di questa Juventus di Spalletti?
“Io l’ho già detto pubblicamente in altre interviste che ho fatto, la Juventus è una squadra che mi piace ha dei principi che vanno affinati ma il tempo a disposizione è stato poco, la mano dell’allenatore già si vede sia sul gioco ma anche nella conduzione della gara. È una squadra che non molla mai ed ha una sua identità”.
Cosa ne pensa di questo calcio italiano che è povero di talenti?
“Non è il mio ruolo cercare di capire quello che può non andare, io vedo che come tutti quanti rispetto al passato c’è una carenza di scelte, dai calciatori da poter utilizzare in nazionale, ma non può essere che così se poi vai a vedere il tabellino di certe squadre o partite e vedi che su 46 giocatori ce ne sono oltre due terzi che è straniero le scelte dei ct diventano limitate e ne paga le conseguenze la nazionale. Se andiamo a vedere le nazionali giovanili nostre negli ultimi anni hanno fatto molto bene”.
Lei cosa ne pensa di questo playoff del Mondiale della nazionale?
“Se sono diventati un’impressione un motivo ci sarà, credo che più che stare ad aspettare i risultati bisogna trovare le cause, e allora sarebbe una cosa positiva. Certo è che se questa considerazione non si fa e si aspettano gli eventi è come tirare in area il cappello e vedere dove va a finire. Ci sarà chi è competente da studiare e analizzare e vedere gli esempi in giro per il mondo. Oppure analizzare taluni sport che non sono andati sempre per la maggiore e ora hanno avuto un evoluzione importante, ci sono sport sia individuali che collettivi che dimostrano cambiamenti e risultati. Se si pensa di avere le risposte a tutte e però non vengono molto probabilmente ne rimarranno tanti di ragazzi che non vedranno la nazionale al Mondiale”.
Sulla sua carriera da allenatore
Le dichiarazioni di Andreazzoli
Quale è un talento che lei in settimana vedeva ma poi la domenica non riusciva a rendere?
“Per esprimersi ad un certo livello non servono solo le qualità tecniche, ci deve essere il carattere la voglia di sacrificarsi. Allora poi tutte queste qualità esprimono il grande talento, quindi non si può analizzare durante la settimana un talento si vede attraverso tutte queste componenti, se manca un pezzetto vai a finire nel dimenticatoio e non fai quel salto”.
Lei nel 2024 ha fatto la sua ultima esperienza Empoli, è temporanea, ha ricevuto altre chiamate?
“Ho ricevuto altre chiamate però non le è considerate. Dipende dalle caratteristiche della richiesta perché quanto cominici ad essere adulto, o grande o vecchio ti interessa anche la qualità della chiamata e diventi esigente. Non è che io faccio questa attività per lavoro, lo faccio per il piacere di fare e per dimostrare le mie qualità. Quindi ricerco una condizione che non è facile da trovare, se non la trovo non me ne importa niente”.
La sua ultima esperienza a Roma nel 2017 si chiude anche con la carriera di Totti, come lo vedeva in allenamento l’ultimo anno?
“Lui ha concluso bene anche le ultime stagioni, certo non era più quello di 10 anni prima ma è normale, ma riusciva lo stesso ad esprimere le sue grandi qualità. Non giocava spesso dall’inizio ma quando entrava faceva sempre la differenza come l’ha sempre fatta in carriera sua perché lui è stato battezzato campione. Una delle cose che io ricordo è che non ho mai sentito Francesco durante un allenamento rimproverare un compagno che sia grande o piccolo per un passaggio ricevuto male. Questo è già una dimostrazione di essere personaggi dentro”.
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