Nazionale
Buffon: “In Nazionale viene chi merita. Su Bastoni tutto un po’ eccessivo”
Gigi Buffon, ex portiere della Nazionale e ora Capo Delegazione, ha rilasciato un’intervista ai microfoni del “Messaggero” parlando dell’Italia di Gattuso, del caso Bastoni e di altri temi. Ecco le sue dichiarazioni.
In Nazionale chi merita
“Se c’è una cosa su cui non difetta è proprio il coraggio. Al di là dell’età, in Nazionale viene chi merita. Poi, un certo zoccolo duro lo devi avere, perché altrimenti non si va da nessuna parte. I ragazzi devi saperli utilizzare, senza caricarli di responsabilità. Dal giovane devi prendere l’incoscienza.”
Sulla sua prima esperienza
“Nessuno più di me può parlare di questo: la mia prima presenza in azzurro l’ho fatta in Russia per uno spareggio mondiale Però se tu mi chiedi adesso ‘sapevi quanto valeva quella partita?’, io non sapevo un ca…Sono entrato in campo in mezzo alla neve ed ero solo felicissimo di giocare. Mi sono detto: vai dentro e divertiti”.
Sui giovani più interessanti
“Una sorpresa grande è Palestra, ha fatto vedere qualcosa di clamoroso. Un altro che sta facendo molto bene, è Kayode. Anche Vergara, uno che non ti lascia indifferente. E anche Pisilli”.
Su Bastoni
“Ci siamo sentiti. Ho trovato il tutto un po’ eccessivo, la cosa andrà inevitabilmente scemando. Ha chiesto scusa, sta pagando ma molto più di quelle che sono le sue colpe“.
Sul Var
“Inter-Juve è stata la conferma che il VAR è imprescindibile e ci si rende conto che deve intervenire proprio su questioni come quella di Kalulu. Come si fa a non poter intervenire su un errore così grave? Chi può aver concepito una cosa del genere? E’ una procedura che ti fa andar fuori di testa. Se eviti un errore enorme fai del bene al gioco del calcio, non il contrario. Anche sui contatti c’è qualcosa da riveder: non c’è fallo ad ogni tocco. Chi ha giocato al calcio può aiutare gli arbitri. Ci deve essere un confronto tra le parti. Se si fischia ad ogni contatto, il giocatore lo capisce subito quindi non ti aiuterà e si butterà a terra”.
Su Riva e il suo nuovo ruolo
“Ognuno deve mantenere il proprio carattere. Riva non era una persona ciarliera, non un chiacchierone, però quelle cinque parole che pronunciava erano scolpite nella pietra. Era convincente, autorevole. C’era un rispetto enorme per lui, per il suo carisma. E averne significa poter “condizionare” gli altri per essere un valore aggiunto. Io lo faccio con i calciatori della Nazionale? Quello che posso fare è intervenire nel modo migliore, faccio da filtro, cerco di rendere fluidi certi passaggi, alcuni dialoghi”.
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