Nazionale
Vincere per non cambiare: il paradosso di un’Italia sospesa tra Bosnia e baratro
L’Italia vince a Bergamo, supera l’ostacolo nordirlandese e ora all’orizzonte vede gli Stati Uniti. Eppure, tra l’entusiasmo, resta l’odore acre di un fallimento strutturale mai risolto. Il 2-0 di ieri è solo un velo che copre un movimento in coma profondo. Ora all’Italia attende la Bosnia, un gigante improvvisamente insormontabile. Qualcuno nel profondo spera nella sconfitta come fondo per prendere lo slancio e rifondare il “sistema” con Gravina che ha già detto che non si dimetterà.
Dal Mondiale del 2006, quello del “Il cielo è azzurro sopra Berlino!” sono cambiate tante cose. I centri economici di potere si sono allontanati dal mediterraneo e l’Italia è caduta in un declino lento ed inesorabile. Prima la brutta figura agli Europei del 2008, poi il Mondiale 2010 (ma che ci vuoi fare, chi vince il Mondiale poi esce ai gironi, è tradizione). L’Europeo del 2012 ha illuso e rimandato riforme necessarie. La spedizione brasiliana del 2014, altro fallimento. E negli anni a seguire solo con Conte sembrava essersi mosso qualcosa, salvo poi naufragare e toccare il punto più basso con Ventura e la sciagurata eliminazione contro la Svezia. L’Europeo del 2021, vinto con Mancini in panchina, è stata solo un’ulteriore parentesi che ha buttato fumo negli occhi.
Il calcio italiano deve essere riformato
Per rompere l’immobilismo serve una chirurgia d’urgenza, non semplici ritocchi numerici. Oltre alla Serie A a 18 squadre, servirebbero mandati federali a termine e investimenti obbligatori dei diritti TV nei settori giovanili. Occorrerebbe snellire la burocrazia per gli stadi, la Roma ne sa qualcosa con il primo progetto presentato 12 (dodici!) anni fa, e riformare la giustizia sportiva. Tuttavia, ridurre i commensali senza cambiare la cultura rischia di non migliorare la qualità del banchetto. Finché i club resteranno feudi medievali, ogni riforma sarà solo un modo per spartirsi meglio il bottino, che negli anni comunque si fa sempre più magro. Si guardi il confronto tra Italia e Premier League dove l’ultima classificata riceve più soldi dai diritti tv della vincitrice dello scudetto in Serie A.
La Russia e il Qatar non hanno svegliato le coscienze dei nostri dirigenti. Il potere in Italia sopravvive, in pochi hanno avuto l’integrità di lasciare. Se due Mondiali saltati non hanno prodotto cambiamenti, perché dovrebbe riuscirci il terzo? Senza una vera volontà politica, resteremo comunque fermi al palo. A questo punto, tanto vale vincere, strappare il pass e goderci un le partite del girone sul divano quest’estate. Almeno l’agonia sarà meno noiosa di un’attesa vana del cambiamento.
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