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FIGC, Italia fuori da tre Mondiali: 100 milioni in fumo

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CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DI GENNARO GATTUSO NEO CT DELLA NAZIONALE ITALIANA DI CALCIO. NELLA FOTO IL PRESIDENTE DELLA FIGC GABRIELE GRAVINA, GENNARO GATTUSO E GIANLUIGI BUFFON SORRIDENTI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

C’è un’intera generazione che non ha mai visto l’Italia partecipare ad un Mondiale. Il danno maggiore per il sistema calcio sta in questo vuoto enorme, che durerà almeno 16 anni (se la Nazionale si qualificherà all’edizione 2030). I numeri sono tutti in peggioramento, nonostante l’effetto-rimbalzo post Covid: sia per quanto riguarda i diritti televisivi, sia per quanto riguarda affluenza allo stadio. E se anche la Lega di tennis ha più tesserati della FIGC il problema è ormai grave.

Mancata qualificazione al Mondiale: dai mancati premi FIFA agli accordi commerciali

La preoccupazione è sul presente ma soprattutto sul futuro. A livello nazionale si è vista una regressione sulla vendita dei diritti televisivi: sia dal domestico (dai 927,5 milioni del 2021-24 ai 900 dell’attuale ciclo, tra Dazn e Sky) sia dall’estero (dai 340 milioni del 2018-21 ai 240 dell’attuale ciclo). Secondo la ricerca Sponsor Value di StageUp-Ipsos il pubblico è sempre più vecchio: soltanto il 16% degli interessati sono giovani tra i 14 e i 24 anni, mentre il 42% è over 45. Lo stesso discorso vale anche per l’area commerciale della FIGC, con le tre mancate qualificazioni ai Mondiali che hanno bruciato 100 milioni di euro, in termini di giro d’affari della Federazione.

Innanzitutto sono mancati i premi elargiti dalla FIFA alle partecipanti. Calcolando il gettone minimo, ovvero l’eliminazione ai gironi sono mancati: 8 milioni per Russia 2018, 9 per Qatar 2022 e 9 per Usa-Canada-Messico 2026. Poi i malus contrattuali, cioè le riduzioni applicate dagli sponsor per l’assenza dalla Coppa, e le mancate royalties sulle vendite dei prodotti: 5 milioni nel 2018, 8 nel 2022 e 16 nel 2026. Per l’ultima edizione pesa la rilevanza strategica sul mercato americano, con Adidas che contava di vendere molte magliette in terra USA. Con Adidas erano partite le interlocuzioni per un’estensione del contratto che scade nel 2030: adesso il potere negoziale è sensibilmente più basso. Agli occhi delle aziende, tutto dipenderà dalla credibilità del nuovo corso, a partire dalla scelta del commissario tecnico. E il pericolo maggiore è proprio qui: presentarsi con un prodotto calcio che ha perso la propria credibilità. Anche perché in Italia gli altri sport stanno guadagnando terreno, e ora gli investitori cercano solidità, affidabilità e un progetto vincente.




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