Interviste Esclusive
Davide Torchia: “Alla nazionale serve un capo assoluto. La Juventus può tornare a vincere in Serie A”
Oggi ai nostri microfoni è intervenuto l’agente Davide Torchia che cura gli interessi di Daniele Rugani, attuale giocatore della Fiorentina, ma in passato ha lavorato anche per Leonardo Bonucci.
Le sue dichiarazioni
Le parole di Torchia
Quanto sono importanti gli algoritmi all’interno del mercato per una società o per i procuratori?
“Gli algoritmi, per lo scouting di club sono importanti per la ricerca per capire il giocatore con certe caratteristiche, un ruolo in particolare ti da qualcosa. Poi io credo che nell’algoritmo del club ci siano anche dei filtri per un giocatore che gioca in un determinato modo o modulo. Queste sono attività di base fondamentale. Per me non si può prendere un giocatore solo con l’algoritmo perché ti da una foto della situazione solo nell’immediato. Se io devo analizzare un giovane, capire dalle mie conoscenze ed esperienze se può crescere a livello fisico, migliorare la velocità, queste sono cose che non si possono trovare con l’algoritmo. Io ho lavorato molto sui giovani che poi sono arrivati in nazionale sempre con l’occhio”.
Bonucci alla Juventus
Già si aspettava che Bonucci all’inizio potesse arrivare a fare quel tipo di carriera, essendo una colonna importante della Juventus e della nazionale?
“Sai, io ho iniziato con Bonucci. All’inizio era una riserva della primavera dell’Inter. Aveva delle qualità diverse dal calcio di allora che adesso andrebbero molto bene. Perché adesso vediamo che molti allenatori non facendo bene, giochino con molti difensori che sono sempre meno difensori e più dei giocatori molto bravi dell’impostare. È uno dei pochi giocatori che se fosse nato 10 anni dopo avrebbe fatto una carriera ancora più grande. È uno dei difensori che ho visto evolversi, con i piedi di un grande centrocampista che allora non si trovavano queste caratteristiche”.
Quando siete arrivati a trattare per la Juventus, avevate capito subito che nel giro di poco tempo si poteva tornare a vincere?
“Quando si va ad una squadra come la Juve si pensa sempre che possa succedere qualcosa di bello e importante. Sono club che possono avere un po di flessione ma prima o poi ritornano. Sinceramente nessuno né gli Agnelli, né Marotta e Paratici potevano mai immaginare di fare 9 scudetti consecutivi e altri trofei, questo era difficile da immaginare. Però c’erano le basi. Leonardo arrivò agli albori con Del Neri dove la squadra arrivò fuori dalle coppe. L’anno dopo arrivò Conte e cambiò le cose. Chiunque va in queste squadre non sa mai cosa può succedere e le cose come si andranno ad incastrare. I primi tre anni di Conte sono stati fantastici con una squadra forte ma molto unita e che è finito all’improvviso. Subito dopo arrivò Allegri e ci furono altri cinque anni spettacolari. Posso dire che quello che si era creato con Paratici, Marotta e Agnelli si poteva intuire che si stava facendo qualcosa di grande”.
Figure competenti in dirigenza
Pensa che Chiellini prenderà ancora più potere sulle scelte di campo? Vede un Bonucci che potrebbe tornare in futuro sulla panchina della primavera?
“Le figure sono importanti, tante squadre lo hanno fatto il Bayern Monaco è stata una delle prime. Bisogna dire che però non tutti i campioni sono pronti ad una figura dirigenziale perché non è una cosa semplice e non basta avere il nome. Chiellini era uno che già da decenni era identificato per la sua apertura e voglia mentale che lo poteva fare. Lui ha studiato per questo è andato negli Stati Uniti anche per questo ed in futuro sarà in crescita. Stiamo parlando di un dirigente nel calcio molto giovane. Per il resto tanti calciatori possono entrare e questo penso che succederà anche con altri come hai citato tu. Questo potrebbe essere una cosa buona che ci sia gente dentro alla Juventus che abbia sostenuto in quegli anni lì e che vada in unione e d’accordo. Questo non per dire che poi ci sono stati dirigenti come Marotta e Paratici o Agnelli che non hanno per forza giocato nella Juventus ed hanno fatto un lavoro eccezionale”.
Secondo lei la Juventus attuale può tornare a vincere nel giro di poco tempo?
“Qui va analizzato in due parti: la vittoria in Italia è molto più vicina rispetto a due anni fa perché sappiamo tutto quello che è successo sennò sarebbe arrivata molto prima, adesso sta scalando un po’ di posizioni. Per me la squadra è in evoluzione e con poche cose, rimanendo con la rosa attuale non sarebbe da meno rispetto a quelle avanti che lottano per la Champions League. Sicuramente l’Inter ha qualcosa in più perché comunque Marotta e Ausilio hanno fatto dei cambi giusti. Però è da capire se nel tempo riesci sempre a sostituire in modo giusto. La Juventus è molto più vicina di quello che si possa pensare. Non manca molto. Per quanto riguarda la proporzione internazionale è una cosa che riguarda tutto il nostro movimento non siamo a livello delle altre squadre estere”.
Panchina della nazionale
Le parole di Torchia
Conte e Allegri li vede come due nomi per la panchina della nazionale, o andrebbe magari per cambiare su un allenatore straniero?
“No, io credo che ci voglia un allenatore italiano ma non per protezionismo, ma perché in Italia non siamo stati sempre i migliori ma un campionato difficile tatticamente. Poi parliamoci chiaro chi si dà molto agli allenatori stranieri è perché in quel momento in casa non c’è molto ma noi in casa abbiamo tanti allenatori che potrebbero farlo. Allegri portando la sua conoscenza potrebbe fare molto bene. Chi viene ad allenare la panchina azzurra lo fa solo per amore, perché non gli mancano proposte. Allegri e Conte sono due allenatori che devono essere riconosciuti come capi di un movimento. Quando c’era Lippi era un capo assoluto, Bearzot idem. C’è bisogno non di uno che deve essere appoggiato, ma che deve guidare il proprio progetto, sapere quali giocatori chiamare. Il gruppo che si vede poco deve avere questo pilastro che sa cosa si debba fare”.
La nuova Juventus
In caso di raggiungimento della Champions League la Juventus pensa che dovrebbe inserire 5/6 giocatori importanti?
“Non rientro in merito ai giocatori e nomi che non mi piace però al di là dei numeri quando si fa una squadra bisogna vedere tutte le complessità del mercato. I numeri non si possono dire c’è qualche reparto da rinforzare di più rispetto ad altri. Con Spalletti che è riconosciuto come capo qualche giocatore importante può fare realmente la differenza”.
L’anno scorso con la Juventus è stato un anno travagliato con Thiago Motta, secondo lei cosa non ha funzionato è stato dato troppo potere a persone sbagliate?
“Sotto il punto di vista direzionale per me Giuntoli ha fatto bene il suo lavoro, è stato bravo. Io ritengo che un manager quando viene scelto all’apice di una struttura tecnica, deve portare avanti una linea che non dico faccia tutto quello che dice la società però che vada d’accordo. Se io arrivo in una squadra e dico che dieci/dodici giocatori di qualità non ci devono stare più, non è così facile. Uno voleva fare uno ristrutturazione, non una demolizione. Poi quando si portano i risultati tutto si aggiusta, ma quando questo non succede perché i risultati sono stati lampantemente negativi e allora è normale che si rientra in un ciclo che pare sia finito con Spalletti che ha dato una giusta impronta”
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