Motociclismo
MotoGP, Pernat fa le “carte” per il Mondiale 2027: “Fossi in KTM farei un team con Bastianini e Alex Marquez. Bagnaia-Bezzecchi in Aprilia? Rischi di avere due galli nel pollaio”
Carlo Pernat è un’istituzione nel mondo dei motori, soprattutto sul fronte MotoGP. Il manager genovese non è semplicemente il procuratore di Enea Bastianini, ma è stato uno degli uomini cardine di scuderie come Cagiva e Aprilia oltre ad aver scoperto piloti come Valentino Rossi e Max Biaggi seguendo al tempo stesso altri campioni come Loris Capirossi, Andrea Iannone e Marco Simoncelli. Un uomo che conosce profondamente il settore delle due ruote e che nel corso di un’intervista a “10.000 Giri” su Radio Statale ha fatto il punto in vista della stagione 2027.
Si aspettava una partenza del genere da parte dell’Aprilia a dispetto della Ducati?
Ti dico la verità: per noi addetti ai lavori sta succedendo qualcosa che nessuno prevedeva. Io sono 46 anni che faccio questo mestiere e raramente ho visto una situazione simile. Quest’anno c’è stato un sorpasso: l’Aprilia è davanti alla Ducati. Ha fatto un grande passo in avanti, soprattutto dal punto di vista tecnico. Anche grazie a Fabiano Sterlacchini, che arrivava proprio dalla Ducati, cresciuto con Gigi Dall’Igna. È normale che tecnici di quel livello, a un certo punto, vogliano mettersi alla prova altrove. In due anni l’Aprilia ha costruito una moto molto equilibrata e vincente. Ma non basta: servono anche grandi piloti. E Massimo Rivola, che guida il progetto da anni, ha fatto una scelta importante puntando su Marco Bezzecchi, che sta dimostrando di essere un pilota di altissimo livello. Nel Motomondiale, secondo me, ci sono tre fenomeni: Marc Márquez, Fabio Quartararo e Pedro Acosta. Se dai loro una moto competitiva, diventano quasi imbattibili. Poi ci sono i campioni, come Bagnaia, e i piloti molto talentuosi, come Bastianini e Bezzecchi. Quest’ultimo, in particolare, ha fatto un salto mentale enorme nell’ultimo anno. In Aprilia si è trovato spesso da solo, anche a causa dei problemi di Martin, e ha costruito un vero spirito di squadra. L’Aprilia oggi è un gruppo unito, positivo, vincente. E lui ha fatto il salto definitivo: ormai è tra i top. Ricorda un po’ i grandi del passato: Márquez dei tempi migliori, Valentino Rossi, oppure Jorge Lorenzo quando partiva e faceva subito il vuoto. Anche Max Biaggi era così: se prendeva margine, non lo riprendevi più. Oggi Bezzecchi sta andando fortissimo. La sorpresa, semmai, è Martin: dopo una stagione difficilissima, anche fisicamente, è riuscito a tornare competitivo in tempi rapidissimi. Sarà un avversario duro, soprattutto per noi italiani.
Marc Marquez può tornare allo stesso livello dello scorso anno?
Su Márquez, invece, il discorso è delicato. Ha passato anni durissimi, tra infortuni e operazioni. È tornato a un livello altissimo, ma ha ancora problemi alla spalla. Si vede: prima delle gare ha bisogno di trattamenti, non è al 100%. La domanda è: deve continuare o fermarsi? È una domanda che si sta facendo anche lui. Doveva firmare un contratto con Ducati: il dubbio è se farlo per uno o due anni. Sa che non è più giovanissimo e che il fisico ha subito tanto. E uno come lui corre solo per vincere, non per arrivare secondo.
Dove andrà nel 2027 Francesco Bagnaia?
Le voci ormai danno per certo l’approdo di Pedro Acosta, mentre Bagnaia pare aver già firmato per Aprilia. Ho letto di un quadriennale: almeno, fonti vicine parlano di quattro anni, mentre altre fonti più giornalistiche parlano di un “2+2”. La sostanza però non cambia: Bagnaia vuole un posto dove legarsi fino alla fine della sua carriera. Il fatto di avere Bezzecchi (che è comunque un amico nel box ma anche, in questo momento, il pilota che tutti vogliono battere) potrebbe influenzare gli equilibri.
Potrebbe crearsi una rivalità interna?
Io definisco questa stagione come il “campionato dei separati in casa” perchè tutti i primi piloti hanno già firmato per altre case. Non è mai successo, da quando seguo questo sport, e forse da quando esiste il motociclismo, che dalla prima all’ultima gara si sappia già che l’anno dopo un pilota per un’altra squadra. È successo a Lorenzo quando firmò con Ducati con un anno di anticipo: firmò in Qatar per la stagione successiva. Bagnaia, da quello che so, ha firmato per Aprilia con un 2+2. È difficile che una casa faccia un contratto di quattro anni secchi: vale sia per il team che per il pilota, perché non si sa mai cosa può succedere. Già due anni sono tanti. Aprilia, comunque, si sistema bene con Bezzecchi e Bagnaia: è una bella coppia. Entrambi arrivano dall’Academy di Valentino Rossi, e non dobbiamo dimenticare che tanti piloti italiani sono cresciuti lì. Bagnaia e Bezzecchi sono prodotti di quell’ambiente, quindi qualcosa di importante è stato costruito. Certo, avere due “galli nel pollaio” non è semplice. Mio nonno diceva che è un bene, perché così hai più competitività… ma bisogna saperli gestire. Non è facile. Però è sempre meglio avere due piloti forti piuttosto che uno di Serie A e uno di Serie B: non sai mai cosa può succedere. Nelle moto, come nelle auto, il primo avversario è sempre il tuo compagno di squadra. È una regola fissa. Lo vedi davanti a te, vedi gli ingegneri che magari parlano più con lui, e iniziano i pensieri. È una situazione psicologicamente difficilissima. Quest’anno, secondo me, può succedere qualcosa anche in Aprilia. Non pensate che Martín stia lì a guardare: per ora va tutto bene, abbracci e sorrisi, ma se la situazione resta così, a metà stagione potrebbe diventare più complicata. L’ambiente è bellissimo, ma quando ti giochi un Mondiale cambia tutto, anche economicamente. Parliamo di professionisti: giovani, ma pur sempre professionisti, con premi e contratti importanti. Ed è lì che possono nascere problemi, come è successo con Senna e Prost. La forza deve essere il team, che deve gestire tutto questo. Non è mai facile. Un esempio recente? Bagnaia con Marquez. Ricordo quando in Ducati ci dissero al Mugello, tre anni fa, che per la stagione 2025 il compagno di squadra di Bagnaia sarebbe stato Marc Marquez. Rimanemmo tutti sorpresi, soprattutto Martín, che era primo in classifica, e anche Bagnaia. Bagnaia è intelligente e aveva capito subito che avere Marquez accanto non era solo una questione tecnica, ma mentale. Marquez ha messo in difficoltà quasi tutti i suoi compagni di squadra. Bagnaia è un campione, ha vinto due mondiali, quindi non è che non sappia più andare in moto. Il problema è psicologico: avere uno come Marquez accanto pesa. Marquez è sorridente, lavora bene nel team; Bagnaia invece è più perfezionista, più serio, e secondo me questa cosa l’ha sofferta. L’anno scorso ha fatto un campionato disastroso, mentre quest’anno potrebbe fare un po’ meglio, anche perché ha già deciso il suo futuro. Ma difficilmente tornerà ai livelli degli anni migliori. Questo è proprio l’esempio perfetto dei “due galli nel pollaio”: quando uno è più forte, l’altro può soffrire dal punto di vista mentale.
Si parla di Gresini lontana da Ducati. Ci sarà un approdo in Honda?
Il team Gresini l’anno scorso ha vinto: è stato un team fortissimo, il primo team privato, e ha ottenuto anche un premio importante. È una squadra molto valida, con giovani interessanti come Álex Márquez, che era con Enea Bastianini ai primi tempi. È uno dei team più forti tecnicamente del mondiale. È chiaro che, quando vedi l’Academy VR46 passarti davanti nonostante, dal punto di vista sportivo, sei rimasta un po’ indietro, un po’ di fastidio può esserci. Ma è normale: è uno sport. Valentino Rossi ha un grande nome, è uno sponsor importante e molto influente, quindi è anche facile per il suo sistema andare avanti. Ci sono stati contatti con Honda, ma io credo che Gresini rimarrà dove si trova. Prima di tutto perché c’è Bulega: viene dalla Superbike, dove teoricamente dovrebbe vincere il mondiale, e ha già un contratto con Ducati per il prossimo anno. Potrebbe quindi essere “parcheggiato” in Gresini. A quel punto potrebbe anche arrivare Bastianini, per rifare una squadra tutta italiana: Bastianini con Bulega sarebbe una coppia molto forte. È chiaro però che servirebbe un impegno finanziario importante, non facile da sostenere. In questo momento, però, si sta discutendo molto anche della nuova proprietà Liberty Media, gli americani che hanno preso in mano tutto il sistema. Questo potrebbe portare più soldi nel circuito. C’è infatti una questione molto importante: l’accordo tra le case costruttrici e Liberty Media, un po’ come il Patto della Concordia in Formula 1. È chiaro che le case non accettano più le attuali condizioni economiche, che per loro sono insufficienti. Per la prossima stagione si stanno tenendo riunioni anche negli Stati Uniti, dove le case vogliono ottenere anche i diritti televisivi, o almeno una parte di essi. Ed è proprio questo il punto centrale che tiene in piedi tutto il sistema. Detto ciò, penso che Gresini rimarrà dov’è, anche perché se andasse in Honda, che piloti potrebbe prendere? Farebbe il terzo team di Honda? Non è il momento.
Bastianini si trasferirà quindi in Gresini?
Io penso che, se si facesse puntasse su Bastianini e Bulega, quest’ultimo verrebbe “pagato” da Ducati, quindi evidentemente i soldi non li tirerebbe fuori direttamente il team. Bastianini potrebbe anche accontentarsi di meno e verrebbe inserito in una bella squadra, con una moto competitiva. Direi che Bastianini ha dimostrato di guidare molto bene. Bisogna però capire cosa farà KTM. KTM è partita in modo orrendo, perché non aveva soldi ed era praticamente in una situazione di crisi. È stata poi salvata da un’azienda indiana molto forte, che produce scooter e ha mercati enormi in Oriente. Quest’azienda era già in parte proprietaria di KTM e poi ne ha acquisito la maggioranza. E, udite udite, quest’anno ha chiuso con un utile di 580 milioni. Le vendite sono aumentate del 60%. È chiaro che l’anno precedente le vendite erano molto basse, quindi la crescita è anche facilitata da quello, ma la situazione sta comunque andando bene. Ora stanno anche ragionando su cosa fare per la prossima stagione. C’è Steiner che ha rilevato il team Tech3 di Hervé Poncharal, pagandolo una cifra importante, e ha dichiarato recentemente che non ha molto tempo per decidere cosa fare: potrebbe anche diventare il terzo team Honda. A questo punto, KTM deve decidere quale direzione prendere. Io consiglierei di costruire una squadra con Bastianini come primo pilota e Álex Márquez come compagno di squadra.
Quali saranno le novità in KTM?
Visto che Pedro Acosta ha già preso il volo per Ducati. Questo è ormai sicuro, ha già firmato la squadra, se sono bravi e furbi, dovrebbe puntare su Bastianini e Álex Márquez. Il secondo team poi inserirebbe chi capita, anche lo stesso Vinales. Quest’ultimo è andato in KTM anche perché ha comprato diverse azioni: non è stato solo una scelta sportiva legata al talento. È comunque un buon pilota, ma nella sua carriera, dopo l’uscita da Yamaha e Suzuki, non ha fatto moltissimo. Secondo me ha perso un po’ di carattere negli anni. Ha molti alti e bassi, e nel Mondiale non puoi permetterteli: devi essere costante in ogni gara. Questo è un po’ il panorama KTM. Pit Beirer è una figura chiave, ex pilota, responsabile del progetto. Il reparto corse non è in Austria ma ha sede in Svizzera, quindi è abbastanza separato dalla struttura KTM. Potrebbe anche essere acquisito: ci sono fondi e investitori pronti a offrire molti soldi per prendere il controllo del reparto corse KTM con gli stessi uomini. Potrebbero esserci novità a breve termine, anche perché le decisioni vanno prese adesso: manca circa un mese o due. I giochi sono praticamente aperti ma quasi definiti. Per quanto riguarda Bastianini, ha dimostrato di essere un talento naturale enorme. Ha avuto però molta sfortuna nella carriera in Ducati. Appena arrivato, se vi ricordate, nella sua prima sprint race fu abbattuto da Marini alla seconda curva: si ruppe la scapola, uno degli infortuni peggiori per un pilota. Ha saltato mezzo campionato e non poteva nemmeno allenarsi bene, perché con la scapola puoi lavorare sulle gambe ma non sulla parte superiore del corpo. Se si riapre, sei praticamente fermo. Poi è rientrato a Barcellona, è caduto di nuovo e si è rotto per altri quattro mesi. Quando perdi un anno o due, poi ti porti sempre dietro quel ritardo. Secondo me, senza questi problemi, avrebbe potuto giocarsi il titolo con Bagnaia, perché Bastianini è a un livello molto simile. Lo si vede anche in pista: domenica a Jerez sembrava “andare sull’acqua”, tanto era veloce. È stato incredibile. Si è battuto con Marquez, lo ha passato più volte: è stata una bella lotta. Ora però vedremo cosa succederà in questo mese, che sarà il mese decisivo dei ragionamenti per tutti.
Perché Yamaha sta facendo così fatica in questa fase?
Negli Stati Uniti, l’unico punto disponibile è stato conquistato dal rookie Razgatlioglu. Insomma, per Yamaha è un momento davvero difficile. Yamaha ha fatto un cambiamento epocale nella sua storia: è passata dal quattro cilindri in linea a una nuova configurazione. Per una casa con una tradizione così radicata, è un cambiamento enorme, quasi traumatico. Non è facile adattarsi. Si era puntato molto su Quartararo, un talento straordinario. Ma ora non ci crede più: ha firmato un contratto biennale con Honda. E quando un fenomeno smette di crederci, significa che qualcosa non funziona. Quartararo è un fuoriclasse: uno di quei pochi piloti capaci di trasformare una moto competitiva al 70% in una moto da 100%. Ma anche lui ha i suoi limiti se il mezzo non è all’altezza. La moto Yamaha fatica, e faticherà ancora. I soldi sono stati investiti, le capacità ci sono, ma il percorso è lungo. Forse da metà stagione, con alcuni aggiornamenti, si vedranno miglioramenti, ma per arrivare al livello di Ducati o Aprilia servirà tempo. Paradossalmente, vedo meglio Honda. Honda ha lavorato sullo sviluppo con diversi piloti: Marini, Mir, Zarco. Marini, in particolare, è un ottimo sviluppatore. Inoltre, hanno preso Quartararo, quindi potrebbero tornare competitivi già dal prossimo anno. Va però ricordato che il prossimo anno si riparte praticamente da zero: i valori in campo potrebbero cambiare completamente. Quando si riparte da una base nuova, puoi sia azzeccare tutto sia sbagliare. Restando in casa Honda, è forse il team che si è mosso meno sul mercato, ma ha fatto scelte mirate. Ha già confermato Zarco e ha puntato su giovani interessanti come Diogo Moreira, che ha già dimostrato di poter stare nel gruppo. Si parla anche di altri giovani come David Alonso: sarebbe interessante vedere un pilota colombiano in MotoGP. Ma tutto dipende dai posti disponibili: con due team hai solo quattro moto. L’Honda ha già un pilota di punta come Quartararo, un campione del mondo come Mir, un giovane promettente come Moreira e un pilota esperto sotto contratto come Zarco. Resta quindi un solo posto, conteso tra Marini e Mir. Marini è un grande sviluppatore, ma non è un pilota vincente. Mir, invece, è veloce ma poco costante: troppe cadute. Per ora Marini, a meno che non decidano di tenerlo e lasciare a piedi Mir. Mir è un pilota che piace molto a Davide Brivio: basta vedere i risultati ottenuti con lui. Brivio è molto bravo a creare squadre “famiglia”, con persone competenti, e ha già mostrato interesse per Mir, che potrebbe portare nel suo team insieme a Ai Ogura. Questo anche perché Raúl Fernández è un pilota che ogni tanto si accende, ma spesso si spegne. E invece un pilota deve essere costante. Io lo dico sempre: vincere un Gran Premio è importante, ma non è la cosa fondamentale. La vera differenza la fa quello che fai dopo. Un pilota da titolo deve restare nei primi cinque anche nelle gare successive. Altrimenti non può ambire al mondiale.
Chi è il pilota più forte che ha gestito nel corso della sua carriera?
Ho gestito grandi piloti: Valentino Rossi agli inizi, per due anni, poi Max Biaggi, Marco Simoncelli, Andrea Iannone, Enea Bastianini, Loris Capirossi — che ho seguito per 14 anni — e tanti altri come Jean-Michel Bayle e Jean-Philippe Ruggia. L’elenco non finirebbe mai. Se devo dire il pilota forse più forte, ma incompiuto, dico Simoncelli. Perché è chiaro: non ha avuto il tempo di dimostrarlo fino in fondo. Era davvero molto forte, ma è rimasto un talento incompiuto. Il più forte in assoluto? È difficile dirlo: ognuno aveva caratteristiche diverse. Se Simoncelli avesse potuto continuare la sua carriera, allora si potrebbe fare un paragone. Ma così, purtroppo, non è possibile.
Sono vere le storie sulla Cagiva?
No, non sono vere. Diciamo che Cagiva è stata la realtà con cui ho vissuto sette anni e, se un mago mi dicesse “ferma il tempo”, lo fermerei proprio lì. Più che in Aprilia o in Ducati, lì c’erano Claudio Castiglioni e Gianfranco Castiglioni: due matti, sì, ma completamente innamorati delle moto. Si attaccavano alle griglie per vedere le gare. Pensate che quando usciva la 500 del Reparto Corse (per me la moto più bella di sempre) l’ufficio di Claudio era a dieci metri. Scendeva, si metteva la tuta, chiamava i vigili per chiudere la strada e la provava lui stesso in rettilineo. Sembra incredibile, ma è tutto vero. E no, la storia del motore che partiva al contrario non è vera: erano tutte esagerazioni. Era semplicemente un gran motore, che funzionava bene. Devo dire anche che, ogni tanto, i giapponesi ci davano una mano: avevano bisogno di un avversario europeo, non potevano correre solo Honda e Yamaha. Serviva una casa europea competitiva. Ma quello che faceva davvero la differenza era la passione dei Castiglioni. La Cagiva 500, secondo me, resta una delle moto più belle mai viste. Da lì nacque anche la Cagiva Mito 125, una stradale che sembrava una vera 500 da gara. Credo che tutti gli appassionati se la ricordino. Durante la mia gestione arrivò anche il primo podio Cagiva: era il 1988, a Circuit de Spa-Francorchamps, sotto la pioggia, con Randy Mamola, che arrivò terzo. Un momento incredibile. Quando chiamai Claudio e Gianfranco, erano impazziti dalla gioia. Gianfranco era addirittura in ospedale, ma si fece portare subito in ufficio pur di vivere quel momento. Una passione così oggi è davvero difficile da ritrovare.
La Cagiva 500 è la moto più bella che ha gestito?
Se la mettiamo a confronto anche con le stradali, se la gioca benissimo con la Bimota V Due 500, che per me resta un sogno. Qui però parliamo proprio del top del design: a quel livello puoi solo dire “ti piace” o “non ti piace”. Poi certo, ci sono moto che vanno più forte o meno forte, ma io, personalmente, metto sempre la Cagiva al primo posto. Sarà il cuore, sarà quello che vuoi, ma per me è lì in cima. Dietro Cagiva ci sono storie incredibili, perché lì era davvero pura passione. Io nella vita ho avuto anche fortuna — e per me la fortuna fa parte del bagaglio tecnico, esattamente come il talento. Ho avuto la possibilità di lavorare soprattutto con aziende guidate da proprietari appassionati. Anche in Aprilia, con Ivano Beggio, si respirava questa passione: la domenica ci portava a provare le moto nuove sulle colline di Asiago, per testarle davvero. E le gare non ne perdeva una. Parlare direttamente con i proprietari, come Claudio Castiglioni e Gianfranco Castiglioni, significava risolvere i problemi in due minuti. Con i giapponesi, invece, servivano riunioni su riunioni: magari ci voleva un mese per prendere una decisione. In Cagiva, in tre giorni si facevano cose incredibili. Ricordo un episodio: io e Jan Witteveen, che è stato una figura fondamentale — il “padre” dei due tempi Aprilia — avevamo bisogno di circa 100 milioni da dare alla Brembo per sviluppare nuovi freni. Andammo da Claudio Castiglioni: prese un blocchetto di assegni con il simbolo dell’Elefantino, scrisse l’importo e ce lo diede seduta stante. Provate a fare una cosa del genere con una casa giapponese… decisamente più complicato. Ed è proprio questa velocità decisionale che permetteva di competere, e a volte anche di sorprendere, i grandi costruttori giapponesi.
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