Champions League
Intervista a Ruggeri: “Nazionale? Nessun rancore, conta solo l’Italia”
Non cerca alibi, non alimenta polemiche. Matteo Ruggeri nella sua intervista da Repubblica, sceglie la via della maturità nel momento più delicato della sua carriera internazionale. L’esterno dell’Atletico Madrid, protagonista nella recente qualificazione alle semifinali di Champions League, torna sulla mancata chiamata dell’Italia nei playoff mondiali e lo fa con lucidità: “Non ho nulla da ridire. Speravo solo che ci qualificassimo”.
Parole semplici, ma dense di significato. Ruggeri ha seguito la sfida decisiva da Madrid, lontano dal campo ma vicino emotivamente alla squadra: “Ho guardato la partita con i miei amici, a casa. Ovviamente soffrendo. È andata così e bisogna ripartire a testa alta e guardare avanti”. Nessuna recriminazione personale, solo la delusione condivisa per un obiettivo sfumato.
Nel frattempo, però, la sua carriera ha preso una direzione precisa. Il passaggio all’Atletico Madrid lo ha proiettato su un palcoscenico di altissimo livello, dove ha già dimostrato di poter competere. Emblematica la doppia sfida contro Lamine Yamal, affrontato senza timori: “Siamo stati bravi come squadra, l’obiettivo era limitarlo. Anche se ha 18 anni, ha qualità straordinarie. È stata una bella battaglia”. Un confronto acceso, anche a livello verbale, ma gestito con intelligenza: “Qualcosa ci siamo detti, ma non mi faccio distrarre. Le chiacchiere non sono il campo”.
Dietro questa crescita c’è un percorso iniziato da lontano, quando il calcio era ancora un gioco inconsapevole. Ruggeri ricorda con affetto i primi passi: “Mio papà mi portò a un provino senza dirmelo. Avevo cinque o sei anni e non capivo”. Da lì, l’ingresso nel settore giovanile dell’Atalanta, fondamentale per la sua formazione: “Ti insegnano prima a essere persona, poi calciatore. Curano ogni dettaglio, anche la posizione del corpo”.
Un lavoro meticoloso che ha costruito le basi del giocatore di oggi. E anche l’ambiente dell’Atletico ha fatto la sua parte: “Il primo giorno è stato difficile, ma i compagni mi hanno fatto sentire subito a casa. È questo il segreto dell’atmosfera creata da Simeone”.
Tra ricordi familiari, come i “disastri” combinati in casa con il pallone, e il presente ad altissimo livello, Ruggeri resta concentrato su ciò che conta davvero: crescere, migliorare e farsi trovare pronto. Anche per l’Italia, quando arriverà il momento.
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