Serie A
Fabregas: “Como” migliorare per raggiungere la mia idea di calcio
dal nostro inviato a Milano, il Direttore Marco Capriotti
Intervenuto alla presentazione del libro di Ivan Zazzaroni Per vincere domani a Milano, presso la Libreria Ubik, Via Monte Rosa 91, l’allenatore del Como Cesc Fabregas ha parlato del problema del calcio italiano.
Dalle critiche al suo Como (quasi) tutto straniero, ha voluto far sentire il peso di Goldaniga e Vigorito all’interno dello spogliatoio (ricordiamo che a inizio stagione c’erano anche Gabrielloni e Cutrone).
Il dubbio che non ha risposta è: con molti italiani il Como avrebbe raggiunto la Champions davanti alla Juventus e al Milan? La risposta è “non lo so”.
Sicuramente, confrontandosi anche con Roberto Samaden del settore giovanile dell’Atalanta, c’è da fare aumentare e migliorare il progetto, con una visione e una direzione precisa. La parola che cita il coach spagnolo è pazienza. “Se non avessi avuto la pazienza non avrei mai fatto quello che è accaduto negli ultimi due anni e mezzo. Si è ancora lontano dal calcio di quello che io ho in mente. Ci vuole allenamento, allenamento e allenamento.”
“Allenamento, video, analisi, dare la fiducia ai giocatori, poi giocare e sbagliare, ma imparare ed guardare lontano”. ” Tutti vogliamo vincere, ma è fondamentale la pazienza, ma oggi vediamo che non c’è”.
Parla anche dei procuratori “che spesso spinge ad andare via, vai da un’altra parte, ma quella parte non è giusta, mentre l’allenatore della prima squadra aveva un progetto per quel giocatore. Il presidente e l’allenatore deve avere una linea precisa.”
” A volte possiamo passare per arroganti, ma cerchiamo di portare avanti la nostra idea di calcio. Ricordo una partita a Modena con Bianco allenatore in Serie B, molto difficile, da fare i complimenti al tecnico; però poi dopo una serie di risultati non eccellenti l’allenatore salta e arriva un’altra guida tecnica con una differente concezione, per poi dopo qualche giornata, ripartire con un nuovo progetto.”
“A Barcellona spesso avevamo poco spazio nelle giovanili per allenarsi e a volte si era costretti ad andare ad allenarsi in un campo di terra battuta, dove se cadevi ti facevi tanto male.”
Ricorda anche la gara del 2008 contro l’Italia agli Europei, dove realizzò il rigore che eliminò gli Azzurri. Quella squadra di fenomeni all’inizio temeva i grandi campioni da Buffon, Pirlo, Totti… poi i grandi sono diventati loro!
E’ importante, per Fabregas, far fare progetti a lungo periodo per gli educatori (anch’io sono ancora educatore) con lunghi contratti. Così si prepareranno le nuove generazioni.
Poi, al termine, il firmacopie con Zazzaroni, per la gioia del pubblico presente all’evento.
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