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La Corea del Sud ai Mondiali 2026: Son guida una squadra ancora in costruzione

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La Corea del Sud al Mondiali 2026: preview della nazionale di Hong Myung-bo, analisi tattica, giocatori chiave, punti deboli e calendario del girone.

La Corea del Sud arriva ai Mondiali 2026 con l’obiettivo di superare il girone e confermare il proprio status di nazionale asiatica più continua nelle grandi competizioni. La squadra di Hong Myung-bo giocherà nel Gruppo A contro Repubblica Ceca, Messico e Sudafrica, tra Messico e Stati Uniti, in una prima fase che già da subito farà capire se il nuovo corso tecnico, iniziato dopo l’addio turbolento a Jurgen Klinsmann, avrà trovato una struttura stabile in tempo utile. La qualificazione è arrivata senza sconfitte: sedici partite, undici vittorie e cinque pareggi, con Tigri Asiatiche unici ad essere imbattuti dell’intero percorso asiatico verso il Mondiale.

Il dato va letto con equilibrio. Il cammino è stato pulito, è sotto gli occhi di tutti, ma il livello medio degli avversari fa abbastanza riflettere. Cina, Thailandia, Singapore, Iraq, Oman e Giordania hanno permesso alla Corea di avere un percorso comodo, però le amichevoli contro rivali più fisiche e più strutturate hanno mostrato una squadra ancora in fase di assestamento. Le sconfitte pesanti contro Brasile e Costa d’Avorio, insieme al ko con l’Austria, hanno alimentato i dubbi soprattutto sulla tenuta del nuovo sistema a tre difensori.

Hong Myung-bo è una figura centrale nella storia del calcio sudcoreano. Da giocatore ha partecipato a quattro Mondiali ed è stato il capitano della squadra arrivata in semifinale nel 2002, ce lo ricordiamo tutti molto bene. Da allenatore, dopo l’esperienza negativa al Mondiale 2014 e i successi in patria con l’Ulsan HD, ha ricevuto una seconda occasione sulla panchina della nazionale, con il compito di rendere la Corea più efficiente: meno corsa a vuoto, più ordine nella costruzione. Il progetto, però, resta aperto.

Portiere e difesa della Corea del Sud: Kim Min-jae resta il riferimento

Partiamo dalla difesa, dove si è palesato ben più di un equivoco tattico. Hong ha alternato il 4-2-3-1 usato nelle qualificazioni con un 3-4-3 provato nelle amichevoli più recenti. L’idea è chiara: aggiungere un centrale per liberare gli esterni, mantenere più alti i giocatori offensivi e preparare meglio le transizioni. Bene la teoria, la pratica però ha dato risultati alterni.

Il punto fermo resta Kim Min-jae, centrale del Bayern Monaco, chiamato a guidare una linea che ha bisogno della sua aggressività in avanti e della sua capacità di difendere in campo aperto. Sarà l’ago della bilancia in tante situazioni difensive perché davanti alla difesa la Corea non sempre garantisce una protezione solida.

Il problema principale riguarda i quinti. Nel 3-4-3, Seol Young-woo e Lee Tae-seok hanno mostrato difficoltà nel capire quando restare alti e quando scivolare sulla linea dei difensori. Contro avversari capaci di attaccare i mezzi spazi tra braccetto, esterno e mediano, la Corea ha concesso troppo campo: se gli esterni arretrano troppo presto, la squadra finisce in un 5-3-2 passivo; se salgono insieme senza coperture preventive, il centrocampo resta in inferiorità e la prima costruzione diventa prevedibile.

In porta, la Corea cerca soprattutto affidabilità nella gestione dei momenti di pressione. Il portiere dovrà accompagnare una squadra che vuole palleggiare corto ma che, contro rivali più aggressivi, potrebbe essere costretta a giocare più spesso sul lungo. È uno dei punti su cui Hong dovrà scegliere: insistere sulla costruzione ragionata o accettare una Corea più diretta nei momenti di difficoltà.

Centrocampo della Corea del Sud: Hwang In-beom e l’equilibrio da trovare

Il centrocampo è il reparto in cui si deciderà l’identità della Corea del Sud ai Mondiali 2026. Hwang In-beom è il giocatore che dà ordine, ritmo e collegamento tra i reparti, ma il suo percorso di avvicinamento al Mondiale è stato condizionato da problemi fisici. Il suo rientro, anche graduale, è una notizia importante per Hong visto che senza di lui, la squadra perde qualità nella prima uscita ed è più carente in termini di pressione dopo la perdita del pallone.

Nel 4-2-3-1 delle qualificazioni la Corea ha trovato un equilibrio più naturale, con due mediani a protezione della difesa e una trequarti libera di ricevere tra le linee. Nel 3-4-3, invece, la coppia centrale deve coprire più campo in ampiezza e sostenere sia i quinti sia i tre attaccanti. È una richiesta pesante, soprattutto contro squadre che portano cinque uomini in zona palla e obbligano la Corea a rincorrere lateralmente.

La squadra preferisce costruire con passaggi corti, attirare pressione e creare superiorità vicino al pallone. L’obiettivo è trovare l’uomo libero, non cercare subito la profondità. In questo senso, il centrocampo deve muoversi con precisione: un mediano viene incontro, una mezzala offensiva si abbassa, gli esterni danno ampiezza e gli attaccanti ruotano per creare triangoli. Quando il meccanismo funziona, la Corea riesce ad avanzare con ordine, ma se il tempo del passaggio si allunga, emergono i limiti nei duelli e nelle seconde palle.

Attacco della Corea del Sud: Son, Lee Kang-in e la gestione delle transizioni

L’attacco resta il reparto con più talento. Son Heung-min sarà ancora il riferimento tecnico ed emotivo della Corea del Sud al Mondiale 2026. A 33 anni, con ogni probabilità, giocherà l’ultimo Mondiale della sua carriera. La sua stagione non è stata scintillante come quelle passate, ma il peso nella nazionale resta evidente: è il capitano, il primatista di presenze e uno dei principali finalizzatori della storia coreana.

Son è utile non soltanto in fase realizzativa. Quando può ricevere in campo aperto, infatti, è in grado di attaccare lo spazio e partire da sinistra per accentrarsi. Il 3-4-3, in teoria, nasce anche per questo: lasciare Son e Lee Kang-in più vicini alla porta, pronti a ripartire appena la Corea recupera palla. Lee, dal canto suo, ha una qualità innata nel ricevere palla tra le linee e gestire l’ultimo passaggio anche se il minutaggio al PSG non sempre gli ha garantito continuità.

Accanto a loro, Hwang Hee-chan può dare profondità e aggressività, ma arriva da un periodo complesso. La Corea ha bisogno che gli attaccanti partecipino alla pressione e, allo stesso tempo, restino pronti per uscire in transizione. È un equilibrio difficile: se si abbassano troppo, la squadra perde sbocchi; se restano alti senza accorciare, il centrocampo viene esposto.

La Corea del Sud ai Mondiali 2026: date, orari e sedi delle partite del girone

La Corea del Sud è inserita nel Gruppo A del Mondiale 2026 con Messico, Sudafrica e Repubblica Ceca. Le partite dei sudcoreani si giocheranno tra Guadalajara e Monterrey.

La prima partita sarà Corea del Sud-Repubblica Ceca, in programma venerdì 12 giugno 2026 alle 4:00 italiane, all’Estadio Akron/Chivas di Guadalajara.

Il secondo impegno sarà Messico-Corea del Sud, previsto venerdì 19 giugno 2026 alle 3:00 italiane, ancora a Guadalajara.

La terza partita sarà Sudafrica-Corea del Sud, fissata per giovedì 25 giugno 2026 alle 3:00 italiane, all’Estadio BBVA di Monterrey.




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