Mondiali
C’era una volta la Germania: i numeri della maledizione della Mannschaft ai Mondiali
Il primo grande colpo di scena dei Mondiali è arrivato ieri sera da Boston: la Germania quattro volte campione del mondo è fuori ad opera dell’umile e tignoso Paraguay. L’ennesima mazzata per una Nazionale che dal successo del 2014 in poi ha raccolto poco in termini di risultati, sebbene nei vivai continuino a germogliare talenti e gli allenatori tedeschi facciano scuola in Europa. Eppure, la Nazionale di Nagelsmann ha seguito le orme di quanto era accaduto nelle precedenti due edizioni.
Nel 2018, l’eliminazione da campioni del Mondo alla fase a gironi con Messico, Svezia e Corea del Sud fece suonare l’allarme attorno a una squadra a fine ciclo con Low. A succedergli, dopo l’Europeo del 2021, fu Hans-Dieter Flick. L’attuale tecnico del Barcellona veniva dall’epica esperienza col Bayern Monaco, culminata il primo anno col sextete. Ciononostante, nemmeno lui fu in grado di risollevare la Nazionale tedesca, estromessa ancora alla prima fase nel gruppo con Giappone, Spagna e Costa Rica. Dal 2023, la Mannschaft è nelle mani di Nagelsmann che, dopo un buon Europeo casalingo, è stato tradito dai suoi ai rigori contro il Paraguay.
Le possibili spiegazioni sulla maledizione tedesca
Alla vigilia dei Mondiali, Joshua Kimmich aveva avvertito l’ambiente quando gli era stata rivolta una domanda a proposito dell’assenza dell’Italia: “Hanno vinto più di noi negli ultimi dieci anni”. Parole a dir poco profetiche, considerato quanto successo ieri. La caduta della Germania rievoca, solo per piccolissimi tratti, quella dell’Italia. Due big, per ragioni diametralmente diverse, eclissatesi dal calcio mondiale, quando prima erano destinate ad arrivare in fondo. Dal 1982 alle successive nove edizioni la Germania aveva sempre raggiunto quantomeno i quarti di finale, contando addirittura sette semifinali. Ora il mondo sembra essersi capovolto.
Ieri, poi, per la prima volta i rigori sono stati fatali alla Nazionale teutonica che nei quattro precedenti ne era sempre uscita vincitrice. In patria si sollevano gli interrogativi e si ricercano ancora i colpevoli di un flop inatteso: da Neuer, con almeno un gol al passivo per la decima partita consecutiva (record negativo assoluto nei Mondiali), a Nagelsmann, le cui scelte hanno suscitato qualche dubbio. Ciò che impressiona è come però una Nazionale fondata su uno dei blocchi più vincenti in Europa, quello del Bayern Monaco da cui la Germania ha attinto sette elementi, e su giocatori di caratura internazionale, vedasi Havertz e Wirtz, non riesca più a superare la soglia delle prime fasi. La pressione? Può essere una spiegazione. D’altra parte, quando si gioca per una delle Nazionali più titolate della storia il pallone pesa come un macigno. E ieri dal dischetto, dopo noi a marzo, l’hanno imparato anche i tedeschi.
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