Calcio
Milan, ognuno al suo posto: l’ombra di Ibra e il rischio dell’ennesimo cortocircuito
Sono trascorse diverse settimane da quando Gerry Cardinale ha fatto piazza pulita al quarto piano di Casa Milan. Senza dimenticare di includere l’allenatore e il direttore sportivo. Al Milan si è salvato solo Ibrahimovic.
Un’azione inedita scaturita dalla mancata qualificazione alla prossima Champions League. Figlia della sconfitta maturata a San Siro contro il Cagliari nell’ultima giornata di Serie A.
Dal mattino seguente, oltre a un comunicato che certificava la concretezza di quanto accaduto, è iniziata la stagione dei casting per trovare le nuove figure dirigenziali e la nuova guida tecnica. Nessun piano di cambiamento già definito. Nessuna pianificazione: soltanto uno smantellamento del vecchio per poi mettersi a caccia del nuovo.
I numerosi colloqui che si sono susseguiti e le ore di call con tecnici e dirigenti stranieri hanno portato, tuttavia, a continui rifiuti al progetto Milan. Il tutto è stato coordinato dal proprietario Cardinale e dal suo consulente di fiducia Zlatan Ibrahimovic. Che in RedBird ha investito anche decine di milioni di euro.
Il mese di giugno è trascorso in un susseguirsi di notizie più o meno fondate e di molteplici piste che avrebbero dovuto sistemare l’organigramma dei rossoneri. Ma che in realtà hanno comunque portato tutte allo stesso risultato: il nulla. Il tecnico viene finalmente trovato, avallato addirittura da presunti direttori sportivi che poi non sposeranno mai la causa del Diavolo. Eppure, sono stati proprio loro il criterio di valutazione per selezionare il nuovo allenatore del Milan. Ovvero Ruben Amorim.
Non solo: dopo un’ulteriore settimana alla ricerca della dirigenza ideale, Cardinale ha deciso di vagliare una soluzione definitiva e tutta interna. Ogni figura scelta era già presente nella struttura aziendale. Con la sola differenza di avere, da questo momento, un ruolo più definito all’interno dell’area tecnica e finanziaria del club meneghino.
In sostanza, la ricerca non ha portato i frutti sperati. È la dinamica di un ristorante che cerca a lungo un nuovo chef perché ne è sprovvisto. Non riuscendo a trovarlo nonostante i vari tentativi, alla fine si convince che, tutto sommato, anche l’addetto alle pulizie sa cucinare bene. Di conseguenza, il nuovo cuoco del ristorante sarà lui.
Rimane da capire se i ruoli definiti nel nuovo organigramma partorito risulteranno davvero delineati. Garantendo il potere di agire senza interferenze, oppure se resterà soltanto uno schema di facciata, proprio come già avvenuto negli anni precedenti con risultati insoddisfacenti.
Il punto focale, in fondo, resta sempre lo stesso: la figura scelta per prendere le decisioni può essere più o meno conosciuta, qualitativamente più o meno preparata. Di fatto, al tifoso del Milan importa il lato sportivo del calcio e, per fare in modo che quest’area funzioni al meglio, nessuno deve scavalcare nessuno; ogni testa deve stare al proprio posto. La traduzione è fin troppo facile: se Ibrahimovic al Milan metterà ancora il bastone tra le ruote all’allenatore, o se qualche altro dirigente si metterà di traverso in situazioni che non gli competono, il risultato finale sarà identico a quello, fallimentare, ottenuto dalla precedente gestione.
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