NBA
NBA, Spurs e Knicks per la gloria: battute in finale di Conference OKC e Cleveland
La NBA si prepara a vivere il proprio atto conclusivo con le Finals in programma a partire dal prossimo 3 giugno. A sfidarsi ci saranno i campioni dell’Est, i New York Knicks, e quelli dell’Ovest, i San Antonio Spurs, nel remake della finale di NBA Cup che si aggiudicò a dicembre la franchigia di Mike Brown. Le due squadre sono reduci da due serie diametralmente opposte: se i Knicks hanno infatti fatto la voce grossa a Est contro i Cleveland Cavaliers, dall’altro lato gli Spurs hanno compiuto una vera e propria impresa, eliminando i campioni in carica di OKC in gara-7. Andiamo adesso a vedere più nel dettaglio come sono andate le due serie.
A Est i Knicks spazzano via Cleveland: serie senza storia
A distanza di 27 anni dall’ultima volta, nella città della Grande Mela i Knicks riscoprono il fascino delle NBA Finals. Lo fanno dopo due serie dominate, prima contro Philadelphia e poi contro i Cleveland. Quella con i Cavs ruota attorno alla sliding door di gara-1, quando sotto di 22 punti a poco meno di otto minuti dal gong finale, i Knicks sono riusciti a ribaltare il punteggio. Una sterzata chiara e decisa alla serie da lì in poi controllata da New York, trascinata da un Brunson ancora una volta sugli scudi, dalle triple a raffica di Josh Hart in gara-2 e dalla tigna di Mikel Bridges in quella successiva.
Con il biglietto per le Finals già di fatto ipotecato, l’ultima gara alla Rocket Arena è servita da passerella finale per i Knicks. La squadra di Bown ha completato l’opera rifilando quasi 40 punti di distacco ai Cavs. Nessuno sconto, nemmeno nel capitolo finale della serie, a un avversario già ampiamente schiacciato dallo strapotere offensivo di New York. Towns, Anunoby e Shamet dalla panchina hanno maramaldeggiato su Cleveland, dove non sono mancate storie tese tra Harden e Donovan Mitchell. Il Barba, in particolare, deve ancora rinviare la sua caccia all’anello ma soprattutto riflettere su una prestazione difensiva al limite dello sconcertante. In Ohio ci riproveranno il prossimo anno, mentre a New York si sogna già in grande.
Wemby si prende le prime pagine: gli Spurs fanno fuori i campioni
Epica, leggendaria, una nuova Celtics-Lakers. L’hanno in molti ribattezzata in questo modo la serie tra Oklahoma City Thunder e San Antonio Spurs, le due migliori squadre della lega, in grado di catalizzare l’attenzione di milioni di spettatori Oltreoceano. Più che una serie una saga che non poteva conoscere epilogo se non in gara-7. Un’altalena di emozioni, evidente anche nel continuo ribaltarsi della leadership. In gara-1 è stato Victor Wembanyama a prendersi il proscenio con una prova mostruosa da 41 punti conditi da 25 rimbalzi. Straripante il talento francese su cui i Thunder sono stati costretti fin da subito ad attuare le opportune contromisure.
Con l’MVP Shai Gilgeous-Alexander a corrente alternata per tutta la serie, è stato Caruso l’uomo chiave per OKC. Dall’altra parte però, oltre a Wemby, gli Spurs hanno potuto contare su un Castle imperioso. Senza trascurare poi il contributo di Devin Vassell e sul giovanissimo Dylan Harper, capace di non far rimpiangere un De’Aaron Fox a mezzo servizio. Quando poi tutto sembrava spingere dalla parte nuovamente di OKC, avanti 3-2, ci ha pensato Wemby a portare la serie a gara-7. Qui le assenze di Jalen Williams e Ajay Mitchell hanno pesato particolarmente per i Thunder. Nonostante un Gilgeous-Alexander da 35 punti, a fare festa alla fine è stata San Antonio. A fine partita Wemby piange di gioia, in attesa che i suoi Spurs scrivano un’altra pagina di storia, prendendosi un titolo che manca da dodici anni.
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