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Cedere Soulé è davvero un’opportunità per la Roma?

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Matias Soulé è il nome più probabile tra i partenti in casa Roma.

Mentre le alte sfere giallorosse stanno facendo le dovute valutazioni, i tifosi sembrano aver già fatto la loro scelta: tra tutti i calciatori cedibili, la preferenza sembra essere ricaduta su Matías Soulé. Un’opzione che va oltre il semplice confronto con gli altri papabili: navigando sui social, una fetta consistente dei supporter giallorossi dimostrano di avere una considerazione piuttosto bassa del talento argentino.

Considerato discontinuo e poco incisivo nei big match, il suo talento non ha mai fatto particolarmente breccia nel cuore della gente e, anzi, un suo eventuale addio (soprattutto in una fase in cui rimbalza con insistenza il nome di Mason Greenwood) viene accolto come un’opportunità di crescita tecnica per la squadra di Gasperini.

Ma è realmente così? È opportuno esaminare due aspetti fondamentali: i reali bisogni dell’organico giallorosso e i numeri di Soulé, con particolare attenzione al contesto in cui essi sono stati realizzati.

Di cosa ha davvero bisogno la Roma?

Il primo aspetto è quello relativo al valore della rosa giallorossa. In un contesto di puro Fantamercato, dove non esistono FFP e settlement agreement, di cosa ha bisogno la Roma per alzare il livello?

Prima ancora di scendere nel dettaglio delle esigenze tecniche, conviene soffermarsi proprio sul livello attuale e su quello cercato dalla Roma. I giallorossi sono reduci da un terzo posto e da un ritorno in Champions che, all’interno di un quadro tecnico generale della Serie A, merita dei distinguo. Se le prime due in classifica, ossia Inter e Napoli, sono sembrate realmente le migliori squadre del lotto, alle loro spalle la situazione è più ingarbugliata di quanto possa dire una classifica comunque incerta fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata.

Nonostante un buon campionato, e pur con una fase centrale problematica, si può dire che la Roma non ha un organico certamente superiore a quello di Juventus e Milan, anzi. Il tutto facendo i conti con le potenzialità economiche delle due big del nord, che permetteranno loro di rinforzarsi nell’imminente sessione di calciomercato, esattamente come si rinforzerà il già ottimo Como e con il possibile ritorno dell’Atalanta alle posizioni di vertice.

Detto questo, la vittoria di Verona ha sancito l’ufficiale ritorno in Champions League dopo una lunga rincorsa durata sette anni. Sette anni in cui è spesso mancato qualcosa per arrivare tra le prime quattro, ma, al tempo stesso, la Roma ha scritto percorsi importanti in Europa, con quattro anni di fila tra le migliori quattro in Europa e Conference League, di cui due terminati in finale, con una vittoria e una sconfitta ai rigori che fa ancora rabbia.

La stagione 2026-27, quella che porta al centenario, inizierà senza le ragionevoli opportunità di ambire ai trionfi continentali. Pertanto non è così irragionevole pensare a una società che punti a creare un organico che possa dare un po’ più fastidio al duo che l’ha preceduta, detto che lo stesso Gasperini aveva parlato di tre anni come periodo auto-imposto per provare a vincere sul suolo nazionale.

Per farlo, la Roma ha diversi bisogni di natura tecnica: in difesa manca un centrale di esperienza dietro il terzetto titolare, anche tenuto conto dei vari problemi di natura fisica con cui Hermoso ha combattuto nelle ultime due stagioni e che potrebbero prevedere il bisogno, o quantomeno la volontà, di rimpiazzarlo in svariate situazioni.

Per quanto riguarda la linea mediana, i centrali sono apparsi pochi e probabilmente non particolarmente variegati nell’ultima stagione: quattro calciatori per due maglie, ma soprattutto un assetto eccessivamente monodimensionale. L’unico che pare avere una spiccata pericolosità offensiva è Pisilli, mentre Koné, che è il migliore dei calciatori in fase di recupero del pallone, non ha manifestato la crescita attesa in fase di accompagnamento dell’azione. El Aynaoui si è rivelato quantomeno discontinuo, a differenza di Cristante, sempre affidabile e duttile, ma uno dei titolari il cui livello è maggiormente migliorabile. In sostanza, alla Roma manca un regista vero e proprio, manca un incursore efficace, manca perfino un altro recuperatore di palloni. Tanti problemi e una volontà relativa di mettere mano al reparto.

Analogamente, gli esterni a tutta fascia richiederanno un intervento: i problemi di Angeliño hanno permesso di scoprire Wesley a sinistra, ma la partenza di Tsimikas e la mancata conferma di Salah-Eddine scopriranno il ruolo di un nome, anche al netto di un rinnovo di Celik che non è stato ancora siglato. Inoltre, nello scenario assolutamente verosimile in cui lo spagnolo dovesse lasciare la Roma, i giallorossi si ritroverebbero senza esterni mancini.

Anche in attacco, il DS D’Amico dovrà agire in entrata: da un anno Gasperini richiede un profilo specifico, un esterno di piede destro, che parta da sinistra e abbia buone doti di dribbling. Con Massara la richiesta è rimasta inevasa o, comunque, non ha soddisfatto l’allenatore (leggasi Zaragoza). Anche alle spalle di Malen, tra Dovbyk che non ha convinto e Vaz piuttosto acerbo, il tecnico di Grugliasco chiede che venga fatto qualcosa.

Alla luce di tutto questo, vale davvero la pena privarsi di Soulé? Un’operazione del genere, con il rinnovo di Dybala ancora in bilico e le condizioni fisiche precarie della Joya, appare uno spreco di energie e forse anche di denaro da poter investire in altri ruoli. L’unico senso di questo movimento, allora, ci riporta a quel settlement agreement e quelle necessità economiche di cui abbiamo parlato. Ma anche dal punto di vista dell’apporto del giocatore alla causa, la percezione generale è quantomeno discutibile.

I numeri di Soulé a Roma

Nei suoi due anni in giallorosso, l’apporto del talento di Mar del Plata è stato piuttosto ondivago, ma non mancano le motivazioni e i momenti in cui ha mostrato di essere importante per il rendimento complessivo della squadra. Arrivato nell’estate del 2024 dietro indicazioni di De Rossi, il tecnico di Ostia aveva iniziato ad appurarne la difficile coesistenza con Dybala dopo aver tentato di collocarli ai lati opposti del tridente offensivo. La situazione è cambiata radicalmente con l’esonero del tecnico e l’arrivo a Roma di Jurić (sei partite da titolare sulle dodici con il croato tra campionato e coppa) e di Ranieri.

Nella prima fase della sua terza esperienza giallorossa, l’allenatore di Testaccio aveva relegato Soulé a un ruolo marginale: nelle prime dodici partite di campionato sotto la nuova guida, l’argentino ha racimolato una sola presenza da titolare e altri tre spezzoni per complessivi 28 minuti, decollando tuttavia a partire da metà febbraio. Con il ritorno dell’Europa League e il successivo infortunio di Dybala, infatti, Soulé ha preso per mano la Roma in una rincorsa terminata a un punto dalla Champions League. Partito titolare in tutte le ultime 14 partite stagionali, ha segnato 4 gol e fornito 5 assist, decidendo il successo a San Siro contro l’Inter e firmando il pari nel derby.

La curiosità sta nel fatto che, in quelle 14 partite, solo una volta lui e Dybala hanno coesistito in campo, nel 2-1 al Como. Una partita risolta dopo l’uscita dal campo di Soulé, con i lariani in vantaggio all’Olimpico fintanto che gli argentini si trovavano contemporaneamente in campo.

Una tendenza che è stata confermata anche quest’anno, soprattutto nella prima fase del campionato: di rientro dall’infortunio, Dybala ha saltato diverse partite e giocato principalmente i big match, dove la Roma non ha prodotto risultati e Soulé non ha inciso. Ma prima che la pubalgia costringesse l’ex Frosinone a un mese e mezzo di stop, il suo bottino recitava 7 gol e 7 assist in una squadra che faticava a trovare la porta avversaria con costanza.

Il problema di Soulé è Dybala?

Esaminando i freddi numeri, da febbraio 2025 al termine dello scorso campionato, sono 25 le partite in cui la Roma ha schierato Soulé nell’undici titolare, ma non Dybala. Il numero di punti totalizzati è 55, una media di 2,2 punti a partita. Rapportata a un intero campionato, determinerebbe un punteggio finale tra gli 83 e gli 84 punti, con un rendimento comunque migliori nei big match di quanto visto nel corso dell’ultima Serie A.

A livello personale, in quelle stesse partite Soulé ha totalizzato 8 gol e 9 assist. Pesati sulla distanza delle 38 giornate, significherebbero 12 gol e 13 assist circa. Numeri che lasciano pensare a un talento forse ancora in costruzione, ma sicuramente da sfruttare meglio e da non oscurare con la classe di Dybala, un giocatore sicuramente forte e bellissimo da vedere, ma anche un catalizzatore della manovra giallorossa: quando è in campo, il pallone passa dai suoi piedi, togliendo spazio e riducendo le cifre di altri giocatori spiccatamente tecnici.

Una sua cessione migliorerebbe realmente la Roma? Ai posteri l’ardua sentenza.




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