Mondiali
I Leoni della Mesopotamia, 40 anni dopo: il ritorno dell’Iraq ai Mondiali
La parola d’ordine è tenacia: dopo cinque fasi continentali e una interzona, l’Iraq è riuscito a tornare alla fase finale di un Mondiale a quarant’anni dall’unica volta. Lo ha fatto grazie alla grande capacità di reagire alle avversità. Lo spirito mostrato dai ragazzi di Graham Arnold, ex CT della nazionale australiana, è stato impagabile.
Se mancare la qualificazione di un solo punto durante la terza fase poteva essere già una mazzata, pensate allo spirito della squadra dopo aver fallito la qualificazione per un solo gol fatto nella quarta fase. Nel girone contro l’Arabia Saudita, infatti, l’Iraq ha chiuso a pari punti e con la medesima differenza reti dei più quotati avversari, che però avevano sconfitto l’Indonesia per 3-2, in luogo dell’1-0 ottenuto dai Leoni della Mesopotamia.
Nell’ultima fase asiatica, l’Iraq è stato rimontato sull’1-1 negli Emirati Arabi ed è andato sotto in casa nel match di ritorno, salvo vincere per 2-1 con un rigore realizzato addirittura dopo 17′ di recupero da Al-Ammari. Ai playoff interzona, arrivati come testa di serie in virtù del ranking favorevole, gli iracheni hanno piegato 2-1 la Bolivia, ottenendo il pass per la kermesse iridata.
I convocati del CT Arnold
Il CT Graham Arnold ha diramato i convocati: nessun grosso nome, se non l’acquisto dell’ultim’ora di Ahmed Qasem, arruolato dopo aver fatto la trafila nelle giovanili della Svezia. Per il resto, un po’ di qualità principalmente in mediana, grazie al neo-convocato, al fantasioso ex United Zidane Iqbal (oggi all’Utrecht) e a due vecchie conoscenze del nostro calcio come Aimar Sher e Ali Jasim.
L’unico “italiano” sarà Marko Farji, cresciuto in Norvegia e oggi ala offensiva del Venezia, dove ha molto faticato a trovare spazio, limitandosi ad appena due presenze da subentrato.
L’Iraq ai Mondiali, una storia poco gloriosa
Come detto, l’Iraq ha partecipato a una sola edizione dei Mondiali. Anche allora si giocava in Nord America, trattandosi dell’edizione messicana del 1986. Il sorteggio, tuttavia, ha riservato all’Iraq partite in Canada e negli States, senza poter tornare sul “luogo del delitto”.
Quarant’anni fa, l’Iraq ha raccolto tre sconfitte in altrettante partite, con un unico gol segnato, nella seconda sfida nel girone, contro il Belgio. Un gol inutile per il risultato (il definitivo 2-1) ma storico per una nazionale che, a tutt’oggi, è a caccia del primo risultato nella sua storia iridata.
Non sarà semplice ottenerlo nel Gruppo I: i ragazzi di Arnold troveranno Francia, Norvegia e Senegal, con pochissime speranze di qualificazione e abbastanza ridotte anche in termini di chance di muovere la classifica. Al di là di una tradizione sicuramente migliore sul suolo continentale, i Leoni della Mesopotamia appaiono come una delle potenziali cenerentole di questa edizione.
I calciatori simbolo nella storia dell’Iraq
A fronte di una storia poco gloriosa, inevitabilmente è anche complicato trovare campioni da legare alla storia dei Mondiali. Inevitabilmente, non possiamo che partire da Ahmed Radhi. Non perché sia stato il migliore, ma perché quarant’anni fa, in quel Belgio-Iraq, fu lui a segnare l’unico gol della propria nazionale nella storia della Coppa del Mondo. Un pioniere, purtroppo scomparso nel 2020 a causa di complicazioni da Covid.
Il calciatore più importante della storia della nazionale mediorientale, tuttavia, è sicuramente Younis Mahmoud. Il motivo è presto detto: con 125 presenze e 44 gol, è sia il più presente che il più prolifico di sempre tra i giocatori che hanno indossato la divisa della selezione irachena. Come se non bastasse, Mahmoud è il grande eroe dell’unico trofeo nel palmarès dei Leoni della Mesopotamia, la Coppa d’Asia del 2007: ha siglato due gol ai quarti di finale e dopo il successo in semifinale arrivato ai rigori dopo lo 0-0 al termine dei 120′, il gol decisivo in finale contro l’Arabia Saudita al 72′. È lui ad aver messo a segno tutti i gol della fase finale. Ciò gli è valso una candidatura al Pallone d’Oro 2007, unico iracheno di sempre.
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