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Esclusiva – Amauri: “Il fallimento della Juventus non è solo colpa di Vlahovic, ma anche della società. Il problema non è solo l’attacco”

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Amauri

Oggi ai nostri microfoni è intervenuto l’ex attaccante italo-brasiliano Amauri, il quale ha vestito maglie di Chievo Verona, Fiorentina, Parma, Juventus e Palermo. Con lui abbiamo parlato di attualità e passato

Le sue dichiarazioni

Ecco le parole di Amauri

Vlahovic ha fallito secondo lei l’opportunità alla Juventus?

Ha avuto molti infortuni, però credo che dare la colpa ad un solo personaggio non va bene, anche la società ha avuto delle colpe. La sua è stata una stagione un po’ di alti e bassi. Comunque la Juventus deve rifarsi e penso che già da quest’anno qualcosa cambierà“.

Sorloth o Kolo Muani possono essere attacanti giusti da Juventus?

Sono due nomi importanti però io sono anche dell’idea, che bisogna avere anche un supporto una squadra dietro che li aiutano. Il problema non è solo l’attaco”.

Come mai in Serie A dalla sua generazione ad oggi si sbaglia molto e si fanno meno gol per gli attaccanti?

Io credo che è visibile, che il campionato italiano in se è un po cambiato. La mia generazione c’era un qualcosa di diverso, c’era un attaccamento più forte alla maglia. Io sono diventato italiano nel 2010 ho giocato per 10 anni da straniero. C’era una crescita importante dei giovani oggi c’è meno. La nazionale era un qualcosa di diverso tutti quelli che hanno vinto giocano insieme da quando erano piccoli. Anche l’Italia che oggi ha vinto il Mondiale under 20 io mi auguro che tanti di questi giocatori non si perdano nel processo, devono crescere in Serie A. Il campionato prima era il più bello del Mondo perché i giocatori crescevano e giocavano in Serie A”.

Quando erano importanti i leader che avevi nello spogliatoio della Juventus come Buffon, Del Piero cosa ti hanno detto quando sei arrivato?

Io mi ricordo tante belle cose perché quando arrivi in una società così importante come la Juventus in Italia e nel mondo. Quando arrivi li ti fanno sentire subito a tuo agio è un qualcosa di magico. Ma già condividere lo spogliatoio, le partite importanti dove ti danno la serenità perché vengono da un passato vincente, si riesce ad esprimere il meglio di se”

Le piace Kean come attacante?

A me piace molto, è un attaccante forte sa tenere la palla sa giocare. Deve essere preso in considerazione e soprattutto perché è italiano”.

Secondo lei oggi gli attaccanti in Serie A in area segnano di meno perché anche la qualità delle giocate dei cross è diminuita?

Sono cambiati i tempi, prima c’erano molto questi cross già sapevano i miei movimenti e le palle in area le potevo buttare dentro. Oggi si fa un po troppo di tiki taka ma il bel calcio è anche finalizzare si vince li. Ci sono meno gol su cross su punizione. Anche gli attaccanti si devono adattare, devono sfruttare i loro punti di forza. Io ad esempio ero forte di testa e mi allenavo spesso con chi mi doveva mettere la palla in area”

Come hai visto la stagione che si è conclusa in Serie A?

È stata dominata dall’Inter e se parliamo di Juventus è tutto completamente da rifare e rifondare”.

Il suo percorso

Le parole di Amauri sul suo percorso da giocatore

Non gli è rimasto l’amaro in bocca che quando lei è andato via dalla Juventus ha riniziato a rivincere?

Non era un progetto tecnico ma di società. Sono stato fuori dagli schemi della società ma non tecnici, perché quella società li non mi aveva portato alla Juventus. Poi la vita deve proseguire ho fatto altri 6 anni da protagonista tra Parma, Firenze. Poi anche nel primo scudetto il mio gol a San Siro contro il Milan gli ha aperto le porte”.

Quale è un gol che si porta dentro?

Credo che ho avuto l’opportunità di fate tanti bei gol in diversi stadi. Però credo che quello con il Palermo contro la Fiorentina al 90 è uno dei gol più ricordati. Dopo quello sono diventato davvero considerato in Italia, cioè tutti vedevano Amauri”.

Quando si entra in campo in Champions League che emozione c’è e soprattutto l’emozione nel segnare in Champions?

Io sono arrivato alla Juventus e sono andato a giocare la Champions League è un emozione unica inspiegabile e poi avere la fortuna di stare affinanco a giocatori che l’hanno vinta ti fa stare meglio. Il primo anno in bianconero ho fatto gol al Real Madrid nel preliminare, giocare affianco ad Alex e vedere la standing ovation del Bernabeu credo che è un emozione unica e indelebile”




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