libri e recensioni
La fascia sinistra del calcio
Venticinque personaggi in ognuno dei quali il pallone non rotola allo stesso modo e s’incontra con la loro politica, le loro lotte, i conflitti, i sogni. Il calcio, oltre a essere un gioco, può costituire anche uno strumento di libertà, Resistenza e memoria. Questa è la “fascia sinistra del calcio”.
Nel libro di Massimo Cortesi, da sempre impegnato nel sociale, nel mondo della scuola e della politica e attualmente Presidente dell’Arci Lombardia, c’è un viaggio che va dagli inizi del Novecento ai giorni nostri: s’inizia con Gramsci secondo il quale il calcio assume una dimensione più democratica rispetto allo scopone, si prosegue con Rino Della Negra, figlio di genitori emigrati in Francia. È il 1943 e nella Francia occupata si sdoppia: di giorno calciatore nella Red Star, squadra fondata da Jules Rimet, di notte partigiano. Michele Moretti, ex difensore della Comense dal 1927 al 1935, fu tra gli uomini che catturarono il Duce a Dongo. Per Pasolini il calcio costituiva uno strumento sociale più che uno strumento di distrazione di massa . Una vera e propria rappresentazione sacra. Per Gianni Rodari era sinonimo di fantasia, quella dei bambini ma anche degli adulti di ogni età.
Quando Socrates nel 1984 andò alla Fiorentina dichiarò apertamente che in Italia, il suo maggior interesse, era quello di “Leggere Gramsci in lingua originale e studiare la storia del movimento operaio”. Suo fu anche il suo esperimento relativo alla Democrazia Corinthiana.
Osvaldo Soriano è l’autore di “Fùtbol”. Celebre per i suoi personaggi improbabili che fanno parte di un calcio popolare in campi improvvisati.
Per Fabrizio De Andrè il Genoa costituisce una “malattia”. Allo stadio i suoi tifosi, infatti, cantano “Creuza de mà”.
Eduardo Galeano, per il quale “Le vene aperte dell’America Latina” costituisce un punto di riferimento relativamente allo sfruttamento delle ricchezze nel Sud America da parte delle potenze coloniali, fa un mix di calcio e politica con ironia e lucidità.
Un dubbio e una certezza in Luis Sepulveda: il primo fu se la letteratura avesse guadagnato in lui qualcosa nella sua militanza nella scrittura, la seconda era che per colpa della letteratura il calcio cileno aveva perso un grande attaccante.
Un lavoro di due anni quello dell’autore, passato a sfogliare pagine, articoli, a scandagliare nella rete come il calcio venisse vissuto da persone con idee simili alle sue. Un libro sicuramente di notevole ispirazione il cui intento è far capire come il calcio non è fatto solo di risultati e tattiche ma può essere anche cultura, impegno e visione del mondo. Le maglie diventano bandiere, i campi piazze, i giocatori portatori di messaggi e valori.
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