NBA
LeBron James sceglie Philadelphia: l’ultimo ballo sarà con i 76ers
Dopo settimane di valutazioni, rumors, ipotesti e voci al limite dello stucchevole, finalmente abbiamo la mossa più aspettata della Free Agency 2026: LeBron James riparte dai Philadelphia 76ers. Il miglior realizzatore nella storia NBA ha annunciato sui social la decisione di firmare con la franchigia della Pennsylvania, accettando un contratto di due anni da 8 milioni di dollari. Per James sarà la 24ª stagione in NBA, un record che aggiunge un altro capitolo a un della carriere più longeve e leggendarie della storia della lega più bella del mondo.
Una decisione che non è legata al denaro o a ragioni familiari, ma alla possibilità di competere ancora per il titolo. “Credo di poter aiutare i 76ers a diventare una squadra da titolo”, ha scritto su X.
LeBron James ai Philadelphia 76ers: i dettagli della firma
L’accordo con Philadelphia prevede un contratto biennale da 8 milioni di dollari, con player option. La trattativa è stata costruita nelle ultime settimane grazie al lavoro dell’agente di James – il tentacolare Rich Paul – e ai rapporti interni alla galassia Sixers. Tyrese Maxey, anche lui assistito da Klutch Sports, ha avuto un ruolo importante nel corteggiamento, insieme a Joel Embiid, il vero ago della bilancia.
La vera svolta, però, è arrivata con l’operazione che ha portato Jaylen Brown da Boston a Philadelphia. I Sixers hanno ceduto Paul George e quattro scelte future, scalando decisamente posizioni nella lista di gradimento del nativo di Akron. Da quel momento la squadra di Mike Gansey è passata da pista secondaria a una destinazione allettante.
Ed è stato proprio il Presidente di Philly, un’altra chiave di volta. Gansey conosce James da anni: lo ha incrociato ai tempi del basket liceale in Ohio ed era nei Cleveland Cavaliers durante il secondo ciclo di LeBron.
Cosa significa la firma: chi guadagna davvero e chi esce peggio
Dal punto di vista di James, la scelta è molto logica. A Los Angeles, soprattutto dopo l’arrivo di Luka Doncic, il suo ruolo era cambiato, si sentiva stretto, troppo poco spazio per un giocatore con la sua gravità. LeBron ha ammesso di essersi trovato in posizioni mai occupate prima in carriera, anche da terza opzione. A Philadelphia questa minor centralità offensiva continuerà a essere un tema, ma sicuramente il 23 sarà ancora determinante per gestione, letture e leadership.
Per i 76ers, l’operazione è decisamente positiva perché costa poco e alza immediatamente il tetto competitivo. Con Maxey, Brown, Embiid e James, Philadelphia mette insieme talento, creazione dal palleggio, fisicità e esperienza. Il rischio riguarda l’età di LeBron, la salute di Embiid e la sostenibilità degli equilibri offensivi, ma il prezzo del contratto rende la scommessa molto favorevole.
Chi ne esce molto ridimensionati sono i Lakers. Non più di due stagioni fa Rob Pelinka – GM dei gialloviola – sosteneva quanto la Free Agency 2026 fosse da cerchiare in rosso come momento migliore per ripartire e costruire una contender credibile. Bene, la storia è andata esattamente al contrario e l’addio di James è l’ultima mossa di un mercato che ha lasciato gli angelini con più di un cerino in mano, costretti ad accontentarsi di seconde e terze scelte, spesso strapagate. Certo, con in Doncic hanno già il leader tecnico tecnico, ma l’addio di LeBron chiude un’epoca e lascia a Los Angeles il peso di una transizione difficile da gestire, specialmente a Ovest.
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