NBA
Head coach e arena: la lunga estate dei Portland Trail Blazers
L’Oregon è uno stato stupendo per chi ama la pace e la tranquillità. In qualsiasi periodo dell’anno. Ogni volta che si pensa a Portland, viene in mente una città con altissima qualità della vita, in cui le giornate scorrono placide. Un bel post per vivere e – perché no – giocare a pallacanestro. Malgrado tutto però quello che stanno vivendo i Trail Blazers fuori dal campo è tutt’altro che sereno. La franchigia guidata dal nuovo proprietario Tom Dundon, infatti, deve gestire due questioni parecchio spinose: l’insediamento del nuovo coach Micah Nori, assunto con un contratto che ha fatto storcere più di un naso, e la trattativa con la città per il rinnovo del Moda Center, arena il cui leasing scadrà nel 2030. È in ballo il futuro della franchigia.
Micah Nori, un debutto subito sotto osservazione
La prima questione riguarda la panchina. Micah Nori è stato scelto come nuovo allenatore dei Trail Blazers dopo una lunga carriera da assistente NBA e si prepara alla stagione 2026-27 con una squadra che ha chiuso l’ultima regular season con un record di 42-40 e che reinserirà Damian Lillard dopo il recupero dalla rottura del tendine d’Achille sinistro.
Secondo quanto raccontato da The Athletic, durante il colloquio di selezione Nori aveva preparato un’analisi molto tecnica parlando di rotazioni, quintetti, gestione dei minuti, set offensivi. Poco prima dell’incontro , però, il general manager Joe Cronin gli avrebbe comunicato che alla riunione avrebbe partecipato anche Lillard. Inizialmente, non avendo indicazioni aggiornate sulle condizioni della stella dei Blazers, Nori aveva previsto per lui un ruolo dalla panchina e circa 24 minuti di utilizzo.
E già così c’è stato un primo passaggio che ha creato tensione, poi sciolto dal tono diretto dell’allenatore e da un confronto successivo con lo stesso Lillard. Nori avrebbe poi rassicurato il giocatore: se in condizione, partirà titolare e resterà il riferimento nei finali di partita. Prima crepa nel muro.
Il contratto di Nori e le critiche degli allenatori NBA
A rendere più complesso l’avvio del nuovo corso c’è poi il contratto firmato da Nori. La struttura prevede una sola stagione garantita e alcune opzioni lato squadra per le due successive, una formula che ha attirato critiche nel mondo degli allenatori NBA. J.B. Bickerstaff, presidente della National Basketball Coaches Association, l’ha definita una scelta problematica per futuro, che svilisce il valore della categoria.
Nori, però, ha provato a smorzare i toni, di nuovo, alleggerendo il tema nella sua conferenza di presentazione. Ha spiegato di considerare Portland prima di tutto un’opportunità, dopo essere stato vicino più volte a una panchina da capo allenatore, con la sicurezza del contratto che conta meno della possibilità di guidare una squadra – a suo dire – competitiva, con Lillard, Jrue Holiday, Scoot Henderson, Deni Avdija e Donovan Clingan tra i riferimenti del roster.
La trattativa dei Blazers per l’arena
Il secondo fronte – quello molto più delicato – riguarda il Moda Center. La città di Portland ha inviato alla franchigia una proposta per un nuovo accordo ventennale: in cambio dell’impegno a restare, i Blazers riceverebbero circa 600 milioni di dollari pubblici per la ristrutturazione dell’arena. La bozza prevede però alcune condizioni: un pagamento annuale da 3 milioni di dollari per compensare il mancato gettito da property tax, con limiti agli sforamenti di costo del progetto e l’impiego di lavoratori sindacalizzati.
Secondo fonti interne alla squadra, la proposta sarebbe considerata un “non-starter”, cioè una base non accettabile per proseguire. Dall’altra parte, alcuni membri del consiglio comunale chiedono maggiore trasparenza sui lavori previsti e sull’uso dei fondi pubblici.
Scadenze e rischio trasferimento
Il tempo sta pesando parecchio sulla trattativa. Il consiglio comunale dovrebbe votare il 12 agosto, mentre entro il 31 dicembre servirà un accordo per includere i 365 milioni di dollari già stanziati dallo Stato dell’Oregon. Senza un’intesa, il rinnovo dell’arena diventerebbe più complicato e il tema della permanenza dei Blazers a Portland tornerebbe centrale.
Le fonti vicine alla franchigia sostengono che Dundon non voglia minimamente trasferirsi, non è mai uscita la parola relocation. La tensione, però, è sufficiente per alimentare il dibattito nella NBA con alcuni dirigenti di altre franchigie che si starebbero già chiedendo quali alternative avrebbe Portland in caso di rottura con la città: Seattle e Las Vegas restano sempre attualissimi ogni volta che si parla dell’argomento, mentre altre ipotesi come Austin, Nashville o Raleigh non appaiono semplici né necessariamente più forti del mercato dell’Oregon.
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