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Interviste Esclusive

Gandini: “Il calcio italiano soffre la mancanza di sviluppi infrastrutturali. La Serie A deve accettare l’evoluzione verso intrattenimento e spettacolo”

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Umberto Gandini

Oggi ai nostri microfoni è intervenuto Umberto Gandini, ex dirigente di Milan e Roma, ma anche uno dei fondatori del consorzio G-14 dei maggiori top club europei.

Le sue dichiarazioni

Le parole di Gandini
Quale è la differenza che passa tra la gestione di una società e collaborare con la FIFA?

Lavorare in una società è un grande privilegio. Operi in un contesto dove le responsabilità sono molto grandi e quasi tutto quello che decidi ha un’influenza su moltissime persone. Fra le responsabilità, ovviamente dipendenti dal ruolo occupato, la collaborazione con FIFA e UEFA, gli organismi che sovrintendono il calcio a livello mondiale ed europeo, è fondamentale. Ma anche qui, la capacità di influire e avere un impatto sul processo decisionale dipende moltissimo dalle dimensioni del club che rappresenti. Inoltre molti dei ruoli internazionali sono elettivi, dalle federazioni nazionali alle funzioni rappresentative negli organismi per i club. Quindi conta anche chi sei, e come ti relazioni con il mondo del calcio circostante

La gestione degli eventi internazionali, i rapporti con le federazione?

Ho avuto il piacere e l’onore di partecipare a molti eventi internazionali, e di essere nel Comitato Organizzatore delle due finali di Champions League disputate a Milano. La complessità delle cose da tenere in considerazione e di cui occuparsi è enorme. Dagli aeroporti ai trasporti locali, dalle problematiche alberghiere ai campi di allenamento. Organizzare gli eventi collaterali e dare la miglior esperienza possibile ai tifosi, senza menzionare i sempre più stringenti requisiti di sicurezza. Ma la soddisfazione di aver portato a termine il compito assegnato è bellissima“.


Come sono cambiati oggi i rapporti all’interno delle società e i ruoli?

L’evoluzione nel calcio, soprattutto a livello societario, oggi risente molto l’influenza delle proprietà, e di conseguenza con l’investimento e per tutelare lo stesso, arrivano dirigenti provenienti da altre realtà di business. Cambia quindi spesso la visione del day by day, e la strategia. Comunque non bisogna dimenticare che lo scopo primario resta quello di giocare e possibilmente vincere partite di calcio! Da qui discende tutto, e non è cambiato molto in questo campo dagli anni Novanta ad oggi. Però è indubbio che per alcuni club le priorità sembrano essere diverse. C’è sempre qualcuno che sarà toccato dalle decisioni prese, e questo per me rappresenta un aspetto che deve sempre accompagnare il percorso di un dirigente, essere consapevole che ci saranno impatti e conseguenze, ed essere preparato a gestirle“.

L’esperienza al Milan
Cosa si ricorda della sua esperienza al Milan?
Che tipo di presidente era Berlusconi e se per lei mancano queste figure?

Oltre 23 anni al Milan sono una vita! Il Milan è stato innanzi tutto una grande famiglia, costruita anno per anno sotto la guida di Silvio Berlusconi. Dal punto di vista operativo messa in pratica da Adriano Galliani. Per me ha rappresentato tutto dal punto di vista professionale. Mi ha permesso di crescere, anche sbagliando, e mi ha fatto capire che nello sport come nella vita devi cercare di prevedere tutto. È l’attenzione ai dettagli spesso fa la differenza. Grazie al Milan ho avuto accessi a mondi e persone, mi ha formato come persona e mi ha dato ricordi e relazioni importanti e preziose. Sotto la guida del Presidente Berlusconi, anche se distante per certi periodi vista la sua attività politica, e la mano di Galliani, siamo arrivati a centrare l’obbiettivo di essere la più forte squadra del Mondo, dopo aver vinto in Italia ed in Europa.”

La sua esperienza a Roma

Le parole di Gandini
Che Roma ha trovato sotto la gestione di Pallotta?

Sono passato a ricoprire il ruolo di Amministratore Delegato dell’AS Roma nell’autunno 2016, quando il Milan venne venduto agli investitori cinesi. Questo ha rappresentato una notevole crescita professionale. La proprietà americana, con Jim Pallotta Presidente, aveva una visione molto orientata al business e a far fruttare gli ingenti investimenti fatti. Ha portato progetti importanti fuori dal campo come un nuovo stadio. Confrontarsi con una realtà nuova ed una squadra che rappresenta nel mondo la Città Eterna è stato un privilegio coronato da una semifinale in Champions League ed una doppia qualificazione all’anno successivo.

L’arrivo della sponsorizzazione della Qatar Airways ha di fatto chiuso in anticipo la mia esperienza romana avendo raggiunto gli obbiettivi. Ho potuto però apprezzare di persona il forte ed indissolubile legame fra la squadra e i suoi tifosi, unico in Italia e paragonabile a quello visto in contesti come Barcellona.”


Che cosa è successo con l’addio di Totti? Cosa si ricorda?

Quando sono arrivato alla Roma, il grande dissidio fra Spalletti e Totti si era già consumato ed io mi sono trovato nell’anno della scadenza del contratto di entrambi. Ho quindi, se così si può dire, accompagnato entrambi verso la fine del loro rapporto con la Società, ma nel caso di Totti significava anche il suo addio al calcio, e l’ingresso successivo in Società come dirigente. La sua ultima partita e l’evento che ne è seguito resta uno dei più emozionanti e straordinari esempi dell’amore che si riesce a costruire nel corso di una carriera sportiva. A distanza di anni il ricordo di quella serata è indelebile nella mia mente.

Riportare la Serie A ai fasti di un tempo
Secondo lei come si può riportare in alto la Serie A?

La Serie A ha passato negli ultimi trenta e più anni periodi di grande splendore ed altri pieni di nefaste previsioni, ma è sempre qui e sempre in competizione con le altre Leghe. Dipende molto anche dal tipo di squadre che partecipano, e dalla loro forza individuale che riesce a trascinare tutta la lega. Vedi in Spagna quanto beneficio è portato da realtà come Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid. Le nostre grandi sono un po’ in difficoltà, forse a parte l’Inter, ma crescono realtà come il Como, e continuano investimenti stranieri nelle nostre squadre. Segno che non tutto è da buttare.

I cicli ci sono sempre stati, le generazioni si susseguono e così la presenza dei talenti. Il calcio italiano resta uno dei più apprezzati sul campo. Indubbiamente soffre per la mancanza di sviluppi infrastrutturali e la lentezza ad accettare l’evoluzione verso l’intrattenimento e lo spettacolo che non è più soltanto un contorno ma un elemento essenziale dell’esperienza dei tifosi.”




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