Giro d'Italia
Giro d’Italia, quindicesima tappa: Dversnes beffa i velocisti sul traguardo di Milano
La quindicesima tappa del Giro d’Italia 2026, una passerella in teoria destinata a concludersi in Corso Venezia a Milano con la consueta bagarre dei velocisti, si è trasformata in qualcosa di diverso. Fredrik Dversnes Lavik, corridore norvegese in forza alla Uno-X Mobility, ha beffato i compagni di fuga e il gruppo maglia rosa, regalando a se stesso e al pubblico milanese un finale dal sapore antico.
Il copione sembrava già scritto. Una frazione pianeggiante, il caldo asfissiante dei 31 gradi di fine maggio e le squadre dei velocisti pronte a stringere la morsa nei chilometri finali. Eppure, in una narrazione vista e rivista, si è inserito l’elemento di rottura, incarnato da un quartetto di audaci che ha deciso di non rassegnarsi al ruolo di comparse.
Una fuga come tante altre
Tutto è iniziato con i primi, timidi movimenti in testa al gruppo, subito dopo la partenza. Un’accelerazione quasi impercettibile, ma sufficiente a innescare l’azione decisiva. Martin Marcellusi (Bardiani CSF), Mattia Bais e Mirco Maestri (Team Polti VisitMalta), insieme a Dversnes Lavik, si sono sganciati. Un drappello eterogeneo, tre italiani e un norvegese, uniti da un obiettivo comune: l’illusione della fuga.
Il gruppo, sornione, li ha lasciati fare. Ha concesso loro un vantaggio rassicurante, che ha oscillato tra i due e i tre minuti per gran parte della corsa. Le squadre dei velocisti, Soudal-Quickstep e Lidl-Trek in primis, hanno controllato la situazione, convinte di poter chiudere il gap con chirurgica precisione. Il ciclismo moderno, sempre più calcolato e meno istintivo, sembrava dettare le sue leggi inesorabili.
Ma la strada, a volte, si ribella ai calcoli. L’ingresso nel circuito finale di Milano, lungo 16,3 chilometri da ripetere quattro volte, ha segnato il cambio di passo. Il gruppo, fin lì fiducioso, ha iniziato a percepire un’ombra di inquietudine. Il vantaggio del quartetto non scendeva con la rapidità di altre volte. E poi, il colpo di scena: la direzione di gara, forse per evitare rischi in un circuito cittadino stretto e nervoso, decide di neutralizzare la tappa al penultimo passaggio sul traguardo per gli uomini di classifica. Una decisione che ha concesso ai big, Vingegaard compreso, di tirare i remi in barca e ha spianato la strada ai fuggitivi.
Il chilometro finale e il capolavoro norvegese
Negli ultimi chilometri, la tensione è salita alle stelle. I quattro al comando, consapevoli di avere tra le mani l’occasione della vita, si sono guardati, studiandosi in un gioco di nervi sottile e spietato. Bais, generoso come sempre, ha tirato per favorire il compagno Maestri, ma Dversnes Lavik, con l’istinto del predatore, ha atteso il momento propizio.
L’ultimo chilometro, con Piazzale Loreto sullo sfondo, è stato al cardiopalma. Il norvegese ha tirato, non si è risparmiato ma ha sorpreso gli italiani, andando a cogliere una vittoria prestigiosa, la seconda in terra italiana dopo quella alla Tirreno-Adriatico dell’anno scorso. Maestri si è dovuto accontentare del secondo posto, seguito da Marcellusi e Bais.
Il gruppo, regolato da Paul Magnier davanti a Dylan Groenewegen, è giunto al traguardo con 57 secondi di ritardo. Un margine che spiega meglio di qualsiasi altra parola il fallimento delle squadre dei velocisti, beffate da una fuga nata per caso. Vingegaard, intanto, ha conservato senza patemi la Maglia Rosa ed è sempre più dominatore di questo Giro
L’ordine di arrivo della quindicesima tappa del Giro d’Italia
- Fredrik Dversnes Lavik, Uno-X Mobility
- Mirco Maestri, Team Polti VisitMalta | s.t.
- Martin Marcellusi, Bardiani CSF 7 Saber | s.t.
- Mattia Bais, Team Polti VisitMalta | s.t.
- Paul Maignier, Soudal Quick-Step | +0:57
- Dylan Groenewegen, Unibet Rose Rockets | s.t.
- Tobias Lund Andresen, Decathlon CMA CGM Team | s.t.
- Ethan Vernon, NSN Cycling Team | s.t.
- Paul Penhoët, Groupama – FDJ United | s.t.
- Luca Mozzato, Tudor Pro Cycling Team | s.t.
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