NBA
NBA, cosa ci hanno lasciato le prime due serate della stagione
I Knicks hanno festeggiato il titolo davanti al proprio pubblico, poi hanno perso contro i nuovi Sixers di LeBron James e Jaylen Brown. È una delle prime indicazioni dell’inizio stagione NBA 2026/27, ripartita il 20 ottobre dopo un’estate di trasferimenti molto movimentata. Nelle prime due serate si sono rivisti anche Haliburton e Lillard, entrambi fuori per tutta la scorsa stagione, mentre da Los Angeles a Miami è cominciato il lavoro delle squadre che hanno cambiato di più.
Le stelle cambiano squadra, gli equilibri vanno costruiti
Philadelphia è il caso più evidente. L’arrivo di LeBron James e Jaylen Brown accanto a Maxey ed Embiid ha aumentato le soluzioni offensive, ma richiede tempo prima di raggiungere un’organizzazione dei possessi che permetta a tutti di incidere e suonare la stessa pagina dello spartito. L’esordio ha mostrato un James impegnato soprattutto a collegare il gioco (l’evoluzione a point forward pura iniziata già con i gialloviola), mentre Maxey libero da compiti di regia, ha mantenuto un ruolo centrale come scorer.
“Stiamo ancora imparando a conoscerci”, ha spiegato LeBron, richiamando gli errori di esecuzione emersi durante la gara. È un’indicazione utile per leggere questo inizio: Philadelphia ha già mostrato di poter correggere alcune difficoltà durante la stessa partita, ma deve ancora consolidare gli automatismi.
L’esordio di Giannis Antetokounmpo a Miami ha posto un problema simile ma l’esito è stato diverso. Il greco ha prodotto immediatamente, ma non è bastato per contenere Minnesota, una delle squadre più rafforzate in estate e contender a ovest. Anthony Edwards e LaMelo Ball hanno subito fatto vedere un ottima intesa, con l’ex Hornets per la prima volta in carriera impegnato in un contesto altamente competitivo: il loro primo incontro ufficiale insieme ha mostrato un attacco già capace di coinvolgere entrambi.
A Ovest contano i supporting cast
Anche i Lakers hanno cominciato una fase nuova dopo la partenza di James. La centralità di Luka Doncic è indiscussa; l’aspetto da verificare riguarda il rendimento dei giocatori che devono accompagnarlo. Contro Golden State è arrivato il contributo tanto auspicato da Walker Kessler – visto quanto è stato pagato in estate – e dagli esterni, insieme alla capacità di migliorare la difesa dopo un primo quarto meno efficace.
Houston ha mostrato una distribuzione della produzione offensiva tra Durant, Jabari Smith e Sengun, mettendo in difficoltà Dallas attraverso soluzioni diverse. I Mavericks hanno invece alternato tratti incoraggianti a lunghi passaggi senza una costruzione efficace del tiro, soprattutto quando Flagg e Irving sono rimasti meno coinvolti.
Oklahoma City ha confermato la capacità di sostenere Shai Gilgeous-Alexander con alternative offensive di livello. Nel match più atteso di questo inizio stagione NBA 2026/27 San Antonio, condizionata dalla serata negativa al tiro di Wembanyama, ha incontrato maggiori difficoltà: anche per gli Spurs, rendere l’attacco meno vulnerabile alle prestazioni del proprio riferimento sarà una verifica importante.
I ritorni cambiano le prospettive e le responsabilità
Tyrese Haliburton e Damian Lillard hanno riportato Indiana e Portland tra le squadre da osservare con attenzione. Entrambi rientravano dopo la rottura del tendine d’Achille e una stagione interamente dedicata al recupero.
Haliburton ha ripreso dove si era fermato, creando tiri puliti per i compagni e gestendo con grande qualità i possessi decisivi della partita contro New Orleans. La commozione nell’intervista dopo la partita descrive meglio di mille parole il peso dovuto al lungo stop che ha affrontato il numero 0 dei Pacers.
A Memphis, intanto, l’uscita di Morant ha aperto spazio al resto del roster. I 45 punti di Ty Jerome sono stati una delle prestazioni individuali più rilevanti di questo inizio stagione NBA 2026/27. Difficile considerarli una misura del suo rendimento futuro, ma confermano quanto sia cambiato il ruolo che può occupare nei Grizzlies.
Le prime difficoltà di questo inizio di NBA 2026/27 riguardano soprattutto la tenuta
La sconfitta dei Knicks, campioni in carica, nella serata di festeggiamento del titolo ha ricordato che anche una squadra consolidata deve ridefinire i propri equilibri. Mike Brown sta studiando come utilizzare al meglio Drummond, arrivato come sostituto – depotenziato – di Mitchell Robinson. Poco importa: nella Grade Mela non sarà una sconfitta in più a generare malcontento: l’importante sarà arrivare ad aprile con tutti gli ingranaggi ben oliati.
Boston ha sprecato 22 punti di vantaggio contro Detroit, subendo nell’ultimo quarto un parziale di 23-0. I 38 punti di Paul George sono stati una sorpresa molto positiva (difficilmente sostenibile nel lungo periodo), ma sono arrivati in una serata difficile per Tatum, fermo a 6/23 dal campo. Quando l’attacco ha perso efficacia, Boston non è riuscita a compensare attraverso stringendo le viti in difesa. Detroit ha invece continuato a costruire con pazienza possessi di grande qualità, trovando in Duncan Robinson un contributo decisivo nel finale.
Phoenix ha mostrato difficoltà ancora più grandi. Il 43-12 subito nel primo quarto contro Portland ha evidenziato una squadra incapace di contenere il tiro da fuori e di blindare la propria area sotto canestro. Il divario sotto i tabelloni ha concesso ai Blazers ulteriori occasioni, mentre l’attacco dei Suns ha prodotto appena il 35,7% dal campo.
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