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I New York Knicks sono partiti con il piede sbagliato

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Inizio stagione New York Knicks: dopo tre sconfitte, ecco le prime difficoltà e i problemi da correggere senza perdere di vista i playoff.
Jalen Brunson, il leader dei New York Knicks

I New York Knicks in questo inizio NBA 2026/27 hanno aperto la stagione con tre sconfitte in tre partite. Dopo Philadelphia e Boston, nella notta tra domenica e lunedì è arrivato il 111-102 contro Orlando al Madison Square Garden, maturato dopo aver sprecato dieci punti di vantaggio nell’ultimo quarto. I campioni in carica stanno pagando percentuali insufficienti e una continuità difensiva ancora lontana da quella dei playoff. Per trovare un’altra squadra capace di iniziare la difesa del titolo con uno 0-3 bisogna tornare ai Dallas Mavericks del 2011-12. Tutto ciò avendo ben presente che – come riguarda per la maggior parte dei detentori dell’anello NBA – qualsiasi valutazione deve tener conto di una squadra che ha soprattutto bisogno di arrivare ai playoff in salute e senza complicarsi la qualificazione.

Il problema principale è la discontinuità

La difficoltà più evidente di questo inizio di stagione per o Knicks, è stata la capacità di mantenere lo stesso livello di gioco e di tensione durante tutta la partita. Nelle prime tre uscite New York ha mostrato, soltanto a tratti, il gioco che aveva sostenuto la corsa al titolo. Nel momento in cui la squadra riesce a giocare il proprio basket ed eseguire con ordine, aumentando contestualmente l’intensità difensiva, rimane competitiva ed è senza dubbio una top4 a Est, forse qualcosa in più. Però, appena queste condizioni vengono meno, perde rapidamente efficacia, non c’è ancora mordente.

Brunson ne ha parlato a fine partita contro i Magic, dando una chiave di lettura molto lucida: dopo i parziali favorevoli, la squadra si rilassa. È un’analisi che spiega molto bene questo avvio, senza nascondersi dietro un banale ritardo di condizione. I Knicks riescono a costruire situazioni positive, ma faticano a dare continuità sui quarantotto minuti.

Anche coach Brown ha confermato le parole del suo MVP, lamentando poca precisione e una fisicità insufficiente su entrambi i lati del campo. Sono aspetti che si palesano tra le pieghe della partita, durante i possessi sporchi: dal rientro dopo un canestro alla lotta per un pallone vagante, fino alla tenuta sotto i tabelloni.

L’attacco dei New York Knicks fatica a trovare tiri puliti in questo inizio stagione

Alla vigilia della sfida con Orlando, New York era 29ª per efficienza offensiva. Il dato fotografa un attacco che sta ricavando poco dai propri possessi, anche perché i leader offensivi della squadra devono ancora trovare ritmo.

Brunson in questa stagione ha un mirino sulla fronte da parte delle difese avversarie ancora di più rispetto agli anni passati e viaggia con il 39% dal campo e il 27% da tre, mentre Mikal Bridges ha raccolto appena dieci punti in novanta minuti nelle prime tre gare. Non è mai stata richiesta una produzione offensiva così massiccia al 25 ex Suns e Nets, però così è davvero troppo poco.

Le percentuali spiegano una parte del problema. Lo stesso Brunson ha richiamato le proprie responsabilità nell’organizzare la squadra e nel mettere i compagni nel migliore contesto per rendere al meglio. Prima ancora delle conclusioni a bersaglio, servono esecuzioni più precise: affidarsi alla qualità dei singoli diventa meno produttivo se i possessi sono sterili e disordinati.

Il 9/38 dall’arco contro Orlando è stato l’esempio più recente di queste difficoltà, aggravate da dieci palle perse nella ripresa.

La difesa non sta compensando le difficoltà offensive

Storicamente è impossibile che un attacco performi al massimo della efficienza per 82 partite, sono poche le squadre in grado di mantenere l’asticella molto in alto per una stagione intera (le versioni più scintillanti delle Spurs, i Warriors del death lineup o i Bulls di Jordan, per citare i casi più illustri). Quindi qual è l’arma migliore per una grande squadra in casa di periodi di magra offensiva? Esatto, la difesa. In questa fase New York avrebbe bisogno di una difesa capace di sostenere l’attacco quando le conclusioni non entrano. Anche dal lato opposto del campo, però, l’intensità arriva a intermittenza. I quaranta punti concessi ai Magic nell’ultimo quarto sono una cartina tornasole impietosa.

La gestione dei falli di Karl-Anthony Towns complica inoltre il lavoro di Brown. Il lungo resta produttivo, ma le interruzioni del suo impiego obbligano l’allenatore a rivedere le rotazioni, con Drummond decisamente molto lontano dall’impatto che garantiva Mitchell Robinson la scorsa stagione. Le quattro palle perse di media aggiungono un problema a un rendimento individuale altrimenti positivo.

I New York Knicks devono correggere l’inizio di stagione tenendo presente aprile

Tre sconfitte meritano attenzione ma non si deve già recitare il De Profundis a questo gruppo e non bisogna soprattutto cancellare quanto New York ha dimostrato pochi mesi fa. I Knicks hanno già vinto: la regular season deve permettere loro di preparare un’altra corsa al titolo, gestendo le energie e ritrovando abitudini affidabili.

L’obiettivo resta arrivare ad aprile in salute e con una qualificazione tranquilla. Per riuscirci, occorre, con il tempo, recuperare quegli automatismi offensivi già rodato e una continuità difensiva, evitando che ogni serata difficile al tiro diventi una rincorsa. Le prime tre partite indicano su cosa lavorare; quanto peseranno sulla stagione dipenderà soprattutto dalla capacità di correggere questi difetti nelle prossime settimane.




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