Automobilismo
Ferrari, che incubo! E per fortuna che la sosta estiva avrebbe rigenerato Lewis e rinvigorito Charles: così si rischia lo psicodramma!
Chi si aspettava un ritorno del genere dalle vacanze della Ferrari e dei suoi piloti, Charles e Lewis, alzi la mano. Ok, l’andamento della stagione fino a quel di Budapest compreso non era affatto rassicurante, anzi. Ma la pausa estiva, il fatto di ricaricare le forze – fisiche ma soprattutto mentali -, esser lontano dalla stampa, gli amici, il mare… beh avrebbero dovuto far la differenza. E se ci pensiamo, così è stato. Basti pensare a Lewis: è tornato che sembrava un bimbo felice. Sereno e trepidante di scendere in pista con la Rossa. E Charles? Il giovedì in Olanda sembrava una persona totalmente diversa da quella ammirata nel post gara in Ungheria. Del tipo: “Finalmente si torna a gareggiare!“. Un mese dopo, la situazione è completamente precipitata!
E menomale che Monza e Baku erano pro Ferrari!
In un mese sembra che si siano vanificate tutte le – ormai vane – speranze Ferrari. Dall’Hungaroring in poi si credeva che la situazione sarebbe nettamente migliorata. O per lo meno, così si auspicavano cuor di leone Charles ed il nobile decaduto Lewis. Senza dimenticare il condottiero Fred. Già, praticamente tutti nell’ambiente del Cavallino se lo auguravano. Vedendo poi i risultati del venerdì del GP d’Olanda, si era capito che la situazione non era affatto delle migliori. Vuoi per un set-up erroneamente impostato o per le caratteristiche difficilmente compatibili del tortuoso tracciato fiammingo con l’enigmatica SF-25, si è presto capito che non c’era trippa per gatti – poi la domenica si è verificata la più alta consacrazione della legge di Murphy (tutto ciò che può andare storto andrà storto ndr.).
Ma ehi: alle porte c’è Monza, il GP di casa, e a seguire la Monaco dei Paesi dell’Est che tanto cara è al Principino. Insomma, qui la situazione non può di certo deragliare. Anzi, “Ora ci sarà la svolta” è il motto che unisce tutti i tifosi ferraristi. A partire dall’enorme raduno tenutosi in Piazza Duomo a Milano. Tutti uniti, carichi, pieni di gioia e trasportati dalla Passione… ma per cosa? Per un evento sempliciotto, utile solo per il marketing – e quindi per le finanze (lo si dovrà in qualche modo pagare lo stipendio del Re Nero, o no?) e per creare false aspettative. Tutto qua. O meglio, ad alimentare i sogni delle migliaia dei tifosi accorsi all’Autodromo di Monza, ci hanno pensato gli stessi Hamilton e Leclerc, piazzandosi rispettivamente 1° e 2° nelle prime prove libere: “apriti cielo”. “Doppietta Ferrari a Monza” o “Rinascita Ferrari” o ancora “Il primo podio di Lewis sarà a Monza?“: tutti i quotidiani con tanto di titoli simili, come se le aspettative non fossero già fin troppo ingombranti, quasi asfissianti. Ed il tutto completamente ridimensionato, a rigor di logica, al sabato, dove Leclerc racimola un misero quarto posto e Lewis subito dietro – ma, che fai? Per una volta che Sua Maestà parte al fianco del Principe una penalità non la metti in conto? Eccerto! Ed ecco Lewis scattare dalla decima piazza. “Vabbè, ma a Monza si supera” e “Anche l’anno scorso Leclerc partiva quarto, che sia di buon auspicio?“, giusto per alimentare delle aspettative becere, tossiche e discordanti dalla realtà. Detto, fatto. La gara è ancora una volta testimonianza di tutto ciò. Tolti i primi giri, dove Leclerc dimostra di essere un cavaliere dal cuore d’oro e Hamilton salva la faccia con la sua mini rimonta, la prestazione è un’altra volta deludente: quarto e sesto posto al traguardo. E menomale che la Rossa era da podio, se non addirittura da trionfatrice assoluta.
Vabbè dai, ma ora c’è Baku. Qui nel territorio di caccia preferito di Leclerc: quella Monaco dell’Est che ricorda tanto casa. E casa, sino a prima del leggendario 2024, significa una sola parola: maledizione. Già perché per Charles, prima di trionfare magistralmente lo scorso anno, casa sua era infernale, una dannazione continua. Pole su pole, ma mai una vittoria. Neanche a pagarla. Ecco, Baku uguale: quattro pole position negli ultimi 4 anni e mai una vittoria. E perché non può accadere proprio quest’anno? “Alimentiamo questo sogno” avranno ipotizzato i principali social media, come se, visto l’ultimo andazzo, forse non sarebbe meglio tacere e parlare a bocce ferme. E invece no: “A Baku la Ferrari può stupire, altro che Monza: possiamo andare ancora meglio. La conformazione del circuito azero premia la meccanica della Rossa di Maranello“. E, come a Monza, nel venerdì i due scudieri del Cavallino aumentano le – nefaste – attese. 1° Lewis e 2° Charles nelle seconde prove libere: “apriti cielo” il ritorno. Ma la recente esperienza insegna, o no? E invece. Altri proclami – inutili – sulle possibilità di successo della Ferrari di Baku: i titoli sono pressoché gli stessi di Monza. E poi ci pensa – di nuovo – il sabato a mandare in fumo le speranze rampanti. Hamilton improvvisamente nel Q2, da guidare un fulmine, sembra che guidi la macchina dei Flintstones: chiude con una orripilante dodicesima piazza. E Leclerc? Nel Q3 ci approda, per carità. Ma una splendida disgrazia nel giro lanciato, che fai? Te ne privi? E no: ed è così che Charles la pianta nel muro in curva 15: partirà solo 10°. “Capita. Tanto a Baku si sorpassa facilmente. Il passo gara delle Ferrari poi è ottimo“: altra gufata in arrivo dalla stampa. Proprio così: va talmente male in gara che a Leclerc non riescono più nemmeno i sorpassi. Passa metà gara prima dietro ad Hadjar e poi dietro a Tsunoda – che fino a Monza la zona punti la vedeva col binocolo. E Lewis? Compie metà gara alle spalle di Charles, prova una strategia differente – inutile perché poi si ritrova nella stessa situazione di prima – e poi si fa dare la posizione da Carletto per superare chi ha davanti – un impalpabile Norris e gli immancabili Tsunoda e Lawson. Risultato? Non solo non li riesce a sorpassare, ma fallisce anche il tentativo finale dello swap position con Leclerc. Tradotto: non è che piove, ma proprio tempesta sul bagnato. E se mai un giorno Lewis e Charles dovessero andare in pellegrinaggio a Lourdes, è molto probabile che trovino il cartello: “Chiuso per ferie“.
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