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Automobilismo

Andrea Kimi Antonelli, il predestinato che ha rivoluzionato lo sport italiano

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Andrea Kimi Antonelli vince il Gran Premio del Belgio © Youtube

Città del Messico è una delle città più grandi del mondo con i suoi oltre nove milioni di abitanti. Una delle capitali più belle e calorose, ma che per un giorno è diventato il centro dell’intero globo. Merito di un ragazzo come molti, nato a Bologna vent’anni anni fa, ma che con una piccola dote: la capacità di essere tremendamente veloce in auto.

Si chiama Andrea Kimi Antonelli, «nomen omen» direbbero i latini osservando quell’omonimia con il campione del mondo di Formula 1 2007 Kimi Raikkonen, ultimo a regalare una gioia ai tifosi della Ferrari. Un ragazzo come tanti, timido e introverso al punto giusto fuori dal campo di gara, preciso e decisamente scaltro sul sedile di una monoposto.

Proprio l’opposto dell’eroe di casa Sergio «Checo» Perez, una vera e propria divinità nel paese nordamericano dove il suo volto appare dovunque tra strade, aeroporti e stazioni ferroviarie, e che con un suo sorriso è capace di smuovere centinaia di migliaia di persone.

Se è vero che gli opposti si attraggono, anche Antonelli è diventato improvvisamente un eroe in Messico sulle tribune del Circuito Hermanos Rodriguez e lo ha fatto perché, dopo sessantatré anni, ha riportato il titolo mondiale di Formula 1 in Italia. Sessantatré anni dopo Alberto «Ciccio» Ascari che nel 1953 si laureava per la seconda volta campione con la Ferrari. Un’eternità se si pensa che il massimo campionato conta sulle spalle «soltanto» sessantasei anni.

Eppure il destino di Antonelli era già segnato sin dalla nascita, non tanto per quel nome suggerito da Enrico Bertaggia, a sua volta pilota di Formula 1, al papà Marco che ha preferito puntare sulle ruote coperte nel corso della sua carriera prima di diventare un team manager di successo nelle categorie giovanili. A segnarne il destino è quella fredda capacità di gestire ogni situazione, senza mai lasciare nulla di intentato.

Pensate a Silverstone quando, dopo una rimonta importante, si è ritrovato di fronte il compagno di squadra George Russell. L’inglese ha provato a forzare la mano, ma il campioncino tricolore ha saputo prendersi la posizione finendo però bloccato da un problema meccanico. Un colpo che avrebbe stroncato i sogni mondiali di chiunque, ma non di Andrea Kimi che in Belgio si è ripreso immediatamente la rivincita con gli interessi.

La stessa lucidità è emersa a Monza, la gara di casa, là dove nel 2024 aveva esordito nelle prove libere con un brutto botto che aveva fatto pensare a molti come l’irruenza di un esordiente potesse essere più forte di qualsiasi talento. Troppo precoce avevano sentenziato i più, considerato che il bolognese era approdato su una Formula 1 dopo aver appena compiuto i diciotto anni necessari per guidare le auto più veloci al mondo.

La replica è arrivata due anni dopo, con Antonelli che ha preferito consciamente di sacrificare un’eventuale apoteosi davanti al proprio pubblico per il campionato sostituendo il quinto motore stagionale. Una tattica tutt’altro che sprovveduta considerato che il pilota emiliano ha sfruttato la pista dove conta di più la velocità e il motore che tutto il resto. Detto, fatto, ed ecco spuntare una rimonta epocale dal diciannovesimo al primo posto, come non si vedeva da tempo.

Una vera e propria pietra miliare sul percorso che portava al Mondiale che non poteva che arrivare in Messico, un paese festoso e caloroso, tanto simile all’Italia per l’amore verso la Formula 1 e soprattutto per piloti giovani e veloci come lo furono i fratelli Pedro e Ricardo Rodriguez de la Vega, traditi dalla propria spavalderia negli Anni Sessanta.

Un trionfo che arriva nel weekend della prima pole position in rosso di Lewis Hamilton, suo «padrino» nel passaggio in Formula 1 e che lo ha sempre sponsorizzato sin dai tempi del Mercedes Junior Team vedendo in lui il suo erede. Il tutto a dimostrazione che fra campioni ci si intende.

Ora il sogno di Andrea Kimi Antonelli sarebbe quello di festeggiare questo traguardo a Imola, davanti ai suoi amici e famigliari, in un’ultima prova del Mondiale che renderebbe ulteriore lustro allo sport italiano. Servirà attendere cosa sceglierà di fare la FIA, se rischiare di raggiungere Abu Dhabi con conseguenti rischi legati ai conflitti militari nell’area o celebrare un’annata che rimarrà nella storia tricolore.




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