Ciclismo
Andrea Tafi lancia la sfida alla Parigi-Roubaix: “Ganna ha le carte in regola per vincerla. Se Pogacar non ce la farà, almeno avrò vinto qualcosa che lui non ha”
Se si vanno a osservare gli albi d’oro del Giro delle Fiandre e della Parigi-Roubaix, i vincitori italiani nel Ventunesimo Secolo si possono ridurre a cinque nomi: Gianluigi Bortolami, Alessandro Ballan, Alberto Bettiol, Sonny Colbrelli e Andrea Tafi.
Quest’ultimo è stato l’unico a firmare la doppietta fra le pietre del Nord della Francia e i muri del Belgio, un risultato che conferma una grande carriera costellata fra le altre cose da un successo al Giro di Lombardia e da un titolo italiano a conferma dell’ottimo rapporto con Mapei.
Lo abbiamo incontrato in occasione del convegno “30 anni di Mapei Sport: viaggio nelle esperienze sportive del centro ricerche tra passato, presente e futuro” durante il quale abbiamo parlato delle Classiche del Nord che caratterizzeranno la primavera del ciclismo mondiale.
Qual è stato il suo rapporto con la Mapei?
Un rapporto bellissimo, non solo come squadra, ma anche a livello umano. Un rapporto che tuttora per me è importantissimo e che porterò sempre con me, perché grazie a Mapei sono riuscito veramente a dare il massimo nella mia carriera, perché sapevo di avere accanto a me non uno sponsor, ma uno di famiglia. Quando c’era da sgridarti, lo facevano, ma al tempo stesso ti elogiavano quando era il momento. Quindi grazie veramente di cuore a tutto quello che ho fatto.
Quanto ha cambiato la carriera il rapporto con il professor Sassi?
Diciamo che l’arrivo a Mapei nel lontano 1994 per me è stato fondamentale, perché sono passato da quattro anni di professionismo in cui andavo a sensazioni. In allenamento qualche volta avevamo il cardiofrequenzimetro, ma nient’altro. Passare a una vera metodologia di allenamento, a una ricerca importante nello sviluppo della migliore performance, non è stato facile, ma devo dire grazie ad Aldo Sassi e al Centro Mapei Sport se siamo riusciti a ottenere tutti quei risultati ed essere diventati la prima squadra del mondo.
Quali sono i ricordi più belli in merito a Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix?
Sono ricordi tutti bellissimi, a partire sia dalla Roubaix che è la corsa che ho sempre amato, e da lì a essere sul gradino più alto è stato veramente qualcosa di straordinario ed unico. Tutto ciò lo devo a questa grande forza che era la forza Mapei, perché grazie a tutto il team siamo riusciti a coronare ognuno di noi, ogni singolo atleta qualche sogno ,che aveva nel proprio cassetto.
C’è qualche italiano che potrebbe tornare a vincere la Roubaix?
In cuor mio penso che uno come Filippo Ganna possa avere le carte in regola per poter ben figurare a Roubaix. L’ha già vinta fra gli Under 23, quindi chissà che non possa regalarci questo sogno.
Tadej Pogacar potrebbe conquistarla?
Se non la vince, posso dire che io l’ho vinta e lui no, visto che ho vinto tutto. Sicuramente può fare questo grandissimo risultato, anche perché lo scorso anno è arrivato secondo.
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