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L’Italia è un Paese di campioni del mondo

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Kimi Antonelli, Marcell Jacobs, Alberto Tomba... Italians do it better
Kimi Antonelli, Jannik Sinner, Alberto Tomba, Thomas Cecco, Giammarco Tamberi, Marcell Jacobs (Ai Generated)

Per anni abbiamo guardato gli altri salire sul gradino più alto del podio, applaudendo imprese che sembravano appartenere soltanto a loro. Oggi, però, qualcosa è cambiato. L’Italia è diventata una delle grandi protagoniste dello sport mondiale. E forse è arrivato il momento di dirlo senza timidezza, senza quella prudenza tutta italiana che ci porta spesso a riconoscere il nostro valore soltanto quando ce lo fanno notare gli altri: l’Italia è un paese di campioni del mondo.

Andrea Kimi Antonelli: il nuovo campione del mondo

Il primo novembre 2026, a Città del Messico, un ragazzo di vent’anni ha portato l’Italia sul tetto della Formula 1. Si chiama Andrea Kimi Antonelli, è nato a Bologna e ha appena scritto una delle pagine più straordinarie della storia del nostro sport. Terzo al Gran Premio del Messico, quanto bastava per conquistare matematicamente il titolo mondiale, è diventato il più giovane campione del mondo nella storia della Formula 1. Prima di lui, l’ultimo italiano a conquistare il Mondiale piloti era stato Alberto Ascari, nel 1953. Settantatré anni, tre generazioni, un’attesa che sembrava essersi trasformata in una condanna, quasi che l’Italia avesse perso il diritto di sognare in quella categoria.

Mentre aspettavamo un italiano capace di conquistare nuovamente la Formula 1, altri italiani stavano già conquistando il mondo. In discipline diverse, su superfici diverse, con strumenti diversi. Alcuni con un paio di sci, altri con una racchetta, una bicicletta, una moto, una piscina o un parquet. Non sempre ce ne siamo accorti abbastanza. Abbiamo celebrato le loro imprese, magari per qualche giorno, salvo poi dimenticare quanto fosse difficile arrivare fin lassù. Eppure, mettendo insieme queste storie, emerge che siamo davanti a una cultura sportiva capace di produrre campioni in ogni angolo del pianeta, in ogni singola occasione.

Alberto Tomba: il primo grande campione azzurro

Alberto Tomba, per primo, ha cambiato il modo in cui l’Italia guardava allo sci. Prima di lui, la montagna era soprattutto fatica, tradizione, con lui diventò spettacolo. Tomba aveva una personalità impossibile da nascondere, un modo di stare in pista che sembrava appartenere più a un artista che a un atleta. Due ori olimpici, due titoli mondiali conquistati a Sierra Nevada nel 1996, cinquanta vittorie in Coppa del Mondo. Numeri straordinari, certo, ma insufficienti a raccontare il personaggio.

Tomba era un fenomeno popolare nel senso più bello del termine. Riusciva a portare davanti alla televisione anche chi non aveva mai indossato un paio di sci. Aveva trasformato lo slalom in un appuntamento nazionale, in una questione quasi personale tra lui e il cronometro. Fu l’unica persona in grado di far interrompere Sanremo, il festival culturale più importante del paese soltanto per vederlo gareggiare a Calgary. La sua carriera dimostrò che si poteva essere campioni senza rinunciare alla propria personalità, che il talento non doveva necessariamente avere un’espressione composta e silenziosa, a volte poteva anche sorridere, esagerare, divertirsi e vincere.

Jannik Sinner: l’espressione del campione italiano

Se c’è un atleta che oggi sembra avere davanti a sé la possibilità di diventare il più grande sportivo italiano di sempre, quello è Jannik Sinner. Si ha la sensazione, sempre più concreta, di trovarsi davanti a un campione capace di spostare i confini della propria disciplina. Il ragazzo di San Candido, cresciuto tra le montagne e arrivato al tennis dopo aver coltivato il sogno dello sci. È diventato il primo italiano della storia a raggiungere il numero uno del mondo. A venticinque anni ha già costruito un palmarès che appartiene a pochissimi. Cinque titoli del Grande Slam, due ATP Finals, il numero uno del mondo raggiunto nel 2024 e, nel maggio 2026, un’impresa storica: il Career Golden Masters, completando la collezione di tutti e nove i tornei Masters 1000.

Eppure, ciò che rende Sinner speciale è il modo in cui ha trasformato completamente l’accezione di uno sport che in Italia ha sempre fatto fatica ad emergere. Il campione assoluto davanti agli occhi di tutti gli Italiani che ha già conquistato qualcosa di straordinario. La sua storia, è diventata il simbolo di una generazione che non ha più paura di guardare negli occhi i migliori. Non sappiamo ancora dove arriverà, ma l’Italia ha trovato un campione attorno al quale può immaginare un futuro straordinario. E forse, un giorno parleremo del più grande atleta che questo Paese abbia mai conosciuto, ma forse anche di uno dei migliori della storia generale dello sport.

Gianmarco Tamberi: il campione di tutto

Poi c’è Gianmarco Tamberi, uno che ha fatto dell’altalena emotiva una forma d’arte. La sua carriera è stata segnata da tanti infortuni, da lunghi periodi lontano dalla pedana e dalla determinazione di tornare a competere ai massimi livelli. Nel 2016 un infortunio grave gli tolse la possibilità di partecipare alle Olimpiadi di Rio nel momento migliore della sua carriera, in cui partiva nettamente favorito. Un’immagine rimase impressa più di tutte: quella barba rasata a metà, diventata il simbolo di un sogno interrotto. Avrebbe potuto essere la fine di una storia, invece fu soltanto una parentesi.

A Tokyo, nel 2021, Tamberi condivise l’oro olimpico con il qatariota Mutaz Barshim, in una delle scene più belle dello sport contemporaneo. Due anni più tardi, a Budapest, Gimbo conquistò anche il titolo mondiale, saltando 2,36 metri e diventando campione del mondo. Stavolta da solo, senza dividere il gradino più alto del podio. Ma con lo stesso sorriso, la stessa energia, la stessa capacità di trasformare una competizione in una festa. Dopo un altro infortunio che gli ha negato la possibilità di essere competitivo alle Olimpiadi di Parigi nel 2024, Gimbo si è rialzato ancora una volta, andando a vincere gli Europei a Roma, diventando il primo atleta azzurro a vincere tutto, campione di tutto.

Marcell Jacobs: l’uomo più veloce del mondo

Se Tamberi ha insegnato all’Italia a volare, Marcell Jacobs le ha insegnato a correre più veloce di tutti. Il primo agosto 2021, a Tokyo, un italiano vinse la finale olimpica dei 100 metri. Ancora oggi, a pensarci, sembra quasi impossibile. La gara più universale e iconica dell’atletica, quella che assegna il titolo di uomo più veloce del mondo, aveva trovato un padrone italiano. Jacobs tagliò il traguardo in 9″80, record europeo, lasciandosi alle spalle il mondo. Non c’era più Usain Bolt, ma c’era tutta la pesantezza di un’eredità che sembrava impossibile da raccogliere. L’anno successivo, a Belgrado, conquistò il titolo mondiale indoor nei 60 metri. Jacobs aveva aperto una porta che per l’atletica italiana sembrava sempre rimasta socchiusa.

Valentino Rossi: il simbolo dello sport italiano

Il Dottore ha cambiato il rapporto tra le persone e il motociclismo. 9 titoli mondiali, 7 nella classe regina, più di tutti fino ad un anno fa. Vale ha portato milioni di persone davanti alla televisione, ha riempito le tribune di bandiere gialle e ha fatto diventare il numero 46 qualcosa da idolatrare. Rossi riusciva a essere straordinario nella sua semplicità. Sorrideva, scherzava, inventava soprannomi, molto ironico nelle sue interviste. Valentino faceva emozionare gli spettatori con un singolo sorpasso, come quello su Lorenzo in Catalunya. Anche la sua rivalità con Marquez, nella parte finale della sua carriera, è stata importante per stabilire il suo personaggio. Ha portato anche molti spagnoli a tifare per lui, andando contro ad un loro pilota.

La grandezza di Rossi si è vista anche nella capacità di sopravvivere al cambiamento del motociclismo. Ha attraversato generazioni di avversari, rivoluzioni tecniche e nuovi equilibri competitivi, riuscendo a rimanere un riferimento per un pubblico che continuava a riconoscersi in lui. Valentino è stato un linguaggio comune. Un bambino che non conosceva le differenze tra una MotoGP e una 250 poteva comunque riconoscere il suo numero, il suo casco, i suoi festeggiamenti. Era diventato un appuntamento della domenica, uno di quei personaggi che entrano nelle case senza chiedere permesso. Se adesso si chiede ad un bambino di scegliere un numero accanto ad una moto, lui scriverà il 46.

Thomas Ceccon: la rivoluzione arriva anche in acqua

Dalle curve di Misano e Mugello all’acqua delle piscine internazionali. Anche lì, l’Italia ha trovato un altro ragazzo capace di riscrivere la storia. Thomas Ceccon è uno dei volti più rappresentativi di questa nuova generazione. Un atleta completo, capace di muoversi tra dorso, farfalla e stile libero, ma soprattutto un nuotatore che ha dimostrato di poter competere con i migliori al mondo. A Budapest, nel 2022, Ceccon conquistò il titolo mondiale nei 100 metri dorso, stabilendo anche il record del mondo in 51″60. Una prestazione che portò il nuoto italiano in una dimensione nuova. Nel 2023 arrivò anche il titolo mondiale nei 50 metri farfalla a Fukuoka, un’altra dimostrazione della sua versatilità.

Poi, a Parigi, nel 2024, il coronamento olimpico: oro nei 100 metri dorso, con una gara condotta da protagonista e conclusa davanti a tutti. Nel nuoto ogni errore si paga immediatamente. Basta una partenza imperfetta, una virata sbagliata o una frazione di secondo persa per compromettere una gara. Ceccon ha imparato a convivere con questa pressione, fino a diventare uno dei riferimenti internazionali della disciplina.

Simone Giannelli: la forza del gruppo

Per raccontare davvero la grandezza dello sport italiano bisogna anche uscire dalla dimensione individuale, da quella fotografia del campione solo davanti al proprio avversario. Bisogna entrare in uno sport nel quale il talento di un uomo può diventare la forza di un’intera squadra. Bisogna parlare di pallavolo e, soprattutto, di Simone Giannelli. Il lavoro di un palleggiatore si misura anche in ciò che spesso sfugge a chi guarda una partita. Giannelli deve leggere il gioco, interpretare le difficoltà dei compagni e trovare continuamente la soluzione migliore. È da questa capacità che nasce gran parte del suo valore.

La sua storia con la Nazionale è cominciata prestissimo, quando era ancora un ragazzo. I suoi titoli sono diversi, la medaglia d’argento olimpica a Rio 2016, l’oro europeo del 2021, il titolo mondiale del 2022 e quello del 2025. Nel 2022, Giannelli sollevò il campionato mondiale da capitano, guidando una squadra che riportò l’Italia sul tetto del pianeta dopo ventiquattro anni di attesa. Tre anni più tardi, nelle Filippine, la storia si è ripetuta. Il 28 settembre 2025, l’Italia ha battuto la Bulgaria per 3-1 nella finale mondiale, conquistando il quinto titolo iridato della propria storia e il secondo consecutivo.

Italians do it better

C’è una frase di Nelson Mandela che dice: “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo”. Forse è proprio questo che dovremmo ricordare quando vediamo un italiano salire sul gradino più alto di un podio. Un bambino guarda quella vittoria e comincia a immaginare qualcosa che fino al giorno prima gli sembrava impossibile. È successo con Tomba, con Rossi, con Jacobs, con Tamberi, con Sinner, succederà con Antonelli. Ed è forse questa la vittoria più grande che un campione possa lasciare. Perché i record prima o poi vengono battuti, le medaglie finiscono nelle teche e i titoli diventano statistiche, ma le immagini rimangono. E rimane quel ragazzo di Bologna che, a vent’anni, ha riportato l’Italia dove mancava da settantatré anni

E allora lasciateci essere orgogliosi, senza paura di sembrare presuntuosi. Siamo quelli che hanno aspettato settantatré anni per tornare a festeggiare un campione del mondo in Formula 1 e che, nel frattempo, hanno continuato a conquistare il pianeta in ogni altro modo possibile. Abbiamo attraversato generazioni, discipline e imprese che sembravano impossibili, e in ognuna di queste storie abbiamo ritrovato qualcosa che ci appartiene. E allora sì, Italians do it better. Non perché siamo migliori degli altri, ma perché sappiamo rendere indimenticabile anche il modo in cui vinciamo.




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