Basket
Il NIL cambia tutto: cos’è e perché può rivoluzionare il basket europeo
Dalle università americane arriva una scossa che minaccia di ridisegnare la mappa del talento cestistico mondiale. Il sistema NIL è già una crisi per il basket FIBA.
La pallacanestro internazionale guarda con crescente attenzione a ciò che sta accadendo negli Stati Uniti. Il sistema universitario NCAA, infatti, è nel bel mezzo di una trasformazione epocale che rischia di cambiare il mercato globale dei giovani talenti, con conseguenze dirette anche sul basket europeo e sul sistema FIBA.
La rivoluzione è arrivata silenziosa, contratto dopo contratto, attraverso un acronimo di tre lettere: NIL, che sta per Name, Image and Likeness. Tre parole che stanno facendo tremare i club europei più di qualsiasi riforma regolamentare.
Che cos’è il NIL e perché è una svolta epocale
Dalla sua nascita la NCAA, la National Collegiate Athletic Association, ovvero l’organo che governa lo sport universitario americano con circa 1.100 College affiliati, ha imposto una regola di ferro: gli atleti non possono ricevere compensi. Giocare a basket per un’università americana significava rinunciare a qualsiasi guadagno diretto dall’attività sportiva. Un sistema che, predicando la cultura dello sport amatoriale, in pratica ha preservato miliardi di dollari nelle casse delle università.
Un sistema che però negli anni è stato vittima di più di uno scandalo, con soldi sotto banco, e altri tipi di costose regalie, dati agli studenti-atleti. Uno degli scandali più clamorosi fu quello che nel 2017 coinvolse, tra le altre, le università di Louisville, Kansas e Arizona.
Tutto cambia nel luglio 2021, quando la NCAA, sotto la pressione di sentenze federali che ne mettevano in discussione la legittimità antitrust, crea il NIL. Il mondo dello sport americano non sarà più lo stesso.
Il Name, Image and Likeness non è altro che il diritto riconosciuto agli atleti universitari di monetizzare la propria immagine attraverso accordi commerciali, sponsorizzazioni e contratti pubblicitari. Con il NIL, dal luglio 2021 in poi, guadagnare essendo uno studente con la maglia di un’università non è più vietato.
Lo spartiacque definitivo, tra il vecchio e il nuovo modus operandi, arriva con l’accordo House – NCAA, ratificato e operativo dal 1° luglio 2025. Le Università della Division I possono ora pagare direttamente i propri giocatori, con un tetto complessivo di 20,5 milioni di dollari per anno scolastico distribuiti tra tutti gli sport, destinato a salire fino a circa 33 milioni di dollari entro il 2035.
| 343 | $ 20.5M | 71 |
|---|---|---|
| Giocatori europei in NCAA Division I (2024–25), erano 182 nel 2016–17 | Tetto annuale per pagamenti diretti alle università (dal luglio 2025) | Early-entry al Draft NBA 2026, il dato più basso dal 2003 |
L’emorragia europea: da Jakucionis a Diagné, passando per Ellis e Niang
I numeri raccontano una trasformazione rapida e inesorabile. Nella stagione 2016-17, i giocatori europei iscritti alla Division I maschile della NCAA erano 182. Nella stagione 2024-25 erano già 343: quasi il doppio in meno di un decennio. E la curva è destinata a salire.
Giocatori come Kasparas Jakucionis e Ismaila Diagné, entrambi cresciuti in sistemi europei di eccellenza come Real Madrid e Barcelona, nel 2024 hanno scelto il college americano, attratti da offerte economiche difficilmente replicabili in Europa per giocatori di quell’età.
Ma il problema non è solo quello dei nomi già noti. Ormai è un problema sistemico.
L’impatto sul Draft NBA: meno uscite anticipate
C’è un dato che più di ogni altro fotografa la portata di questa rivoluzione.Al Draft NBA 2026 si sono iscritti in early entry soltanto 71 giocatori: il numero più basso dal 2003, l’anno in cui vennero scelti LeBron James, Carmelo Anthony, Dwyane Wade e Chris Bosh. Una cifra che sarebbe stata impensabile fino a pochi anni fa.
Il motivo è semplice: con il NIL e i pagamenti diretti delle università, per molti talenti non ha più senso affrettarsi verso l’NBA. Restare un anno in più in NCAA può valere centinaia di migliaia di dollari, in alcuni casi milioni, tra accordi commerciali e stipendi universitari. Il college è diventato una tappa remunerativa, non più solo un trampolino di lancio.
Saliou Niang, l’ultimo in ordine di tempo
Emblematico il caso di Saliou Niang, giocatore della Virtus Bologna: la NCAA gli ha formulato un’offerta da 5 milioni di dollari. Una cifra più di dieci volte superiore al suo ingaggio attuale e raggiunta in Europa solo da Kendrick Nunn e Vasilije Micić. Di fronte a offerte del genere le squadre europee possono poco fare per trattenere i loro migliori talenti.
Il paradosso del basket europeo: mai così forte, mai così vulnerabile
Il basket europeo è probabilmente al suo apice storico in termini di qualità assoluta. Nikola Jokić e Giannis Antetokounmpo si sono spartiti cinque MVP NBA negli ultimi sette anni. La Germania ha vinto i Mondiali. L’EuroLeague produce uno spettacolo sempre più competitivo. Il vecchio continente ha dimostrato di saper formare campioni di livello assoluto.
Eppure adesso a sparigliare le carte ci pensa la NCAA, che non è più solo un percorso alternativo, ma è diventata una concorrente diretta e agguerrita sul mercato dei talenti under-20.
La domanda che si pone il basket europeo non è più “possiamo competere con l’NBA?”, dove il divario lì è accettato e strutturale. La domanda ormai è un’altra: possiamo competere con le università americane? Perché quelle non pagano solo con il sogno della NBA, ma hanno iniziato a pagare in dollari sonanti, grazie a dei budget che in Europa sono molto spesso irraggiungibili. Nella stagione 2025-2026 di Eurolega infatti solo Panathinaikos, Olimpiacos e Hapoel Tel Aviv hanno raggiunto i 20 milioni di euro. Milano si posiziona a metà della classifica con un budget tra 13.5 e 14 milioni, mentre Bologna si aggirerebbe tra i 7.5 e gli 8 milioni di euro.
Uno sguardo al futuro: adattarsi o soccombere
Nei prossimi anni, il basket europeo sarà chiamato a una scelta di sistema. I club potranno continuare a investire nelle accademie sapendo che una grossa percentuale di quei talenti potrebbe scegliere il college americano, e che il sistema NIL renderà quell’opzione sempre più attraente, soprattutto con il tetto dei pagamenti diretti destinato a crescere fino a 33 milioni entro il 2035.
Oppure potranno ridisegnare il proprio modello di business e di identità, così da rendere a un under 20 il viaggio oltreoceano meno attraente.
Il treno del NIL è partito e non tornerà indietro. Adesso sta al basket europeo non perdere tempo e capire cosa vuole fare da “grande”.
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