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La Svezia torna ai Mondiali dopo otto anni, lontana dai fasti di un tempo

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Svezia ai mondiali

Il cammino atipico l’ha resa una delle nazionali più discusse tra le partecipanti ai Mondiali. Nonostante la recente discontinuità, tuttavia, la Svezia si presenta in Nord America con la motivazione di chi vuole far cambiare idea agli scettici e provare a ridare nobiltà alla propria storia, che ha vissuto picchi piuttosto gloriosi nella competizione iridata.

I convocati del CT Potter

Il CT Graham Potter ha diramato le convocazioni, sciogliendo il primo grande dubbio: Alexander Isak c’è. Rientrato da un mese dopo una frattura del perone, l’attaccante del Liverpool sta alternando pochi e non particolarmente convincenti spezzoni a vari problemi di natura muscolare. Vista la caratura del giocatore, tuttavia, l’ex allenatore del Chelsea non se l’è sentita di rinunciare a un giocatore che neanche un anno fa veniva valutato la stellare cifra di 145 milioni di euro.

Sarà lui a completare un attacco composto anche da Anthony Elanga e, soprattutto, Viktor Gyökeres, chiamato a trascinare i Blågult al termine di una stagione che, pur con cifre meno roboanti di quelle messe in mostra allo Sporting, lo ha visto grande protagonista con l’Arsenal sia in Premier che in Champions League. Non convocato, invece, il gioiellino del Barça Roony Bardghji.

In generale, gli altri reparti non appaiono all’altezza della qualità dell’attacco titolare e il cammino nelle qualificazioni non lascia dormire sonni tranquilli ai tifosi locali: l’accesso ai playoff è stato garantito solo dal cammino in Nations League, dal momento che in sei giornate la Svezia ha raccolto solo 2 punti. Ma il sorteggio è stato piuttosto benevolo: inserita nel girone con Giappone, Tunisia e Paesi Bassi, la Svezia può ambire a superare il primo turno.

I migliori piazzamenti della Svezia ai Mondiali

Proprio in coabitazione con i Paesi Bassi e con la Croazia, la Svezia detiene un singolare record: è una delle sole nazionali ad aver raggiunto almeno tre volte il podio iridato senza, tuttavia, mai vincere il Mondiale.

Il periodo di maggior gloria per gli scandinavi si colloca negli anni ’50: con il ritorno della competizione dopo la sospensione per la Seconda guerra mondiale, sotto la guida del CT inglese George Sidney Raynor i gialloblù si sono collocati in una posizione di élite, soccombendo solo alle grandi potenze sudamericane. Nel 1950 è arrivato il terzo posto nel girone finale, quindi nel 1958, in qualità di Paese ospitante, la Svezia trascinata dalla Gre-No-Li è arrivata addirittura fino alla finale, dovendosi arrendere innanzi al giovane Pelé con un roboante 5-3.

A far ben sperare il popolo svedese è che il terzo podio sia arrivato proprio negli Stati Uniti nel 1994. Anche in quel caso, il carnefice dei ragazzi allenati da Tommy Svensson fu il Brasile, che in semifinale si impose per 1-0 a dieci minuti dal novantesimo, prima del 4-0 rifilato dagli scandinavi alla Bulgaria nella finale per il terzo posto.

In generale, il rapporto della Svezia con i Mondiali è caratterizzato da una parola chiave: discontinuità. Basti pensare che perfino negli anni ’50, tra un terzo e un secondo posto, i gialloblù sono riusciti a inanellare una mancata qualificazione. Solo in due occasioni (dal 1934 al 1950 e dal 1970 al 1978), la Svezia ha partecipato a tre edizioni consecutive.

Una tendenza che, se possibile, si è addirittura acuita negli ultimi anni: i Blågult mancavano dall’edizione del 2018, alla quale, come ben sappiamo, si qualificarono a discapito dell’Italia grazie ai playoff, arrivando fino ai quarti di finale. Prima ancora, l’ultima apparizione risale al 2006. Una curiosità riguarda il percorso fatto: dopo Italia ’90, la Svezia ha superato i gironi in tutte le edizioni alle quali ha preso parte. Un risultato che, anche complice l’allargamento del numero di partecipanti e di qualificate, sembra facilmente raggiungibile anche quest’anno.

I calciatori simbolo della nazionale svedese

In generale, quando si pensa a un campione svedese si è portati a pensare a Zlatan Ibrahimović, peraltro miglior marcatore di sempre della propria selezione con 62 centri. Il rapporto dell’ex milanista con i Mondiali, tuttavia, non ha vissuto particolari momenti di gloria: assente nel 2018, ha preso parte alle sole edizioni del 2002 e del 2006, in parte ancora lontano dallo status che lo ha contraddistinto negli anni migliori della sua carriera.

Limitandoci ai Mondiali, è difficile trovare un unico calciatore da elevare a simbolo del calcio nazionale, ma sono in molti ad aver lasciato un segno nei vari cammini gialloblù. I migliori realizzatori svedesi nella storia dei Mondiali sono Henrik Larsson e Kenneth Andersson, entrambi a soli 5 gol. Se l’ex attaccante di Bologna, Bari e Lazio ha siglato tutti i suoi gol a USA ’94 (peraltro firmando con una doppietta il successo agli ottavi e siglando il pari al 115’ nei quarti di finale, oltre che uno dei quattro gol nella finalina), l’ex attaccante di Celtic e Barça è l’unico svedese ad aver segnato in tre diverse edizioni della Coppa del Mondo. Dopo aver segnato anche lui nella finalina del 1994, infatti, ha messo a segno tre gol nel 2002 e uno nel 2006.

Molti grandi protagonisti della storia svedese sono vecchie conoscenze del nostro calcio, come l’ex Parma Tomas Brolin, protagonista a Italia ’90 e USA ’94, o Martin Dahlin, autore di 4 reti negli States prima di una fugace esperienza da meteora alla Roma.

Ancora più netto il legame tra la Serie A e i migliori talenti della nazionale nel secondo posto del 1958. Si pensi alla già menzionata Gre-No-Li, il trittico composto da Gunnar Gren, Gunnar Nordhal e Nils Liedholm, tutti ex giocatori milanisti e, nel caso di Liedholm, futura leggenda del nostro calcio anche come allenatore. O Kurt Hamrin, autore di 4 gol nell’edizione casalinga e ancora oggi nella Top 10 dei migliori marcatori di sempre nel nostro massimo campionato. O, ancora, Arne Selmosson, detto Raggio di Luna e noto per essere il primo giocatore di sempre a segnare nel derby di Roma vestendo entrambe le maglie delle squadre capitoline, e Karl Lennart Skoglund, ex Inter, Sampdoria e Palermo e soprattutto unico svedese a finire sul podio in due occasioni, avendo partecipato alle edizioni del 1950 e 1958 pur accumulando solo 11 presenze in carriera in nazionale.

I calciatori più presenti nella storia della nazionale sono Anders Svensson, che ha preso parte ai Mondiali nel 2002 e nel 2006 e che conta 148 presenze in nazionale, e il portiere Thomas Ravelli, 143 gettoni e la partecipazione nel 1990 e, soprattutto, il terzo posto nel 1994. Non figurano tra i convocati per il Mondiale i due giocatori in attività con il maggior numero di presenze, ossia Emil Forsberg e Robin Olsen. Il decano del gruppo di Potter sarà Victor Lindelöf: il difensore dell’Aston Villa, con 75 presenze complessive tra i Blågult, sarà alla seconda partecipazione personale alla Coppa del Mondo.




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