Champions League
Con Gollini per provare a fermare il Real: storie di Roma e secondi portieri
All’infortunio di Mile Svilar, i tifosi romanisti hanno tremato: l’ex portiere del Benfica aveva giocato 105 delle 107 partite disputate dalla Roma dall’inizio della stagione 2024-25 alla sosta per le nazionali. Contro il Como, il suo vice Pierluigi Gollini ha risposto presente, ma in vista di Mbappé e compagni i timori restano alti. Eppure la storia della Roma è piena di sliding doors affidate ai guantoni dei secondi portieri. Con esiti talvolta ottimi e altre volte infausti.
Quando l’assenza del titolare è stata un rimpianto
In alcuni momenti clou della propria storia, la Roma si è trovata ad affidare il proprio destino a un portiere di riserva. Il caso forse più eclatante risale alla finale di Coppa Italia 1992-93: i giallorossi hanno raggiunto l’atto finale sconfiggendo il Milan degli Invincibili in una doppia sfida fortemente influenzata dai portieri. Mentre all’andata a imporsi fu la Roma per 2-0 con i gol di Muzzi e Caniggia nella porta difesa dal terzo portiere Cudicini, al ritorno fu un discusso rigore parato da Cervone a Papin al 90′ a permettere alla squadra di Boskov di strappare il pass per la finale contro il Torino.
Un rigore che, tuttavia, era destinato a lasciare strascichi enormi: nel postpartita, le proteste portarono all’espulsione con due turni di squalifica sia per il titolare Giovanni Cervone che per il vice Giuseppe Zinetti. Contro i granata toccò, quindi, al portiere della Primavera Patrizio Fimiani, che al Delle Alpi affondò mestamente, consegnando un 3-0 rotondo ai padroni di casa. Il 5-2 giallorosso al ritorno fu vano e la Coppa Italia andò al Torino.
Esito analogo in un’altra finale di Coppa Italia, più recente e discussa in città, quella del 2013 contro la Lazio. In quel caso la scelta fu esclusivamente tecnica: il tecnico Aurelio Andreazzoli, deluso dall’andamento stagionale del titolare Maarten Stekelenburg e dopo aver totalmente accantonato il vice Mauro Goicoechea, scelto dal predecessore Zeman, decise di affidare la porta a Bogdan Lobonț. Portiere affidabile per larghi tratti della carriera, ma non quel giorno: sul gol decisivo di Lulić ci sono, letteralmente, le sue impronte digitali.
I secondi portieri che si sono presi la Roma
Nella storia della Roma, sono state spesso partite di cartello a cambiare le gerarchie tra i pali. Nella stagione 2005-06, la prima di Spalletti nella capitale, dopo un inizio di stagione incerto il portiere titolare Gianluca Curci fu accantonato in favore del suo vice, Doni, proprio in occasione del derby. Il brasiliano offrì una buona prestazione, con qualche incertezza in più nella vittoria di San Siro sull’Inter (quella della magia di Totti su pallonetto) di tre giorni più tardi. Prestazioni comunque sufficienti per tenersi il posto per anni.
A toglierglielo fu, nella stagione 2009-10, il connazionale Júlio Sérgio, quello che Spalletti stesso definì il miglior terzo portiere al mondo. Stante l’infortunio di Doni e le incertezze all’esordio del vice Artur, nella seconda di campionato con la Juventus il tecnico di Certaldo decise di dare spazio al numero 27. Che lo ripagò con una prestazione più che convincente. La Roma perse lo stesso e Spalletti si dimise ma, nonostante l’arrivo di Lobonț e il rientro di Doni, il successore Ranieri continuò a dare fiducia a Júlio Sérgio, che lo ripagò con una grande stagione, fatta di miracoli che avvicinarono la Roma a uno scudetto sfuggito tra i rimpianti.
Infine, anche lo stesso Svilar deve la sua titolarità a una convincente prestazione in una sconfitta per 3-1 che avrebbe sancito l’addio dell’allenatore. In un periodo negativo del titolare e suo pupillo Rui Patrício, il tecnico Mourinho decise di far giocare titolare il portiere serbo-belga in quella che sarebbe stata la sua ultima partita prima dell’esonero. Sconfitta e momentaneo rientro del portoghese, ma anche De Rossi decise che il momento del 99 era arrivato, dopo due stagioni da secondo. Da quel momento, di fatto, è lui il guardiano del faro giallorosso.
Gli esordi europei
Proprio Gollorius, suo nome da rapper, ha esordito in giallorosso durante un match di coppe europee, l’ottava giornata della League Phase di Europa League contro il Panathinaikos. Prestazione poco convincente e, fino a domenica, l’unica. Tutt’altra carriera ha avuto Alisson, fenomenale nella cavalcata della Roma fino alla semifinale di Champions 2017-18 ma reduce da un anno da secondo: nel campionato precedente, infatti, il brasiliano fu il portiere titolare di Europa League, senza mai esordire in campionato, alle spalle di Szczęsny.
Alle coppe, anche se in questo caso la Coppa Italia, deve buona parte del suo sogno il già citato Curci, che da pararigori in un quarto di finale contro la Fiorentina si è preso, seppur per poco tempo, la titolarità. Diverso è il caso di Pietro Boer: quattro anni coi grandi, una sola presenza nell’ultima giornata del girone di Europa League 2020-21 in casa del CSKA Sofia e una Conference League vinta senza esordire. A differenza di Daniel Fuzato, che dopo aver conosciuto la titolarità in campionato con mister Fonseca, si è fregiato della medaglie del vincitore a Tirana grazie a un’unica presenza. Arrivata, ironicamente, nello stesso contesto del collega: ultima giornata del girone, contro il CSKA Sofia.
Domani tocca a Pierluigi Gollini difendere la Roma dagli assalti delle stelle del Real. Comunque vada, siamo certi che l’ex portiere dell’Atalanta avrà dormito poco, ma sarà pronto a dare tutto.
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