Calciomercato
I migliori acquisti sfumati della Roma
Meno di dieci giorni all’inizio del campionato e una rosa ancora incompleta, in casa Roma: frutto di un mercato complessivamente stagnante ma anche di vari casi di acquisti sfumati, da Greenwood a Summerville fino ad arrivare alle complicazioni per Rodrigo Mora.
Quella che agli occhi di un esterno può apparire come una strana congiunzione astrale, per la Roma è una sorta di tradizione, accompagnata dalle motivazioni più disparate. Abbiamo scelto le più eclatanti per un piccolo viaggio nella storia più o meno recente della Roma.
Questioni di firme: Vanenburg all’origine degli acquisti sfumati della Roma
Per il primo caso eclatante torniamo a 37 anni fa. È l’estate del 1989 e in casa Roma si respira l’aria di una stagione di transizione: l’allenatore è Gigi Radice, perché il presidente Viola non è riuscito a far sì che il prescelto per la panchina, l’ex tecnico del Napoli Ottavio Bianchi, venisse liberato da Ferlaino. I giallorossi, inoltre, vengono anche momentaneamente sfrattati da casa loro: l’Olimpico è in ristrutturazione in vista delle Notti Magiche di Italia ’90, quindi le sfide casalinghe vengono disputate al Flaminio.
Per risollevare il morale della gente, il DS Emiliano Mascetti pensa a un grande colpo di mercato. Anzi, di fatto lo conclude: i giallorossi chiudono l’accordo con Gerald Vanenburg. Se oggi il suo nome può dire poco, all’epoca si trattava di un profilo molto quotato: ala olandese, cresciuto nell’Ajax ed esploso nel PSV, era campione d’Europa in carica con la nazionale oranje e nel suo palmarès figuravano anche sei Eredivisie, quattro coppe nazionali e la Coppa dei Campioni nel 1988.
Fatto sta che, con un’offerta di 8 miliardi, la Roma convince il PSV. Almeno inizialmente. Perché mentre la Roma fa firmare un contratto all’esterno, il club olandese deve fronteggiare una rivolta dei propri tifosi, già infastiditi dalla recente cessione di Koeman al Barcellona. Ne nasce un contenzioso che porta il club a sedurre nuovamente il proprio calciatore con un rinnovo faraonico: 900 milioni l’anno per otto anni e un vitalizio di 50 milioni l’anno fino al 2024, quando il giocatore avrebbe compiuto 60 anni.
Due contratti firmati: la Roma si rivolge alla UEFA, che punisce il PSV con una multa di appena quattro milioni di lire. L’acquisto salta e la Roma si rammarica. Ma anche lo stesso calciatore, che in seguito racconterà che il suo più grande rimpianto è quello di non aver giocato in Serie A.
Il mio miglior nemico
Luciano Moggi ha lavorato per la Roma in due diverse occasioni, ma, per usare un eufemismo, non si può certo dire che il suo sentimento verso la società capitolina sia di amore. E così nel tempo, dal momento del suo approdo alla Juventus, si susseguono trattative fatte di giocatori rubati e sgarbi vari. Nell’estate 1994, Ciro Ferrara e Paulo Sousa, vicinissimi a sbarcare alla corte di Carletto Mazzone, vengono sfilati ai giallorossi sotto il naso. Lo stesso accade con Buffon nel 2001 e con Legrottaglie nel 2003, anno in cui Moggi si inserisce anche nella trattativa tra la Roma e Lúcio, riuscendo a farla saltare, prima che i giallorossi riescano a portare a casa Cristian Chivu.
E quando la Roma tenta di acquistare Edgar Davids (di cui si diceva, come da frase divenuta ormai leggendaria, che “avesse già preso casa a Roma”), le richieste del dirigente bianconero hanno l’effetto di far naufragare la trattativa e la stagione della squadra di Capello. In quel caso ha chiesto tre giovani talenti come contropartita: Bovo, Aquilani e De Rossi. A conti fatti, è andata bene alla Roma.
Acquisti sfumati in casa Roma: chi di visite mediche si ferisce, di visite mediche perisce
È vero, l’ordine dei fattori è invertito rispetto al solito modo di dire. Ma non è casuale. Viaggiamo fino a gennaio 2020: nell’estate precedente la Roma aveva acquistato Leonardo Spinazzola, ma il rapporto non era decollato. L’ex bianconero faceva panchina a Kolarov e cercava più spazio. La Roma, d’altro canto, aveva bisogno di un esterno destro, un problema annoso su cui torneremo a breve. L’Inter ha la soluzione: uno scambio con Matteo Politano. Cresciuto nella Roma, tifoso giallorosso, esubero nerazzurro, l’attuale giocatore del Napoli è ben felice della possibilità di tornare a casa.
Sostiene le visite mediche, ma qualcosa va storto. Non per colpa sua: a Milano, le visite mediche di Spinazzola evidenziano non meglio precisati problemi. L’Inter annulla l’affare, Politano torna in lacrime alla Pinetina. La sua carriera avrà una svolta a Napoli e anche quella di Spinazzola, suo attuale compagno, vivrà momenti di gloria. Non tutto il male viene per nuocere.
Passano quattro anni e mezzo e la Roma guidata da De Rossi chiude una trattativa per un colpaccio in difesa: l’austriaco Kevin Danso, in forza ai francesi del Lens. Sbarca a Ciampino tra l’entusiasmo della gente, per un corrispettivo ragguardevole: 26 milioni tra parte fissa e bonus. Le visite mediche sono lunghissime e non si sa nulla fino al giorno seguente, quando emergono problemi di natura cardiaca. Alla fine l’affare salta. Oggi Danso gioca nel Tottenham, con cui nel 2025 ha anche vinto l’Europa League, autentica ossessione in quel di Trigoria. I giallorossi sono stati eliminati agli ottavi, affondati da Mats Hummels, arrivato proprio in sua sostituzione. Danno e beffa.
Mamma ho perso l’aereo
A proposito di aeroporti e di esterni destri, il problema annoso affonda le proprie radici nell’estate del 2017. Con il cappio delle sanzioni UEFA che si stava stringendo, il nuovo DS della Roma Monchi si trova costretto a prendere decisioni dolorose, cedendo due titolari: Antonio Rüdiger e Mohamed Salah.
Le sostituzioni dei due giocatori non vanno come previsto: in difesa la Roma ha comunque Fazio e Manolas, ma sulla destra è totalmente scoperta. Serve un giocatore, che viene individuato in Malcom, esterno brasiliano in forza al Bordeaux. Anche in questo caso è apparentemente tutto fatto, con tanto di annuncio sui canali social circa il buon esito della trattativa. I tifosi della Roma si riversano in aeroporto ad attendere il volo privato che dovrebbe portarlo nella capitale.
La cosa che ha dell’incredibile è che quel volo non atterrerà mai, con tanto di annuncio di cancellazione. Il motivo è semplice: prima che salisse, il brasiliano ha ricevuto notizia dell’interesse del Barcellona, motivo sufficiente per un tremendo voltagabbana. Alla fine sbarcherà al Camp Nou senza particolare fortuna, mentre la Roma reinvestirà i soldi per Schick, lasciando scoperta la posizione (anche se il giovane Cengiz Ünder farà piuttosto bene).
Un anno più tardi anche un’altra telenovela di mercato in quel ruolo andrà male, quella relativa alla lunga trattativa tra Roma e Mahrez. Monchi reinveste nuovamente i soldi in un altro ruolo, acquistando Nzonzi e lasciando un buco che si protrarrà per altri anni.
Una lettera che confonde
Estate 1997, Zdeněk Zeman attraversa il Tevere e, dopo l’esperienza alla guida della Lazio, viene scelto per allenare la Roma. Tra le richieste del tecnico c’è qualcosa che risale proprio all’ultima stagione biancoceleste. Si tratta di una voce che galleggia tra realtà e leggenda, sulla cui veridicità ci sono ovvi dubbi.
Sta di fatto che il boemo, durante la doppia sfida di coppa tra Lazio e Tenerife di Coppa UEFA dell’anno prima, era rimasto impressionato da uno dei centrali degli spagnoli e lo avrebbe (condizionale d’obbligo) indicato al DS Giorgio Perinetti semplicemente dicendogli che si ricordava che il suo nome finisse con la lettera Z. Fu così che Perinetti andò a concludere l’acquisto di César Gómez, uno dei fenomeni parastatali più noti della storia giallorossa, mentre il giocatore che avrebbe voluto il tecnico era Pablo Paz, difensore argentino e padre di Nico.
Una punta vale l’altra?
Passa un anno e la Roma si trova a fare i conti con la pesantissima sostituzione del suo centravanti Abel Balbo, passato al Parma. Zeman, che di giovani prospetti ne capisce, fa due nomi: il 21enne francese David Trezeguet e il 22enne ucraino Andriy Shevchenko.
Franco Sensi li tratta, ma alla fine decide che le pretese sono alte e che, tutto sommato, non vale la pena spendere tanto per due giovani prospetti quando dalla tua parte c’è un allenatore che fa overperformare i suoi attaccanti. E così, dopo ave trattato il brasiliano Christian dell’Internacional, alla fine va in Argentina e pesca Gustavo Bartelt detto “El Facha” per la sua asserita bellezza. Le cose andranno male e a gennaio si tenterà di riparare all’errore con una grande promessa del calcio brasiliano: Fábio Júnior. Bene, ma non benissimo.
No alla Roma, in nome di Dio
Chiudiamo la rassegna con la storia più bizzarra. Siamo nel 2006 e la Roma è in difficoltà nel ruolo di terzino sinistro: gli ultimi anni di Vincent Candela sono stati contraddistinti da un forte calo per motivi anagrafici e la sua sostituzione si è rivelata traumatica. Dapprima è stato dirottato sulla fascia Leandro Cufré. Dopo due buone stagioni, Spalletti chiede un giocatore che abbia caratteristiche offensive più spiccate, da alternare al neo-acquisto Max Tonetto.
La scelta della Roma ricade su quello che sarebbe il primo sudcoreano nella storia del club, Lee Young-pyo, terzino in forza al Tottenham. L’affare è praticamente concluso, la Roma si accorda con gli Spurs per 2 milioni, mentre per il giocatore è pronto un quadriennale da poco meno di 800 mila euro. Aereo pronto, visite mediche prenotate. Eppure Lee Young-pyo non diventò un giocatore giallorosso ed è un altro degli acquisti sfumati nella storia della Roma.
Inizialmente non sale sull’aereo adducendo generici motivi familiari, salvo poi rivelare la propria verità poco tempo più tardi: in sogno gli è apparso Dio, che gli ha detto che trasferirsi alla Roma non era la soluzione giusta per lui. Una storia grottesca, ma capace di frenare una trattativa e di amplificare le difficoltà giallorosse, che ripiegano su Gilberto Martínez, costaricano del Brescia che non solo è un centrale, ma ha anche serissimi problemi alla cartilagine del ginocchio: un anno in prestito, zero minuti.
Questa la storia di alcuni acquisti sfumati in casa Roma.
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