Tennis
Musetti: “Sinner è un punto di riferimento, nel tennis non mi piace…”

Passata una stagione 2025 da protagonista, dove ha raggiunto per la prima volta la top 10, Lorenzo Musetti si è raccontato a La Repubblica in un’intervista completa dove ha parlato della sua stagione e degli aspetti del tennis.
Sui suoi comportamenti
“Mi imbarazza rivedermi quando mi lascio andare a comportamenti che non mi appartengono. Ho emozioni, masochismi, complessità. Cosa devo dirvi? Capitemi, sto facendo sforzi, e grazie se vi ritrovate in me, nei miei alti e bassi. Invidio la continuità che hanno altri, lavoro per averla, sono migliorato, ma non sono un pezzo che esce dalla catena di montaggio”
Come vivi i momenti nel tennis?
Del tennis non mi piacciono le tempeste emotive. L’alternarsi di gioie e dolori. Tutto cambia in fretta: dal bello passi al brutto, sei in cima, ti ritrovi sul fondo. Dal paradiso all’inferno. Tutto intenso, forte, feroce nello stesso modo. Cadi a un passo dall’orizzonte, basta un 15, e quello che stavi per afferrare non c’è più. Ti chiedi: perché tutto questo male? Non lo reggo, non ce la faccio, le emozioni mi scassano, entro in una spirale negativa e mi flagello”.
Sulle espressioni blasfeme
“Io sono toscano, da noi si urla, si alza la voce, così per abitudine. Io con un certo tipo di linguaggio non voglio offendere e non vado fiero delle mie derive. Mia nonna diceva: “Chi di vizi vuol guarire preghi Dio di non averli”. Ci ho lavorato sopra, per un po’ mi sono fatto aiutare da uno psicoterapeuta, poi ho interrotto la collaborazione. Non inseguo la perfezione, non sono politicamente corretto, il mio carattere è questo. Ma non sono nemmeno uno che cerca il conflitto, anzi cerco di evitare gli scontri, con gli altri sono molto accondiscendente pur di non affrontare tensioni. Sto lavorando anche su questo. Rivendico la mia diversità, credo di piacere perché sono fuori dal coro”.
Sul rapporto tra Sinner e Musetti
“Per fortuna’ che ho Sinner, non dirò mai ‘purtroppo’. Non esiste una rivalità di quel genere, esasperare le tensioni nello sport, che ne ha tante, non serve. E poi Jannik ce l’ho a fianco. Non è un nemico che mi toglie l’aria, è un campione che indica la via. Un punto di riferimento. Diverso da me? Sicuro. Più potente, solido, costante. Ma non giudico uno svantaggio essere capitato nel suo stesso periodo. Vorrei avere un po’ delle sue qualità? Sì, nel massimo rispetto delle nostre diversità. Camminiamo su binari differenti, ma paralleli, ognuno matura con i suoi tempi, entrambi abbiamo dovuto sopportare pressioni, su di noi ci sono sempre state grandi aspettative”.
Qual è colpo preferito di Musetti?
“Il passante di rovescio è il gesto tecnico che più mi piace. Quando riesce è come una liberazione, come un gol nel calcio, anzi come se segnasse la nostra nazionale”.
Cosa ti piace del tennis?
“Mi piace il rumore della palla. Che poi è un suono, non una cosa che disturba. Dice, racconta, ricorda. È una questione di ritmo, di orecchio, è un battito. Ero piccolo, giocavo nello scantinato della nonna, ribattevo sul muro, c’era anche mio padre, è lì che quel suono ha iniziato a parlarmi”.
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