Serie A
Roma, adesso l’Under 23 è una necessità
Da anni è un tema ricorrente nella capitale, le parole di D’Amico in estate lo hanno definitivamente chiarito: la Roma ha intenzione di creare una formazione Under 23, seguendo la linea tracciata da Juventus, Atalanta, Inter e Milan. Gli ultimi giorni hanno definitivamente chiarito, tuttavia, quanto questo passaggio possa essere fondamentale anche dal punto di vista tecnico.
Infortuni e ricambi all’altezza
Roma-Genoa ha fornito la prova definitiva di questa necessità. A causa di infortuni e squalifiche, i giallorossi si sono presentati alla sfida con appena sedici giocatori di movimento appartenenti alla prima squadra, di cui sei difensori centrali e quattro esterni di centrocampo. Uno di loro, tra l’altro, è Emanuele Lulli, autore del gol del 2-0 e ormai elemento della rosa in pianta stabile ma, di fatto, prodotto del vivaio e della formazione giovanile fino a due mesi fa.
Per rimpinguare la formazione, Gasperini ha attinto dalle giovanili, convocando Antonio Arena, già visto nella scorsa stagione e a segno in Coppa Italia contro il Torino, l’esterno guineano Mandjou Camara, l’attaccante Lorenzo Paratici, figlio del DS della Fiorentina e Alessandro Di Nunzio, centrocampista e capitano della Primavera giallorossa, che nei minuti finali ha esordito in Serie A.
Gol di un giovane, esordio di un altro: sicuramente il bilancio è positivo. Eppure il tempo ha mostrato come il salto dalle giovanili sia ancora troppo complicato per ragazzi senza presenze da professionista alle spalle. Che tra prestiti andati male e mancanza di esperienza, finiscono per essere lasciati andare.
I precedenti dimostrano quanto alla Roma serva l’Under 23
Di certo la Roma, nel tempo, ha dimostrato di puntare sui giovani: oltre ai due citati, contro i rossoblù erano in campo anche Nicolò Pisilli e Lorenzo Pellegrini. Generazioni diverse, ma stesso background, fatto di giovanili giallorosse e di prestazioni valse un posto stabile tra i grandi. E anche in passato la Roma ha puntato con decisione su alcuni dei suoi ragazzi.
Eppure è impossibile non citare le esperienze andate male, su tutti quella di Riccardo Calafiori: epurato da Mourinho, prestato senza fortune al Genoa, la Roma lo ha ceduto per cifre irrisorie (1,5 milioni) al Basilea. Oggi è un elemento fondamentale della nazionale ed è stato comprato dall’Arsenal per una cifra più di trenta volte superiore. Analogamente, in estate i giallorossi hanno sacrificato Alessandro Romano, che si sta imponendo come uno dei prospetti più interessanti della prima parte del campionato, anche lui conquistandosi l’azzurro.
Anche Davide Frattesi e Gianluca Scamacca sono partiti prematuramente, nel loro caso addirittura senza poterne esplorare il valore in prima squadra, mentre per Nicola Zalewski l’Inter ha beneficiato dell’imminente scadenza per ricavarne una cospicua plusvalenza. Nel Frosinone sta trovando spazio anche Matteo Cichella, passato senza fortuna dal vivaio giallorosso.
Approfondendo il discorso, nelle scorse cinque stagioni la Roma ha fatto esordire (oltre ai già citati Pisilli, Arena e Romano) tredici giocatori provenienti dalla formazione Primavera. Di questi, solo tre, grazie alla capacità da venditore di Tiago Pinto, hanno fruttato un gruzzoletto considerevole: si tratta di João Costa, Benjamin Tahirović e Felix Afena-Gyan. Cristian Volpato e Filippo Missori sono finiti al Sassuolo per esigenze di bilancio, con l’esterno offensivo ormai stabilmente giocatore affidabile a livello di Serie A e reduce dal Mondiale con l’Australia.
Giacomo Faticanti è stato ceduto al Lecce per poco più di un milione e oggi è di proprietà della Juventus, altri due giovani (Mattia Mannini e Luigi Cherubini) sono attualmente in prestito in B con alterne fortune e senza avere stabilmente una maglia da titolare, mentre addirittura cinque di questi ragazzi (Riccardo Pagano, Dīmītrios Keramitsīs, Francesco D’Alessio, Mattia Della Rocca e Jordan Majchrzak, quest’ultimo in prestito con diritto di riscatto non esercitato) hanno lasciato Roma a titolo totalmente gratuito.
Un destino, quello della gratuità, che ha colpito altri elementi che, pur senza esordire, avevano ben impressionato in Primavera e guadagnato convocazioni tra i grandi, come Filippo Tripi, Lovro Golič, Mattia Almaviva (il ragazzo insignito della fascia da Totti nel giorno del suo addio al calcio), l’ex capitano della Primavera Jacopo Mirra, Sergej Levak, Matteo Plaia e Giulio Misitano, questi ultimi quattro finiti tutti a rimpinguare l’Under 23 dell’Atalanta.
Non è chiaro se qualcuno di questi giocatori possa diventare materiale da prima squadra, di certo una formazione Under 23 avrebbe permesso di testarli con continuità a livello professionistico e, magari, ricavarne un profitto maggiore.
In epoca di Fair Play Finanziario, anche i conti vogliono la loro parte
L’esempio che è opportuno fare, alla luce della durata del progetto, è quello della Juventus Next Gen. Fondata nel 2018, le cessioni di calciatori formatisi o passati dalla seconda squadra bianconera hanno fruttato, complessivamente, oltre 160 milioni di euro di incassi. Una cifra considerevole che avrebbe potuto cambiare radicalmente gli scenari di mercato giallorossi degli ultimi anni.
E anche se c’è chi storce la bocca alla cessione dei propri giovani talenti, si tratta di mosse che possono permettere di alzare il livello della prima squadra o di non rimanere in balia degli infortuni. Adesso un tour de force attende la squadra di Gasp, decimata dalle assenze: vedremo se toccherà proprio ai giovani del vivaio garantire qualche opportunità in più.
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