Ciclismo
Giovanni Lonardi passa nel WorldTour: “Mi piacerebbe correre il Tour, ma vorrei prima vincere una tappa al Giro”
A ventinove anni è difficile pensare di poter approdare nel World Tour, la “Serie A” di ciclismo internazionale. Giovanni Lonardi non si è mai arreso e, nonostante uno sport che tende a privilegiare sempre più i talenti precoci, è riuscito a strappare un contratto con l’Équipe cycliste Groupama-FDJ United. Il tutto aver conquistato nell’ultima stagione una tappa all’Arctic Race of Norway e al Tour of Istanbul oltre a un secondo posto nell’ultima tappa del Giro d’Italia con la maglia del Team Polti-VisitMalta.
E’ stata una stagione positiva per lei?
Sì, direi che è stata la stagione migliore della mia carriera. Sono riuscito a vincere una gara di livello che rappresenta forse il punto più alto della mia annata. Insieme al secondo posto a Roma, nell’ultima tappa del Giro d’Italia, è uno dei due ricordi più belli che mi porterò dietro. Sicuramente è stata una stagione molto positiva: sono contento io e lo è anche la squadra.
Com’è riuscito a chiudere l’ultima tappa del Giro alle spalle solo di Jonathan Milan?
Sì, sicuramente siamo arrivati tutti un po’ stanchi, perché, dopo la terza settimana, siamo quasi arrivati morti. E’ stata quasi una vittoria perché l’arrivo a Roma sta diventando come una tradizione. Ero felicissimo, anche perché ho chiuso dietro a Milan che uno dei velocisti più forti del momento e per questo è un risultato che porterò sempre con me. Per noi velocisti quello che conta è vincere, ma si tratta comunque di un piazzamento prestigioso, soprattutto dopo tre settimane durissime. È un risultato che mi resterà sicuramente nel cuore. Non sono un velocista puro come Milan: gli specialisti degli sprint si preparano molto e, a volte, serve anche la giornata giusta. Bisogna sfruttare le occasioni che capitano, come quella. Magari qualcosa va storto per gli avversari e qualcosa va bene per te: riesci a risparmiare energie, trovi il varco giusto e questo sicuramente aiuta. Bisogna farsi trovare pronti al momento opportuno e continuare a crederci, perché prima o poi l’occasione arriva.
In volata quanto conta avere una squadra particolarmente strutturata?
La differenza sta soprattutto nell’organizzazione della squadra. Le formazioni Professional con un budget più limitato non possono permettersi di portare a una gara come il Giro d’Italia tre o quattro corridori dedicati esclusivamente al lavoro per il velocista. Una squadra come la nostra punta maggiormente sull’immagine, sulle fughe e sui buoni risultati in diversi ambiti e su terreni differenti. Di conseguenza, è più difficile organizzare un treno specifico per le volate. Credo che la differenza principale sia proprio questa: avere tre o quattro uomini che lavorano per te e poter contare su un’organizzazione precisa cambia molto le cose. Alla fine, è brutto da dire, ma il budget fa la differenza.
Guardando alla stagione appena conclusa, qual è il ricordo che porterà maggiormente con sé? I successi o i piazzamenti prestigiosi?
Più che le singole vittorie, mi porto dietro la costanza con cui sono riuscito a essere presente praticamente in tutti gli appuntamenti dell’anno, soprattutto al Giro d’Italia. Per esempio, il secondo posto al Giro è un risultato che ricordo quasi più delle vittorie. In realtà, mi porto dietro un po’ tutto quello che ho vissuto durante questa stagione.
E’ un velocista forse meno potente rispetto agli specialisti puri, ma ha anche una maggiore capacità di resistere in salita. Ha mai pensato di puntare a qualche classica?
Il problema è che non ho mai avuto un calendario definito con largo anticipo. Purtroppo, con la nostra squadra dobbiamo aspettare gli inviti per corse come il Giro d’Italia, la Tirreno-Adriatico o la Milano-Sanremo. Sarebbe più facile prepararsi anche per alcune semiclassiche che potrebbero essere adatte alle mie caratteristiche. Finora ne ho corse poche, proprio perché dovevo aspettare le decisioni della squadra e la conferma degli inviti. Ora, con il passaggio nel WorldTour, dovrei avere un programma un po’ più organizzato. Sicuramente mi piacerebbe partecipare alle classiche del Nord. È una possibilità da valutare, ma bisogna farsi trovare pronti. Finora ho avuto poche occasioni di correre queste gare, quindi vedremo.
Si sarebbe mai aspettato di passare nel World Tour a ventinove anni?
Ormai sono “quasi vecchio” per il ciclismo di oggi, che è diventato velocissimo. Ci sono tantissimi giovani che hanno opportunità importanti. Ormai il ciclismo è sempre più dei giovani. Non dico che questo fosse l’ultimo treno da prendere, ma ho colto questa opportunità anche per questo motivo.
Avete iniziato a valutare quale sarà il calendario per il prossimo anno?
Risposta: Ne abbiamo parlato, ma per il momento solo a grandi linee. Tra una decina di giorni andrò in ritiro per approfondire alcuni aspetti. Il Tour de France resta sicuramente un sogno, ma non è qualcosa per cui diventerei matto. Non voglio basare tutto sulla partecipazione al Tour: mi piace anche il Giro d’Italia, mi piace la Vuelta e, in generale, mi piacciono tantissime corse. Non sarei disperato se non riuscissi a partecipare al Tour. Preferirei piuttosto concentrarmi sulla possibilità di vincere qualcosa in più. Qualsiasi gara può andare bene: l’importante sarà concentrarmi sul calendario che avrò a disposizione.
Qual è la gara che le piacerebbe vincere di più?
La Milano-Sanremo è sicuramente uno dei miei sogni. Mi piacerebbe vincere qualsiasi gara di un giorno, che sia una classica o una semiclassica del Nord. Come dicevo prima, mi manca ancora anche una vittoria di tappa al Giro d’Italia, quindi naturalmente mi piacerebbe riuscire a conquistare anche quella.
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