Serie A
Yerry Mina, il villain della Serie A: dal caso Osimhen alle proteste di Morata
Ogni supereroe ha il suo nemico giurato. In Serie A, però, c’è un difensore che sembra aver fatto della provocazione un’arma in più: Yerry Mina. Il centrale del Cagliari, oggi 32enne, non ha bisogno di superpoteri per mandare fuori giri gli avversari. Gli bastano una marcatura asfissiante, duelli fisici al limite e una buona dose di pressione psicologica.
L’ultimo a puntare il dito contro il colombiano è stato Luciano Spalletti. Dopo l’1-1 di ieri sera, l’allenatore ha criticato alcuni comportamenti del difensore rossoblù: «Come l’anno scorso, ci ha portato in giro con i suoi comportamenti da giocatore forte. Bisogna essere tutelati qualche volta per qualche atteggiamento».
Parole che riportano sotto i riflettori un tema ricorrente: Mina è un avversario scomodo, capace di trasformare ogni duello in una battaglia non soltanto fisica, ma anche mentale.
Dal caso Osimhen alle proteste di Hojlund
Nel repertorio del colombiano, gli episodi che hanno fatto discutere non mancano. Il 20 marzo 2026, dopo Cagliari-Napoli, Rasmus Hojlund lo ha attaccato pubblicamente sui social, contestando un pizzicotto ai capezzoli durante un contrasto: «Yerry Mina non gioca a calcio. Gli arbitri continuano a lasciargli fare tutto».
Non si è trattato del primo caso simile. Il 25 febbraio 2024, sempre in una sfida tra Cagliari e Napoli, anche Victor Osimhen aveva reagito dopo un gesto analogo del difensore colombiano. Nell’aprile 2026, durante Inter-Cagliari, è stato invece Pio Esposito a ingaggiare un intenso duello fisico con il centrale rossoblù.
Tra gli episodi più emblematici c’è anche quello che ha coinvolto Álvaro Morata. L’8 novembre 2025, durante Como-Cagliari, l’attaccante spagnolo, esasperato dalla marcatura di Mina e appena ammonito dopo un contrasto, si rivolse alla panchina di Cesc Fabregas chiedendo addirittura di essere sostituito.
La trappola di Giampaolo e il confronto con Guardiola
La fama di Mina non riguarda soltanto gli attaccanti che lo affrontano in campo. Anche gli allenatori hanno imparato a conoscere le sue strategie e a mettere in guardia le proprie squadre.
Nel gennaio 2025, dopo Cagliari-Lecce, Marco Giampaolo raccontò di aver avvertito i suoi giocatori prima della partita con un messaggio chiaro: «Non cadete nella trappola di Mina».
La reputazione del colombiano ha superato anche i confini della Serie A. Il 14 maggio 2023, dopo Everton-Manchester City, Pep Guardiola lo affrontò al fischio finale per contestare il trattamento riservato a Erling Haaland e agli altri giocatori della squadra inglese.
«Gli ho detto che è abbastanza bravo da evitare questo tipo di cose», spiegò il tecnico catalano al termine della gara.
Mestiere o antisportività? Il confine sottile
Le polemiche che accompagnano Yerry Mina raccontano un modo di interpretare il ruolo che va oltre la semplice marcatura. Il difensore cerca il contatto, mette pressione agli avversari e prova a portarli sul terreno del nervosismo, trasformando il duello in una sfida psicologica.
Per alcuni si tratta di mestiere e furbizia, qualità che fanno parte del gioco e che possono aiutare un difensore a limitare attaccanti di alto livello. Per altri, invece, certi atteggiamenti superano il limite e meritano maggiore attenzione da parte degli arbitri.
Il risultato è che, ogni volta che Mina scende in campo, il confronto rischia di diventare una partita nella partita. E le parole di Spalletti dimostrano che, ancora una volta, il colombiano è riuscito a far parlare di sé ben oltre il risultato finale.
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