Calcio
ESCLUSIVA – Matarangolo: “Serie B campionato di sofferenza. Serve sinergia preparatore-staff nel calcio di oggi”
MATARANGOLO – Nel calcio di oggi l’aspetto atletico ha la sua totale dignità. I ritmi alti espressi durante le partite celano neanche troppo velatamente un suggerimento: se non si corre, le qualità tecniche non bastano per vincere le partite. Questa è la convinzione su cui si fonda il lavoro di Donatello Matarangolo, preparatore atletico militante nel campionato di Serie B dal 2011 con il Grosseto.
MATARANGOLO – La sua metodologia si basa su intensità, prevenzione degli infortuni, personalizzazione del lavoro e ricerca della performance, con una componente di “garra” che considera fondamentale nel calcio moderno. Centrale è anche la collaborazione con l’allenatore, con cui condivide obiettivi, metodologie e strategie di lavoro per garantire la massima integrazione tra preparazione atletica e lavoro tecnico-tattico. È anche grazie a queste conoscenze e a tale sinergia che ha costruito la miracolosa salvezza con il Padova, arrivata da subentrante con Roberto Breda in panchina nell’ultima esperienza lavorativa in ordine cronologico. E noi di Oggi Sport Notizie abbiamo deciso di dare spazio alla sua voce per addentrarci meglio in tutti i predetti passaggi nell’intervista che segue in ESCLUSIVA.
Matarangolo: tutte le sue parole in ESCLUSIVA ai microfoni di Oggi Sport Notizie
Prof. Matarangolo, lavori nel campionato di Serie B dal lontano 2011. Come definiresti questo torneo è e come ci si approccia nella maniera corretta?
“La Serie B è un campionato di gamba, dunque muscolare. È un torneo estremamente competitivo e imprevedibile: è una categoria dove ogni dettaglio fa la differenza. Dopo tanti anni di esperienza e conoscenza approfondita, ho caratterizzato questa competizione in tre fasi: ci sono un girone d’andata, un girone di ritorno e le ultime dieci partite di quest’ultimo. Parliamo di un campionato complicatissimo: le squadre devono avere tantissima intensità, continuità e grande capacità di adattamento. Serve un gruppo pronto alla “battaglia” sportiva e capace di affrontare momenti di sofferenza“.
Lo scorso fine settimana è cominciato il campionato di Serie B: qual è la squadra che ti ha impressionato maggiormente per gioco espresso e condizione atletica mostrata?
“Bisogna citare soprattutto il Palermo: i rosanero sono fortissimi fisicamente e sono dotati di “motori” da categoria superiore. Anche le neopromosse mi hanno impressionato sotto questo aspetto, però parlare adesso di preparazione atletica è un po’ particolare. Spesso le prime partite le vincono le squadre che sanno soffrire e che sanno rimanere in partita fino alla fine: i risultati maturano soprattutto nei finali di gara in Serie B“.
Prof. Matarangolo, hai etichettato la cadetteria come rassegna di sofferenza, in cui la corsa e l’agonismo sono inquadrati come due aspetti fondamentali nel calcio moderno in generale e nell’attuale Serie B in particolare: si può dire che le doti atletiche spiccano rispetto a quelle tecniche e come mai stiamo assistendo a questo “rovesciamento” di priorità?
“Partiamo da un presupposto: se viene supportata da una grande condizione atletica, la tecnica può rendere tanto. In caso contrario, anche le squadre molto blasonate vanno in difficoltà. In B devi stare bene fisicamente, perché parliamo di un campionato logorante. Vince chi ha più “benzina”, specialmente nelle ultime partite. Se nel calcio di oggi non corri, fai fatica“.
Quanto conta la figura del preparatore atletico nel calcio di oggi?
“La figura del preparatore atletico nel calcio di oggi è diventata determinante per uno staff. Il calcio richiede livelli di intensità e prestazione sempre più elevate. Oggi il preparatore atletico non si occupa solo della componente fisica, ma integra metodologia, dati, conoscenza del gioco e prevenzione degli infortuni per mettere il calciatore nelle migliori condizioni di esprimere il proprio potenziale. Inoltre, il preparatore atletico deve lavorare a stretto contatto e in sinergia con l’allenatore e con tutto lo staff tecnico senza tralasciare lo staff medico. Un buon preparatore atletico può fare la differenza nel rendimento di un calciatore“.
La tua carriera in cadetteria ti vede “protagonista” più in corsa d’opera che dall’inizio della stagione: ritieni che sia più semplice impattare durante l’annata per un preparatore atletico o comunque è complesso subentrare?
“Dal mio punto di vista, subentrare è molto più complicato rispetto alla possibilità di lavorare già dall’inizio del ritiro estivo. Cominciando dall’avvio della stagione un preparatore ha modo di costruire progressivamente capacità fisiche, prevenzione, adattamenti e puoi costruire anche una mentalità forte. Quando si subentra, bisogna analizzare rapidamente la situazione: non si può sbagliare, perché ogni errore costa caro.
Bisogna capire il livello della squadra, i carichi già svolti e poi intervenire con equilibrio. In questi momenti, diventa fondamentale in primis l’esperienza dell’allenatore e quella dell’intero staff. Quando approdo in un club, cerco di trasmettere energia ed elettricità. Sono molto impattante. Già dal primo allenamento, provo a sviluppare una gamba nervosa e a lavorare sulla mentalità e sulle motivazioni del calciatore: per riuscire in quest’ultimo intento ci vuole una forte empatia. Il lavoro che faccio, però, non è fine a sé stesso: l’allenatore e tutto lo staff tecnico giocano una parte molto importante“.
Le tue numerose esperienze ti hanno dato modo di sperimentare una nuova metodologia di lavoro chiamata “Metodo Contestualizzato”: in cosa consiste?
“Questo metodo nasce da un’idea molto semplice. Questo “Metodo Contestualizzato” è un modello di gioco. Sempre confrontandomi e collaborando con l’allenatore e attraverso i miei studi e la mia esperienza, ho cercato di sviluppare delle esercitazioni che si avvicinassero alle richieste reali della partita. In sintesi, vado a mescolare le componenti tattiche con quelle fisiche.
Questa è una metodologia che pone grande attenzione all’intensità, alla specificità del modello di gioco e alla prevenzione degli infortuni muscolari. Grazie a questo mio modo di lavorare, ho notato che c’è una qualità di corsa intensa fino alla fine delle partite nelle mie squadre. Le squadre che ho allenato hanno quella gamba forte in più soprattutto negli ultimi dieci minuti di gara. In ogni squadra in cui vado, ai calciatori dico sempre che ci dobbiamo esaltare nella sofferenza. La fatica non la dobbiamo subire, ma la dobbiamo aggredire. Se una squadra vuole andare forte, deve allenarsi altrettanto forte durante la settimana“.
Viviamo in un mondo ormai dominato dalla tecnologia. In che modo questa influisce nel lavoro del preparatore atletico? Ha effetti anche sullo svolgimento della tua professione?
“Sicuramente. La tecnologia è un supporto. Possiamo avere una “fotografia” del calciatore. Noi abbiamo una marea di dati, ma questo, da solo, non basta. Deve essere sempre interpretato e collegato alla realtà del campo. Nel lavoro da campo, l’esperienza e la competenza del preparatore restano sempre determinanti per trasformare i dati in scelte efficaci. Non ci dobbiamo dimenticare che i calciatori non sono delle macchine, ma hanno un’anima e vivono di emozioni“.
Fonte foto profilo: Davide Boggian, fotografo ufficiale del Padova 2025/2026
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