Serie A
L’addio di Ausilio all’Inter, parla Marotta
La serata del Gran Galà del Calcio AIC alla Scala di Milano si è trasformata in un momento di chiarificazione per l’Inter; Beppe Marotta, presidente dell’Inter, ha confermato la fine del rapporto con Piero Ausilio, definendola una separazione “consensuale e amichevole”, ma non nascondendo la portata emotiva di un addio che chiude un ciclo lungo e ricco di successi.
Marotta ha parlato di una giornata che ha “sigillato il divorzio da un professionista serio, esemplare, un amico, un collega”, parole che restituiscono il peso umano di una collaborazione che ha segnato la storia recente del club.
Dietro la cornice ufficiale, però, si rincorrono da giorni le voci su un rinnovo che non avrebbe trovato la quadra. Nulla di clamoroso, nulla di esplosivo, ma abbastanza da rendere inevitabile una riflessione profonda. Marotta non ha confermato né smentito, limitandosi a ribadire che “nello sport viene sempre prima il brand della società, poi i singoli”. Una frase che, letta nel contesto, suona come la volontà di preservare l’identità del club anche quando le strade si dividono.
Il futuro immediato porta il nome di Dario Baccin, indicato da Marotta come l’erede naturale. Una scelta che non nasce dal caso: Baccin è cresciuto all’interno dell’ambiente nerazzurro, ha lavorato fianco a fianco con Ausilio e ne conosce metodi, filosofia e priorità. “È una persona di valore, che non farà rimpiangere questa scelta”, ha assicurato il presidente, sottolineando come la continuità sia un principio cardine della gestione attuale. Lo stesso principio che ha guidato la promozione di Cristian Chivu, altro tassello del mosaico che punta a rafforzare il DNA interista.
La sensazione è che l’Inter abbia scelto di cambiare senza rompere, di voltare pagina senza strappare. L’addio di Ausilio arriva con ringraziamenti sinceri e con l’augurio di una carriera ancora ricca di soddisfazioni, ma anche con la consapevolezza che alcune dinamiche interne, forse legate proprio al mancato rinnovo, abbiano accelerato un processo già in movimento. Ora tocca a Baccin raccogliere l’eredità e dimostrare che la linea della continuità può essere anche una linea di rinnovamento.
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